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PSICOLOGIA DELL'ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE

PsicoNews
 

ATTITUDINI E INTERESSI

Anna e Sigmund Freud
"La psicologia via internet è un treno già partito, baby. Puoi saltarci su o restarne fuori, ma non puoi più fermarlo!" *
* da una e-mail di Sigmund Freud alla figlia Anna

10/06/2009
attitudini e interessiAlle origini della moderna psicologia dell'orientamento, la maggior parte del lavoro veniva svolto attraverso la somministrazione di batterie di test attitudinali, per lo più collettivamente, il cui scopo era prevalentemente di osservare e misurare le attitudini dei soggetti da orientare. Successivamente, emerse la necessità di valutare anche gli aspetti meno oggettivi, quelli, cioè, più legati ai desideri individuali, e che ci consentono di concepire e strutturare il così detto "progetto di vita" per noi e per le persone che vogliamo aiutare a orientarsi. Divenne chiaro che un buon orientamento non poteva dunque prescindere dal tenere in considerazione, oltre ai fattori oggettivi, quelli più soggettivi, cioè l'aspetto complementare: gli "interessi". Per raggiungere tale obiettivo si capì che l'orientamento doveva essere un lavoro congiunto tra tutti gli enti che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo dei singoli individui, soprattutto nelle sue prime fasi, cioè genitori, educatori ed esperti della materia. Le attitudini possono essere considerate delle disposizioni naturali a far bene determinate cose. Esse non dipendono tanto dall'apprendimento, quanto da predisposizioni innate che permettono di ottimizzare l'acquisizione e l'attivazione di certe conoscenze o esecuzioni. In altre parole, le attitudini sono quelle differenze tra persone che, a parità di condizioni di partenza, vedono favoriti alcuni individui nello svolgimento di determinate attività. Un argomento molto studiato in psicologia dell'orientamento e in psicologia dello sviluppo, riguarda le relazioni tra attitudini e ambiente, e tra attitudini e intelligenza. Un errore piuttosto comune fino a non molto tempo fa, era confondere l'attitudine con l'intelligenza. E' fuori discussione che un buon livello di intelligenza generale permette di ottenere buone prestazioni in una gamma piuttosto variegata di attività, ma non si può parlare in questo caso di "attitudini" propriamente dette. E' invece molto più importante il rapporto che intercorre tra intelligenza e attitudini nella misura in cui la prima permette un precoce riconoscimento e un'adeguata coltivazione delle seconde. A riprova delle fondamentali differenze tra i concetti di intelligenza e attitudine, è stato dimostrato come persone con il medesimo livello di intelligenza, cioè con lo stesso Quoziente Intellettivo (Q. I.), ottenevano diversi livelli di prestazione nella misurazione di diverse attitudini. Rilevare e identificare correttamente la presenza di attitudini in una persona, è un passo fondamentale per poterla orientare verso un determinato campo di studi o verso un settore lavorativo. Ovviamente, un orientamento che tenesse in considerazione solo le attitudini, ignorando gli "interessi" di un individuo, potrebbe causare diversi problemi nel raggiungimento degli obiettivi formativi o professionali dell'individuo stesso. La conoscenza delle proprie capacità non può infatti garantire il raggiungimento di una meta se ad esse non è associata una sufficiente "spinta al successo" riconoscibile nel concetto di interesse, e che è fatta da elementi più strettamente connessi con la "personalità", come per esempio il sistema di valori ai quali l'individuo fa riferimento o i suoi eventuali problemi emotivi.
Gli interessi professionali sono, generalmente, un'inclinazione parziale, il caso particolare di una tendenza più generale. Secondo alcuni psicologi dell'orientamento, gli interessi sarebbero determinati prevalentemente da fattori ambientali, che influenzerebbero la loro direzione e i comportamenti di scelta, a differenza delle "tendenze" e delle "inclinazioni", che sarebbero determinate prevalentemente da fattori di tipo costituzionale e temperamentale. Altri autori sostengono che gli interessi professionali siano determinati dall'azione contestuale di molteplici variabili, che vedrebbe l'interazione non solo tra fattori di tipo innato e di tipo ambientale, ma anche di informazioni che si acquisiscono durante il processo di sviluppo, e la natura delle fonti di queste informazioni, il che spiegherebbe, secondo questo punto di vista, perchè molti figli scelgono la stessa professione del padre, e cioè perchè identificano con il lavoro paterno le qualità che durante l'infanzia e l'adolescenza vengono percepite come proprie della figura genitoriale in questione.

Enzo Artale



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