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"Il problema non è ottenere ciò che vuoi, ma capire cosa vuoi veramente."
Enzo Artale |
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| PSICOLOGIA DELL'ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE |
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| come prendere una decisione |
| 25/10/2010 |
| interventi forniti in questo ambito: |
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Perchè decidere può essere considerata un'arte? Perchè così come si può dipingere imbiancando una parete o ritraendo un paesaggio, si può "decidere" o si può decidere "bene". Normalmente non diamo importanza all'arte di decidere se non quando ci troviamo di fronte alle grandi scelte esistenziali, ma ignoriamo che per compiere bene queste ultime è necessario aver imparato i "fondamentali" esercitandoci su quelle più semplici. Non possiamo pretendere di prendere una buona decisione davanti a un importante bivio della nostra vita se abbiamo spesso sbagliato le scelte apparentemente più insignificanti. Se ci si riflette, è facile infatti giungere alla conclusione che la maggior parte delle nostre sofferenze dipende da quattro cause legate alle decisioni: decisioni sbagliate, decisioni lente, decisione affrettate, non decisioni. Diventa quindi fondamentale comprendere i meccanismi che sottendono questa attività mentale di base per cercare di avvicinarci il più possibile a una condizione di benessere psichico.
Cos'è una decisione? Chi è "l'indeciso"? Perchè a volte facciamo fatica a scegliere tra due o più alternative o non ci sentiamo abbastanza sicuri per intraprendere un certo percorso? Esiste un modo per uscire dal tunnel dell'indecisione e diventare più determinati? Per cominciare a rispondere a queste domande e altre simili è necessario innanzi tutto sapere di cosa stiamo parlando. Molti utenti del sito che mi chiedono una consulenza on line lo fanno proprio perchè si trovano di fronte a una scelta difficile. Questo approfondimento è dedicato a loro.
Cominciamo col dire che la vita stessa non è altro che una lunga, ininterrotta catena di decisioni. Anzi, iniziamo a scegliere addirittura prima della nascita! Diverse ricerche hanno infatti dimostrato che già nella vita intrauterina, nella fase fetale, siamo in grado di scegliere quali suoni provenienti dall'esterno ci sono più graditi e quali meno, manifestando il nostro consenso tramite la variazione di alcuni parametri fisiologici e motorii, come il ritmo cardiaco e la motricità della testa e degli arti. Crescere e maturare vuol dire sostanzialmente aumentare gradualmente la quantità di decisioni che prendiamo quotidianamente. Suddividiamo per comodità le decisioni in "ordinarie" e "straordinarie". Le prime sono quelle che rientrano nella quotidianità e che col tempo diventano automatiche, o quasi. Tra queste contiamo gesti normali, come la prima cosa da fare appena svegli, cosa mangiare o bere a colazione, come vestirci e così via fino alla fine della giornata, quando scegliamo da quale parte del letto dormire. Sono tutti comportamenti apparentemente acquisiti e consolidati ma, se ci si pensa bene, sono comunque frutto di decisioni, prese magari molto tempo prima e mai rimesse in discussione, ma sempre decisioni. Da quanto detto finora, cioè che "vivere è decidere", possiamo già ricavare la prima considerazione generale sulle decisioni. Applicando infatti la proprietà transitiva a questo concetto, possiamo tranquillamente affermare che decidere è vivere. Il secondo tipo di decisioni riguarda quelle straordinarie, tutte quelle decisioni cioè che trascendono la nostra normale quotidianità. Tra queste può trovarsi veramente di tutto: dalla scelta della scuola superiore alla quale iscriversi a quella se lasciare o meno il nostro partner fino a quelle che possono davvero cambiarci la vita, come per esempio accettare un buon lavoro essendo però costretti a un trasferimento in un posto lontano, con una cultura completamente diversa dalla nostra e abbandonando i nostri affetti, e via dicendo. Chiaramente quelli appena fatti sono solo esempi senza nessuna pretesa di esaustività, ma servono a introdurre la seconda considerazione generale sulle decisioni. Abbiamo infatti visto, e ognuno di noi lo può constatare quotidianamente, che la maggior parte delle decisioni, sia ordinarie che straordinarie, si riduce a una scelta tra due o poco più di due alternative. Se ci soffermiamo un attimo a pensare alla maggior parte dei nostri problemi, anche in questo caso sia quelli ordinari che quelli straordinari, noteremo poi che ancora una volta la soluzione consiste in una decisione, e di nuovo tra due o poco più di due alternative. Da questo assunto possiamo ricavare la terza considerazione generale sulle decisioni, e cioè che la maggior parte dei problemi consiste in una decisione. Da questa possiamo passare, seguendo un filo logico più che palese, alla quarta considerazione generale sulle decisioni, e cioè che nella maggior parte dei casi la soluzione di un problema consiste nella scelta tra due o poco più di due alternative. Sono certo che se farete mente locale vi accorgerete che la stragrande maggioranza dei problemi che vi hanno afflitto o vi affliggono tuttora rientra nelle regole precedentemente elencate. Possiamo a questo punto trarre la quinta considerazione generale sulle decisioni: imparare a decidere corrisponde nella maggior parte dei casi a imparare a risolvere i problemi.
Ma è possibile imparare a decidere? Tecnicamente no, nel senso che non esistono "regole" su come prendere una decisione: Le variabili soggettive da tenere in considerazione perchè si possa stilare un elenco anche minimo di norme del genere sarebbero troppe, ma conoscere le dinamiche psicologiche alla base del processo decisionale aiuta sicuramente a essere più consapevoli di ciò che vogliamo e a capire cosa è meglio per noi. Vediamo dunque quali sono queste dinamiche. Ognuno sarà poi libero di usare individualmente tale consapevolezza.
Perchè a volte decidere è (o sembra) tanto difficile? L'indecisione deriva da una dinamica psicologica che la psicoanalisi classica definisce "principio di piacere" (o "principio primario"). Secondo tale concetto, gli esseri umani sarebbero naturalmente portati a pretendere di avere ciò che desiderano "tutto e subito". Il principio di piacere sarebbe innato e perdurerebbe per tutta la prima infanzia. Sarà capitato a tutti di osservare un bambino di pochi anni di età pretendere di avere subito tutto ciò che gli piace, si tratti di un giocattolo o di una leccornia, senza tenere in considerazione nient'altro che la propria volontà. Crescendo e facendo esperienza dei primi "no" che il mondo circostante, a partire dai genitori (o almeno così dovrebbe essere!) ci impone, rinunciamo gradualmente al principio di piacere per lasciare che al suo posto si instauri il "principio di realtà" (o "principio secondario"), un meccanismo psicologico più maturo che ci obbliga a tenere in considerazione limiti soggettivi e oggettivi nella scelta dei nostri obiettivi. Ma che fine fa il principio di piacere? In realtà esso non sparisce del tutto ma rimane silente nell'inconscio. Quando ci troviamo a dover prendere una decisione "difficile", cioè tra due o più alternative ugualmente attraenti (o ugualmente repellenti) ecco che riaffiora nella persona matura il bambino che voleva tutto e subito e che spesso lo otteneva tramite capricci o altri comportamenti simili. Da questa premessa teorica possiamo ricavare la sesta considerazione generale sulle decisioni: la difficoltà di una decisione dipende dal riemergere della primaria volontà di avere tutto senza rinunciare a nessuna delle opzioni possibili. A nessuno piace infatti rinunciare a qualcosa che in qualche modo possa migliorare la propria esistenza, anche se si ha la possibilità di scegliere qualcos'altro, è un meccanismo naturale che deriva dal principio di sopravvivenza individuale connesso alla nostra parte biologica e relativo alla nostra natura animale.
Qual è la differenza tra chi decide subito e chi tentenna? Potremmo definire i primi individui "impulsivi" e i secondi "riflessivi". Potremmo anche parlare di "determinati" e "indecisi". La differenza tra un impulsivo e un determinato consiste nel fatto che il primo agisce senza pensare, si affida cioè sempre all'inconscio, poichè l'inconscio non ha mai esitazioni, i dubbi vengono solo e sempre dalla coscienza. A questo proposito è divertente notare come a volte, mentre la nostra coscienza tituba ancora, il nostro inconscio ha già preso la sua decisione e tenta di comunicarcela attraverso i canali che gli sono consentiti, come i lapsus (per esempio chiamare il proprio partner con il nome della persona che si desidera veramente), i sogni eccetera. A differenza dell'impulsivo, il determinato sa già coscientemente cosa vuole, quindi, davanti a una decisione, ha già bene in mente l'alternativa che sceglierà. I determinati sono di solito individui che conoscono sè stessi abbastanza bene, si sono "osservati", sono soggetti introspettivi e sanno quindi cosa è meglio per loro. In un certo senso sono dunque anche loro dei riflessivi, hanno una buona consapevolezza degli obiettivi che intendono raggiungere nella vita e di conseguenza, davanti alle decisioni, sceglieranno sempre l'opzione che li porterà più vicino possibile al raggiungimento dei loro traguardi. I determinati, infatti, sono giunti da soli alla settima considerazione generale sulle decisioni: la vera difficoltà non sta nel raggiungere i propri obiettivi, ma nello scegliere quelli giusti. La differenza tra riflessivi e indecisi consiste invece nel fatto che i riflessivi tendono a valutare le conseguenze delle loro scelte proiettandole nel futuro. Sono le cosi dette persone che "valutano le cose in prospettiva". Ovviamente nessuno di noi può prevedere il futuro, quindi tale valutazione sarà sempre probabilstica. Gl indecisi veri e propri sono quelli che, nonostante riflessioni e rassicurazioni ottenute da sè stessi o da altri, tendono sempre a rimandare le proprie decisioni. E' soprattutto in questi indecisi "puri" a riemergere il principio di piacere. Ovviamente bisogna distinguere gli indecisi da soggetti la cui indecisione è segno di disturbi psichici, come quando essa non è che la forma assunta da un'ossessione, ma non è questa la sede per approfondire tale argomento. Alla base dell'indecisione pura è anche quella che è possibile indicare come l'ottava considerazione generale sulle decisioni, cioè una più o meno inconscia paura di non poter tornare indietro da una decisione sbagliata. Spesso ciò che ci blocca davanti a una scelta è infatti proprio il timore di non avere altre "possibilità" nel caso in cui fallissimo il primo "tiro". Le origini di tale paura possono essere diverse e soggettive, ma di norma affondano le radici nelle prime esperienze infantili. In ogni caso, a ben vedere tale blocco non ha senso. L'unico modo per superarlo senza esitazioni sarebbe infatti dato dalla capacità di prevedere l'esito della decisione in questione, prevedere, cioè, il futuro, quindi, dato che nessuno ne è capace, non vale la pena di tentare. Ipotizzarlo invece sì, ma le ipotesi, che è comunque utile fare, restano tali e sono sempre soggette alla mutevolezza degli eventi.
Un altro importante elemento dell'arte del decidere è "l'atteggiamento" che adottiamo nei confronti delle decisioni. E' possibile infatti trovare un lato positivo in ognuna di esse, anche in quelle più difficili. Come già detto, le decisioni più difficili sono quelle tra due o più opzioni ugualmente attraenti o ugualmente repellenti. Nel primo caso, possiamo pensare che qualunque sarà la nostra decisione otterremo qualcosa di buono, nel secondo che eviteremo almeno una delle alternative che ci piacciono di meno.
Un grosso limite che riguarda quasi tutti noi, quando siamo pienamente immersi nel processo decisionale su una importante scelta, è quello che ci pregiudica la possibilità di "vedere" tutte le soluzioni possibili al nostro problema attuale. A volte una decisione ci prende, ci coinvolge, cioè, talmente tanto, da farci dimenticare tutto il resto. Quando siamo distratti da un problema al punto da restare immobili a osservarlo per capire da che parte prenderlo, come si farebbe con un oggetto che non si è mai visto prima, dimentichiamo che "fuori" dalla nostra vicenda, intorno e vicino a noi, c'è ancora un mondo fatto di persone e cose, che continua a muoversi. Per superare tale blocco decisionale a volte basta semplicemente mettere da parte per un pò il nostro problema e tornare a guardare ciò che accade intorno a noi. Così facendo, non facciamo altro che aumentare le possibilità di trovare la soluzione, cioè prendere la giusta decisione. Persone e cose che si muovono intorno a noi rappresentano infatti potenziali soluzioni o fonti di ispirazione per la nostra decisione. Cambiare le nostre abitudini, fossilizzate da giorni, settimane o mesi intorno a una decisione che non riusciamo a prendere, è molto spesso il modo più semplice e veloce per trovare finalmente il verso giusto per cominciare a maneggiare correttamente quell'oggetto sconosciuto. Lo si può fare in molti modi: facendo entrare nella propria vita un nuovo elemento per esempio, come un nuovo amico, o facendo un'esperienza mai fatta prima, o estromettendo qualcosa, decidendo per esempio di non fare più una cosa che fino a quel momento avevamo fatto solo per abitudine, o confrontandosi con un esperto, come fanno per esempio gli utenti del sito che mi chiedono una consulenza a distanza per aiutarli a decidere. Una decisione, per quanto difficile possa sembrare, non è mai la nostra ultima chance. E' vero che alcune occasioni capitano una sola volta nella vita, ma se usciamo dal tunnel dell'indecisione per fare qualcosa di nuovo, che ci possa dare una nuova prospettiva sul nostro problema, noteremo immediatamente che in realtà quell'occasione non è insostituibile, basta guardare le cose e le persone che continuano a muoversi intorno a noi per realizzare che è così. Ogni cambiamento che avviene in noi, negli altri, nella realtà che ci ruota intorno, predispone infatti tutte le variabili di cui è fatta la nostra vita secondo un nuovo ordine, creando e ricreando continuamente nuove occasioni, l'importante è non stare fermi! Da quanto appena detto possiamo ricavare la nona considerazione generale sulle decisoni: si possono anche perdere singole occasioni, ma non si perde MAI la possibilità di averne altre, diverse e anche migliori di quelle perse. In altre parole: un certo treno può anche passare una volta sola, ma l'importante è che ci sia ancora la stazione, e in una stazione, si sa, possono succedere sempre un sacco di cose. In conclusione, possiamo aggiungere che una scelta è comunque un passo avanti. Vuol dire sbloccarsi, imparare a superare le paure. Cosa impariamo non scegliendo o procrastinando una decisione a tempo indeterminato? Nulla, anzi, perdiamo solo tempo e restiamo bloccati invece di guardarci intorno o fare altre cose. Cosa impariamo decidendo? Nella migliore delle ipotesi, cioè nel caso in cui scegliamo bene, impariamo che siamo stati bravi, che abbiamo saputo soppesare i pro e i contro e che, alla fine, abbiamo avuto la giusta intelligenza e la necessaria lungimiranza che ci ha condotti alla soluzione del problema. Nella peggiore delle ipotesi, cioè decidendo nel modo sbagliato, impariamo a non fare più la stessa scelta, ma ricordando che, tranne pochissimi casi, nessuna decisione è irreversibile, e questo è vero sia per le decisioni sbagliate che per quelle giuste. Una decisione rimandata o mancata può produrre più remore o rimorsi di una decisione sbagliata. Da questo assunto consegue la decima considerazione generale sulle decisioni: è meglio decidere male che non decidere affatto.
Ricapitolando, ecco il decalogo delle considerazioni generali su come prendere una decisione:
1) Decidere è vivere.
2) La maggior parte delle decisioni, sia ordinarie che straordinarie, si riduce a una scelta tra due o poco più di due alternative.
3) La maggior parte dei problemi consiste in una decisione.
4) Nella maggior parte dei casi la soluzione di un problema consiste nella scelta tra due o poco più di due alternative.
5) Imparare a decidere corrisponde nella maggior parte dei casi a imparare a risolvere i problemi.
6) La difficoltà di una decisione dipende dal riemergere della primaria volontà di avere tutto senza rinunciare a nessuna delle opzioni possibili.
7) La vera difficoltà non sta nel raggiungere i propri obiettivi, ma nello scegliere quelli giusti.
8) Alla base dell'indecisione pura si trova una più o meno inconscia paura di non poter tornare indietro da una decisione sbagliata.
9) Si possono anche perdere singole occasioni, ma non si perde MAI la possibilità di averne altre, diverse e anche migliori di quelle perse.
10) E' meglio decidere male che non decidere affatto.
Concludo riportando un aforisma del filosofo Georg C. Lichtenberg sull'importanza dei cambiamenti:
"Non posso certo dire se sarà meglio quando sarà diverso. Ma posso dire: è necessario che cambi se deve migliorare."
Aggiungo anche il brano di un autore anonimo che riassume in maniera più poetica quanto affrontato in modo razionale in questo approfondimento. Il brano si intitola "Il dilemma":
"A ridere si rischia di apparire pazzi.
A piangere si rischia di apparire sentimentali.
A cercare gli altri si rischia di rimanere coinvolti.
A esprimere i propri sentimenti si rischia di essere respinti.
A esporre i propri sogni di fronte a tutti si rischia il ridicolo.
Ad amare si rischia di non essere corrisposti.
A continuare, pur con pronostici sfavorevoli, si rischia la sconfitta.
Ma bisogna sapere correre dei rischi
perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla.
Quelli che non rischiano nulla, non fanno nulla,
non hanno nulla, non sono nulla.
E’ possibile che evitino di soffrire,
ma non possono imparare, sentire, cambiare,
crescere od amare.
Solo chi rischia è libero."
Enzo Artale |
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