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l'Erasmus, il mio ragazzo, la mia famiglia, il mio futuro e me - 15/01/2011
domanda:

Buonasera,
vi scrivo perché sto attraversando un periodo molto negativo e non so cosa devo fare per sentirmi meglio. 
In questo momento mi trovo in xxxxxxx per un periodo di studio all'estero. L'anno scorso mi sono trasferita per iniziare la laurea specialistica ed è stato uno degli anni più belli della mia vita. Ho lavorato tantissimo, e purtroppo questo non mi ha permesso di conoscere molte persone, anche perché mi sono trasferita con il mio ragazzo e quindi non ho provato una forte spinta a conoscere altre persone (sono molto timida e anche quando sono da sola difficilmente riesco a iniziare un discorso con una persona che non conosco).
Nonostante questi problemi, ho trovato l'anno passato lì estremamente istruttivo e stimolante. Uno dei motivi per cui mi è piaciuto tanto è forse il fatto che finalmente ho lasciato la mia famiglia, con cui ho da sempre un rapporto molto difficile; inoltre i miei genitori litigano di continuo, mio padre ha avuto grossi problemi dopo essere andato in pensione, si è chiuso in se stesso (esce raramente di casa ed è solo per portare fuori il cane o fare la spesa) e ha iniziato a bere. 
Quando ho cercato qualcosa per la laurea specialistica ho trovato questo corso di doppia laurea (italo-xxxxxxxx) su un argomento che si sta sviluppando molto in questi anni e mi ha subito interessato, anche per la possibilità di andare all'estero. Ora abito a xxxxxx da xxxxxxxxx, ma, purtroppo, è stato un semestre terribile: non sono riuscita a conoscere nessuno, mentre gli altri si divertivano, io ho passato la maggior parte del mio tempo a studiare e sono uscita fuori con altre persone (oltre il mio ragazzo) solo poche volte. Inoltre, non sono stati attivati i corsi che l'università xxxxxxxx aveva promesso nell'accordo, quindi sto seguendo dei corsi su argomenti che sono stati diffusamente trattati l'anno scorso a xxxx e i professori sembrano quasi infastiditi quando cerchiamo di capire quel poco di nuovo che facciamo e vogliamo delle spiegazioni/approfondimenti. 
Nell'accordo dobbiamo sostenere 36 crediti, purtroppo non ci sono abbastanza esami per farlo, quindi al professore xxxxxxxx è venuta in mente l'idea di farci scrivere una tesi (oltre a quella che dovremo fare per laurearci) in modo da ottenere 24 crediti (oltre ai 12 in esami). Purtroppo ora sono venute fuori delle difficoltà nel riconoscimento di questo lavoro. Dal momento in cui ho scoperto questi problemi, ho avuto un blocco. La scorsa settimana non riuscivo ad alzarmi dal letto, e anche quando ci riuscivo andavo spesso a rimettermi sotto le coperte non appena potevo; un giorno ho cercato di lavorare a questo progetto con il mio ragazzo, ma mi è salita una rabbia tale che avrei voluto spaccare tutto in casa e ho solo finito con l'essere molto sgarbata con lui. Sono uscita l'altro ieri di casa per la prima volta da quando sono stata così male, e ha iniziato a girarmi la testa, mi sembrava che tutti mi guardassero, faticavo a respirare. Ora sto un po' meglio, ma al pensiero di mettermi a lavorare su quel progetto sento addosso un'ansia terribile. Ma poi penso al fatto che non posso tornare a xxxx solo con 12 crediti, perché purtroppo questo vorrebbe dire che mi laureerò con un anno di ritardo e sento di non potermelo permettere: all'inizio della mia vita universitaria sono stata iscritta xxx anni a xxxxxxxx, era il mio solito modo per dare soddisfazione ai miei genitori; penso che quei xxx anni siano stati i peggiori della mia vita: non facevo che piangere, arrabbiarmi e avevo dei momenti terribili, in cui si ripeteva acutizzato quello che ho descritto prima: difficoltà a respirare, giramento di testa, ansia e vergogna. 
La decisione di cambiare è stata sicuramente ottima, ma ora mi ritrovo in ritardo di xxx anni, rispetto ai miei coetanei e questo mi dà un senso di fallimento enorme, e l'idea di laurearmi con un altro anno di ritardo mi fa provare una tale vergogna che a volte desidero lasciare l'università e smetterla. 
Mi sono sempre impegnata, e ho ottimi voti, ma so che questo oggi non basta: come posso entrare nel mercato del lavoro a xx anni? Mi sembra che nessuno possa volermi. 
Io non so proprio cosa devo fare. 
Vi ringrazio per la vostra risposta. 
xxxxx

risposta:

Gentile xxxxx
La situazione di malessere che ha vissuto quando "tornava sotto le coperte" o la diffidenza nei confronti degli altri e la difficoltà a respirare quando poi è uscita sono con ogni probabilità la concretizzazione di una condizione di disagio psichico preesistente anche alla Sua partenza per l'erasmus. Non credo di dirLe niente di nuovo affermando che la timidezza è una conseguenza di una bassa autostima, alle origini della quale è difficile risalire tramite una consulenza a distanza. In ogni caso, da quello che mi ha detto di Lei, mi pare abbastanza in gamba, anche se pensa il contrario. Se provasse solo a essere meno timida raccoglierebbe dei successi, in campo sociale e non solo, che Le darebbero maggiore fiducia, instaurando un circolo virtuoso che La porterebbe a raggiungere obiettivi che oggi nemmeno concepisce. Come si fa a essere meno timidi? Il modo più semplice è essere sè stessi senza pensare alle conseguenze. E' il pensiero di ciò che possano pensare gli altri che La blocca. Le garantisco che nemmeno le persone che hanno più successo nella vita dicono o fanno sempre la cosa giusta.
La rabbia che prova quando tenta di mettersi al lavoro deriva da una situazione di "stallo decisionale", che deriva a sua volta da diversi meccanismi psicologici. Lei sembra infatti in bilico tra due alternative che non La attraggono particolarmente, eppure, come Le dirò tra poco, una è oggettivamente meglio dell'altra. In ogni caso, la difficoltà nel prendere una decisione dipende dall'intima convinzione che comunque sarà un fallimento. Chiamiamo questo meccanismo psicologico "impotenza appresa". Se lasciasse perdere il progetto in xxxxxxx non farebbe altro che peggiorare la situazione. E' infatti sempre meglio finire le cose cominciate, anche se non ci attraggono più come all'inizio, ed è meglio sia dal punto di vista psicologico, perchè altrimenti proveremmo un senso di fallimento molto più intenso, unito a un altrettanto intenso senso di colpa e a un fastidioso senso di inferiorità nei confronti di chi invece non ha mollato e ce l'ha fatta, sia dal punto di vista pratico. Laurearsi con due o tre anni di ritardo è praticamente la stessa cosa, almeno se lo fa a xx anni invece che a 37. L'idea della vergogna per una laurea presa a xx anni non ha oggettivamente senso, è solo un'altra conseguenza della bassa autostima, così come l'idea di non poter entrare nel mondo del lavoro a xx anni è una conseguenza dell'impotenza appresa che, ricordi, è soggettiva e, nella maggior parte dei casi, non ha nulla a che fare con la realtà. O forse è proprio la consapevolezza che terminando questo percorso dovrebbe poi affrontare una realtà che non La attrae a impedirLe di arrivare alla fine?
Consigli: per evitare la rabbia che La assale quando si rimette al lavoro, è meglio non pensare a "tutto" quello che deve ancora fare, come se dovesse farlo tutto in una volta e al massimo. Cominci e basta, senza porsi nessuna soglia minima da raggiungere. Ancora meglio sarebbe pianificare il lavoro seguendo un metodo pensato prima, poi cominciare a lavorare, ma sempre "flessibilmente". Tempi e metodi sono sempre passibili infatti di aggiustamenti in itinere, ma basandosi su esperienze simili che sicuramente avrà fatto in passato eviterà gli errori più grossolani. Strada facendo si renderà conto di aver "preso il ritmo" e arriverà alla fine spontaneamente. In ultimo, dovrebbe anche provare a fare qualcosa di diverso dalla routine. E poi, su cento volte in cui esce solo per divertirsi e stare con gli altri, quante volte lo fa senza il Suo ragazzo? In bocca al lupo.

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