Studio Virtuale di Psicologia di Enzo Artale
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dolorosa fine di una storia

consulenze psicologiche on line
"Se esiste il problema, esiste anche la soluzione." *
* Enzo Artale




data: 24/09/2009
domanda:
Gent.mo dottore,
scrivo per l'enormità dei dubbi che mi assalgono e per la grande mancanza di felicità da cui sono afflitto,dopo aver lasciato la mia compagna,con cui convivevo da x anni e ci stavo insieme da x anni. Non è mai stato il rapporto perfetto,abbiamo entrambi (più io che lei ritengo) dovuto affinare non di poco i nostri caratteri per restare insieme tutto questo tempo. La cosa certa però è che ci siamo amati moltissimo, che facevamo progetti di vita insieme, ormai già da tanto. Dopo aver scelto la casa da comprare insieme, cominciato a mettere "nero su bianco" il nostro futuro tutto è cominciato a starmi stretto:la nostra vita insieme,il nostro futuro. Facevo fatica ad accettare i suoi difetti, quali la testardaggine e la gelosia. Nello stesso tempo conosco un'altra donna, alla quale comincio a pensare praticamente sempre,pur non intrecciando alcuna relazione, se non di amicizia. Vedevo in lei tutto ciò che la mia compagna non aveva: capacità di comprensione e di dialogo, dolcezza. Tutti questi cambiamenti mi portano, subito prima dell'acquisto definitivo della nostra casa, a rompere la relazione. Le spiego dei problemi dal mio punto di vista della nostra coppia e le dico che non so se la amo ancora. Lei, ovviamente, si dispera, io cerco di accompagnarla nel dolore, di consolarla. Ma per le prime settimane non ho rimpianti. Intreccio nel frattempo una relazione con la donna che avevo conosciuto poco prima della rottura: lei, come pensavo, si rivela il mio tipo di donna: comprensiva,dolce,intelligente. Ma dopo un mese dalla fine della relazione,inizio a sentirmi profondamente in colpa,a non vivere bene la nuova storia,essendo assalito da una profonda infelicità. Quasi fatico a ricordare tutto ciò che c'era di negativo nella storia precedente,che all’epoca mi rendeva la vita difficilissima, mi vengono in mente solo i bei ricordi, lei mi manca: siamo cresciuti praticamente insieme. Sento inoltre di aver rovinato la vita ad una persona che volevo proteggere da tutto,e l'ho fatto, per anni…fino a quando non l’ho abbandonata. Insomma, sono passati 3 mesi,sto ancora con quest'altra donna,perfetta tra l'altro,ma non riesco a dimenticare la mia compagna "storica" che io stesso ho lasciato. Mi chiedo: ho fatto bene se tutto ciò mi ha portato una tale infelicità?E' senso di colpa, è amore o è solo affetto?Come posso dimenticare o superare questo dolore se non distraendomi,come già faccio ormai da mesi?E inoltre,mi pesa che di tutto il dolore che provo,la mia ex compagna non ne sa niente,in quanto io,per non darle speranze e farla soffrire di più,non ho mai riaperto alcuna porta,anzi, quando l'ho sentita recentemente,l'ho trattata con freddezza, se pur con la morte nel cuore...pensando di fare il suo bene. Insomma, dopo tante riflessioni, credo che la donna con cui sto ora sia effettivamente più "adatta" a me...ma nello stesso tempo mi viene un dubbio: non è che avrei dovuto fare di più per restare con la mia ex-compagna? Parlarle e darle una chance di cambiare dopo x anni insieme? O addirittura, se mi fa così male che lei soffra, non è che avrei dovuto restare con lei a tutti i costi, come avrei fatto, per mie convinzioni, se fossimo stati "sposati" con figli...? Spero di ricevere da Lei una risposta,sono davvero sommerso da questo mare di dubbi,emozioni,dolore e non so proprio come uscirne.
La ringrazio calorosamente. 
xxxxx


risposta:
Egr. Sig. xxxxx
Credo che la situazione che mi prospetta possa essere letta da due punti di vista. Il primo è quello delle responsabilità. E' una storia abbastanza comune, l'ho vista accadere anche a persone che conosco. Due giovani che stanno insieme fin da ragazzini arrivano finalmente alle soglie del matrimonio, quando uno dei due viene improvvisamente assalito dai dubbi e manda all'aria tutto per la grande infelicità dell'altro, dei parenti e degli amici. A volte il matrimonio viene vissuto quasi esclusivamente, o esclusivamente, come un carico di responsabilità senza nessuna gioia, e questo scoraggia qualcuno al punto da recedere da una serie di decisioni già prese e di impegni sottoscritti. Se questo fosse ciò che è accaduto a lei sarebbe un comportamento biasimevole, anche se da un certo punto di vista comprensibile. Ma non credo che questo sia il suo caso. Credo piuttosto che il secondo tipo di lettura combaci meglio con la sua situazione. In un certo senso la risposta ai suoi dubbi è contenuta, come spesso capita, nei dubbi stessi. La prima donna era la sua compagna "storica", quella con la quale ha condiviso esperienze belle e brutte, quella nei confronti della quale sente comunque di avere un debito per il tempo che le ha dedicato, da cui i sensi di colpa. Ella rappresenta l'amore "emotivo", quello che non ragiona e non fa conti. La seconda rappresenta invece l'amore "razionale". Nella seconda ha trovato caratteristiche che la prima non aveva, guarda caso proprio quelle caratteristiche che la rendono più "adatta" a lei, come se fosse stato un computer a mettervi insieme, e che le potrebbero finalmente consentire il tanto sospirato rapporto "ideale". Non mi stupirei se si fosse innamorato della seconda donna proprio perchè così diversa dalla prima. Eppure, nonostante tutto non riesce a essere felice nemmeno con la seconda. Ho l'impressione che lei sia combattto tra i due tipi di amore, quello emotivo e quello razionale, ma nessuno dei due sembra andar bene, perchè manca l'altra parte. Non starò a dirle che se il suo era amore vero non avrebbe visto i difetti o se li avesse visti avrebbe idealizzato anche quelli, sono schiocchezze da rotocalco. Ognuno di noi vorrebbe che il proprio partner fosse perfetto, senza difetti e con la giusta dose di emotività e razionalità, ma non credo di dirle qualcosa di nuovo se la informo che trovare un partner così è praticamente impossibile. Cerca forse il rapporto "perfetto"? La donna "ideale"? In tal caso credo che dovrebbe ridimensionare i suoi standard e cercare un compromesso con la realtà, il che non è necessariamente sinonimo di infelicità. Ogni scelta che facciamo ci costa, perchè ci obbliga a escludere ciò che non scegliamo, e quando le scelte sono importanti, come la persona con la quale presumibilmente passeremo il resto della nostra vita, il peso dei dubbi si fa sentire con tutta la sua gravità. Credo che lei abbia avuto paura di scegliere, semplicemente. Non c'è nulla di terribile, ma le scelte sono inevitabili. Lei si è reso improvvisamente conto che una sola donna non può darle entrambi i tipi di amore che cerca, e questo l'ha spaventata, perchè non era pronto a rinunciare a uno dei due tipi. Ovviamente, non può tenersi entrambe le donne, ma a un certo punto bisogna scegliere, non possiamo permettere ai dubbbi di paralizzarci. Non scegliere significa fermarsi, non vivere. La vita non è altro che una lunga catena di scelte. Personalmente, non credo che abbia fatto male a rinunciare al matrimonio se non si sentiva sicuro, ma credo piuttosto che una scelta più ragionata sarebbe stata quella di chiedere alla sua fidanzata una proroga, per pensare meglio a cosa fare. Sarà una lezione che le servirà per il futuro. Mi contatti nuovamente se avesse qualsiasi dubbio o volesse replicare a questa risposta. Cordiali saluti.


data: 25/09/2009
domanda:
Gent.mo Dott.Artale,
La ringrazio moltissimo per la risposta e per il punto di vista fornitomi. Desidero darle qualche altra informazione e replicare ad alcuni punti da lei evidenziati. Quando ho cominciato a vivere questo malessere dettato dai dubbi e dal senso di colpa, dopo un mese dalla rottura, ho chiesto alla mia ex di rivederci e prendere in considerazione di un faticoso "lavoro" di recupero, spiegando la cosa alla mia nuova ragazza, che mi ha capito seppur in lacrime... Beh a inizio luglio ci siamo rivisti, le ho spiegato che avevo sbagliato a non darle una "proroga", come dice Lei, siamo usciti qualche sera, abbiamo parlato, abbiamo passato del tempo insieme. Durante quei giorni ho capito di nutrire un profondo affetto per lei, ma ho capito altre due cose: dopo la mia decisione di lasciarla un mese prima erano sorte altre problematiche facilmente immaginabili: mancanza di fiducia, rancore, che peraltro sono da sempre due comportamenti tipici del suo carattere. E inoltre mentre ero con lei continuavo a pensare alla mia nuova "fiamma", a quanto fosse più "bello" stare insieme a lei. Dopo una settimana ho parlato con la mia ex spiegandole che non vedevo recuperabile il rapporto, sia per la tensione che vedevo fra noi e il rancore che sentivo in lei, senza dubbio giustificato e nato a causa mia, sia perchè non ero sicuro di amarla (ma glissando la mia nuova relazione). Insomma Dottore, mi sembrava di essere tornato indietro per fare il "crocerossino", solo perchè non riuscivo a sopportare di averla fatta soffrire in quel modo. Ma mi sono chiesto: posso vivere la mia vita basando i miei comportamenti sul non far soffrire gli altri? Insomma la scelta era: profondo altruismo, restando con lei, o profondo egoismo, lasciandola. Comportamenti per me entrambi malsani, ma senza una via di mezzo. Dopo sono ritornato dalla seconda donna, sì, può replicarmi che mi sono comportato in maniera immatura, ma dopo anni a fare ciò che "andava fatto", ho cominciato a seguire l'istinto. Sono stato felice per qualche settimana, poi, quando la mia ex mi ha contattato per sapere se stavo con un'altra, io l'ho ammesso, pensando di non aver più niente da nascondere e di potermi togliere un peso...beh, i suoi pianti e la sua disperazione, seppur erano passati  due mesi dalla rottura, mi hanno fatto sentire come se l'avessi tradita. Insomma, non l'avevo mai tradita in realtà, ma mi sono sentito comunque un traditore. Tutto questo per spiegarle che io non ho dubbi sul fatto che la donna con cui sto al momento sia la mia "anima gemella", non ho dubbi sull'amore che provo per lei. Io non sono infelice perchè manca qualcosa a lei, o perchè vorrei vedere in lei qualche altro aspetto che aveva la mia ex. Nel mio stato d'animo lei non c'entra...è l'unica cosa che va bene e che mi dà sollievo. La mia infelicità è esclusivamente conseguenza della scelta di abbandonare una persona che, seppur non credo fosse la donna che avrei voluto davvero sposare, era parte di me. Conseguenza dell'estrema sofferenza data alla persona a cui volevo più bene al mondo, un bene che aveva messo radici profondissime dopo anni, facendola diventare il mio sangue. Insomma, se sapessi che a lei non frega niente di me e che ora è felice con un'altro uomo, credo che ne sarei sollevato. Credo che solo avendo questa notizia, parte dei rimorsi sparirebbero. Un'altra parte rimarrà per sempre probabilmente, perchè come ha scritto lei, questa è la caratteristica delle scelte di vita. Il problema è che pensavo che il tempo attenuasse tale profonda tristezza, invece i mesi passano e a volte addirittura aumenta. Per questo mi chiedo: se tornassi indietro (lo so, è assurdo perchè indietro non si torna), rifarei quello che ho fatto? Cioè se la felicità per l'aver trovato la donna con cui voglio stare davvero tutta la vita viene oscurata dalla tristezza per aver ferito e spezzato i sogni di una persona a cui tengo tanto, ne è valsa la pena? Ecco qual'è il quesito che mi pongo... Ringraziandola per il tempo dedicatomi, La saluto cordialmente.
xxxxx


risposta:
Egr. Sig. xxxxx
Se non altro, la mia risposta alla sua precedente mail è servita a leggere più chiaramente la situazione, a me sicuramente, e forse anche a lei. Il punto è sempre lo stesso: non si possono raggiungere entrambi gli obiettivi. O sceglie di stare con la sua attuale compagna, o torna indietro. Ma tornare indietro, come lei stesso ha già capito, di solito è solo controproducente. Non credo che si possa stare per sempre con una persona solo per non farla soffrire se non la si ama profondamente e convintamente. Allontanarsi da una persona che si ama provoca una condizione simile al lutto, forse peggiore, perchè nel lutto causato dalla morte almeno si sa che quella persona non c'è più e ha smesso di soffrire. In ogni caso, come il lutto "normale", anche il lutto da separazione è destinato a passare, è solo questione di tempo, inoltre lei ha il vantaggio di aver trovato una persona che la ama e che la capisce, il che la aiuterà a elaborare la perdita della sua prima fidanzata. Cordiali saluti.


domanda:
Grazie mille dott. Artale,
è proprio così, come un lutto (la mia ex quando mi chiamava dopo averla lasciata me lo diceva: "è peggio di un lutto"). Ma, come dice Lei, ci sono delle caratteristiche che lo rendono peggiore, almeno per come lo vivo io: l'altra persona soffre ancora, ma, aggiungerei, per colpa mia...ed il problema nel mio stato d'animo forse sta proprio in questo punto, che la scelta è stata mia: è un lutto, una morte provocata da me. E' questo che mi turba, non tanto la scelta, che razionalmente è stata corretta, ma le conseguenze di essa su altre persone, tutte a me vicinissime (la mia ex compagna e la sua famiglia). La ringrazio ancora Dottore, non potrò fare altro che aspettare, sperando che il tempo, come dice lei, curi le ferite, soprattutto di lei. Le mie guariranno di conseguenza.
Cordiali saluti,
xxxxx


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