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ultimo aggiornamento: 08/03/2010 - consulenze on line |
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PSICOLOGIA GENERALE |
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Sono diverse le figure professionali che operano a vario titolo nel campo della salute mentale. È importante saperle distinguere, conoscere anche a grandi linee la loro formazione e i loro ambiti di intervento. Quelle che seguono sono linee-guida essenziali per saperci orientare in un mondo che può non risultare sempre chiaro ai non addetti ai lavori, e per evitare di sprecare tempo e denaro rivolgendoci al professionista meno adatto al nostro problema. Se siete in dubbio, potete fruire del servizio di "orientamento alla terapia" tramite questo sito seguendo le indicazioni in questa pagina. |
25/08/2009 |
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addirittura a migliorarlo, mentre quelle che svolgono attività di tipo più meccanico o a livello intepersonale, tendono a volte a presentare un declino del rendimento. Il luogo e l'epoca in cui si nasce e si cresce tendono sempre a incoraggiare lo sviluppo di abilità adatte a soddisfare le esigenze che sono loro proprie. Nell'intero ciclo di vita, tali esigenze saranno diverse in base alla fase di sviluppo che si attraversa, dalla prima infanzia alla vecchiaia. Le ricerche dimostrano che, nell'età adulta, l'incremento o il declino dei punteggi ai test d'intelligenza con l'aumentare dell'età dipendono in gran parte dalle esperienze che l'individuo fa in quegli anni, e dal rapporto esistente tra queste esperienze e le funzioni comprese nel test.
Il concetto di "intelligenza" dovrebbe essere considerato come un concetto descrittivo anziché esplicativo. L'intelligenza non è infatti un'unica abilità unitaria, ma un insieme di diverse funzioni. Il termine "intelligenza" serve a designare una combinazione di abilità necessarie per la sopravvivenza e per il progresso in una determinata cultura. Da ciò deriva che le specifiche abilità comprese in tale combinazione, al pari del loro peso relativo, variano a seconda del tempo e del luogo. In culture diverse, e nell'ambito delle medesima cultura in periodi storici diversi, i requisiti per riuscire saranno diversi. Il fatto che la composizione dell'intelligenza è soggetta a mutamento appare evidente anche nell'arco della vita dell'individuo, dall'infanzia all'età adulta. La sua abiltià relativa aumenterà, con l'età, in quelle funzioni che la sua cultura o sottocultura valuta maggiormente, e diminuirà in quelle funzioni che perdono via via d'importanza. Un aspetto controverso relativo alla natura dell'intelligenza riguarda la sua ereditabilità. Un indice di ereditabilità è quell'indice che indica in quale proporzione i fattori genetici, o ereditari, contribuiscono alla varianza totale di un dato tratto in una certa popolazione nelle condizioni attuali. Gli indici dell'ereditabilità dell'intelligenza sono stati calcolati in vari modi, ma i dati essenziali per il loro calcolo sono sempre misure della rassomiglianza tra i componenti della famiglia in rapporto al tratto considerato. Un procedimento utilizzato di frequente consiste nel confrontare i risultati ai test di intelligenza di gemelli monozigoti (identici) e di gemelli eterozigoti (fratelli). I confronti vengono fatti anche tra gemelli monozigoti allevati insieme e tra gemelli monozigoti cresciuti in famiglie diverse. Nell'interpretare le stime dell'ereditabilità si devono tener presenti parecchi concetti. Innanzi tutto, i dati empirici sulle rassomiglianze con gli altri membri della stessa famiglia sono soggette a una certa distorsione dovuta all'impossibilità di valutare i contributi dei fattori ambientali. Per esempio, è provato che i gemelli monozigoti hanno in comune un ambiente molto più simile di quanto non l'abbiano i gemelli eterozigoti. Un'altra difficoltà sta nel fatto che le coppie di gemelli allevati separatamente non sono assegnate in modo casuale alle diverse famiglie, come richiederebbe un esperimento in condizioni ideali, bensì l'affidamento alle famiglie viene fatto tenendo conto delle caratteristiche del bambino e della famiglia che lo dovrà allevare. Da ciò deriva la probabilità che gli ambienti delle case in cui vengono allevati i gemelli delle varie coppie siano sufficientemente simili, il che spiegherebbe in parte la correlazione tra i gemelli ai test. Esistono inoltre prove secondo le quali non è possibile generalizzare i dati sui gemelli in fatto di ereditabilità alla popolazione in generale, a causa della maggiore sensibilità dei gemelli ai traumi prenatali che portano a forme gravi di ritardo mentale. L'inclusione di simili casi gravi di ritardo mentale in un campione può fare aumentare sensibilmente la correlazione tra i punteggi dei gemelli ai test di intelligenza. Indipendentemente dalla discutibilità dei dati, gli indici di ereditabilità presentano altri limiti, per esempio, ai fini della determinazione dell'eziologia del ritardo mentale di un dato bambino, l'indice di ereditabilità non sarebbe di alcun aiuto. A prescindere dalle dimensioni dell'indice di ereditabilità nella popolazione, il ritardo mentale del bambino potrebbe essere la conseguenza di un difetto genetico, di un danno cerebrale prima della nascita o di una estrema mancanza di esperienze normali. In secondo luogo, gli indici dell'ereditabilità si riferiscono alla popolazione per la quale sono stati calcolati in un dato momento. Qualsiasi cambiamento dell'ereditarietà o delle condizioni ambientali modificherebbe quindi l'indice di ereditabilità. Inoltre, l'indice calcolato nell'ambito di un'unica popolazione non serve per analizzare le differenze della prestazione ai test tra due popolazioni quali, per esempio, due gruppi etnici distinti. In ultimo, l'ereditabilità non indica la misura in cui un dato tratto potrà essere modificato. Anche se l'indice di ereditabilità relativo a un tratto di una data popolazione è pari al 100%, non significa che il contributo ambientale è del tutto privo d'importanza. Le ricerche hanno permesso di compiere alcuni passi in avanti nell'individuazione delle caratteristiche proprie degli ambienti che accelerano o rallentano lo sviluppo dell'intelligenza. Sostanziali modifiche della struttura familiare, forti aumenti o diminuzioni del reddito familiare, l'adozione da parte di una famiglia o la partecipazione a programmi di istruzione prescolastica possono far migliorare o peggiorare le prestazioni ai test d'intelligenza in misura significativa. Le caratteristiche salienti dell'ambiente nel quale si vive possono costituire dei buoni predittori dei risultati di un soggetto ai test. Si può inoltre affermare che la composizione stessa dell'intelligenza può risultare modificata dalle esperienze individuali. Con l'avanzare dell'età, l'insieme delle capacità dell'individuo tende a mutare in funzione dello stimolo che egli riceve dall'ambiente a sviluppare alcune abitudini e a lasciarne atrofizzare altre. Ricerche analitiche sui fattori dell'intelligenza hanno dimostrato che le differenze per quanto riguarda le esperienze possono influire non solo sul livello della prestazione raggiunto nelle varie capacità, ma anche sul modo in cui l'intelligenza si diversifica nei tratti individuabili. I dati empirici dimostrano che il numero e la natura dei tratti o delle capacità possono mutare con il tempo e che possono differire da una cultura o sottocultura all'altra. Si può quindi concludere che, in qualsiasi momento della vita, l'intelligenza di una persona costituisce il prodotto finale di una lunga e complessa sequenza di interazioni tra l'ereditarietà e i fattori ambientali. Dato che esiste la possibilità che nuovi fattori possano interagire con quelli già attivi in qualsiasi punto di tale sequenza, e dal momento che ogni interazione determina a sua volta l'orientamento di quelle successive, la gamma dei risultati possibili si allarga sempre più. Pertanto, il legame tra il patrimonio genetico ereditato dal soggetto e le caratteristiche del suo comportamento è altamente indiretto e complesso. |
22/05/2009 |
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21/05/2009 |
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ricerche compiute da diversi autori e in diverse epoche, da un minimo di 2 a un massimo di più di 200. Altrettanto diffusa tra gli studiosi dell'intelligenza è la convinzione che esista una correlazione tra intelligenza e personalità. Per la precisione, tali studiosi sostengono che la prima è parte integrante della seconda, la quale non potrebbe essere studiata a prescindere dalla prima. E' noto come, per esempio, emozioni come l'ansia influiscano sulle prestazioni "cognitive", come per esempio le risposte date ai test d'intelligenza o agli esami universitari o di altro genere. Non è dunque improbabile che, come le emozioni influenzano l'intelligenza, possa succedere anche l'opposto, cioè l'intelligenza ci induca a interpretare le emozioni in modo differente tra individuo e individuo e di volta in volta.
Provate a mettere alla prova la vostra intelligenza con i "giochi per pensare" dell'area test. Se volete invece saperne di più sullo sviluppo delle capacità cognitive, leggete gli interventi presenti nell'area sulla psicologia dello sviluppo. |
02/02/2008 |
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Alcune semplici istruzioni per ricordare i sogni.
Molte persone si lamentano di “non sognare”. Da quanto detto nelle due precedenti parti di questo articolo dovrebbe risultare chiaro che tutti siamo capaci di sognare, anzi, salvi i casi di specifici disturbi del sonno, tutti lo facciamo. Di conseguenza, l’affermazione di “non sognare”, o non esserne capaci, dovrebbe essere corretta in qualcosa di più simile a “non sono capace di ricordare i miei sogni”. Come già spiegato, i sogni sono pensieri, e, come tali, soggetti agli stessi meccanismi di dimenticanza, o “oblio”. La prima parte dell’articolo spiega le ragioni fisiologiche dell’oblio dei sogni, la seconda quelle psicologiche. Qui posso aggiungere che Freud, in anticipo di circa mezzo secolo su quanto la moderna ricerca fisiologica sui sogni ha concluso, stabilì che quando si ha l’impressione, al risveglio, di aver sognato molto durante la notte, ma di tutti quei sogni non si ripresentano alla memoria che pochi frammenti sparsi, la verità è la prima, ed è stata la censura a cancellare il resto dei sogni che non si ricordano. Egli spiegava tale dimenticanza come ultimo tentativo della censura di impedirci il ricordo dei sogni, quindi l’accesso ai pensieri latenti che li determinano, fungendo in questo caso da “resistenza”. Tale considerazione si fonda sul principio, valido anche per i pensieri della veglia, secondo il quale non ricordiamo ciò che “non vogliamo” ricordare per un motivo non immediatamente accessibile alla coscienza. Se si chiede a qualcuno di raccontare ripetutamente lo stesso sogno, raramente verranno usate le stesse parole. Questa era, secondo Freud, la prova definitiva che la rievocazione del sogno è in realtà un processo psichicamente determinato, non oggettivo, e orientato dalla censura all’impedimento della rievocazione. Se però ci sono alcune parti del sogno sulle quali ci si sofferma, o si hanno maggiori dubbi, soprattutto se vengono ritenute le meno importanti, è con ogni probabilità dietro a queste che sono celati i significati più importanti del sogno dal punto di vista emotivo. Se al dubbio su un elemento si aggiunge anche la considerazione che in fondo non era nemmeno poi tanto importante, allora si può esser certi che dietro quell’elemento si nasconde un importante contenuto dei pensieri latenti che hanno determinato il sogno. L’oblio dei sogni sarebbe quindi l’esito di tale processo psichico, e non una semplice dimenticanza. Per quanto possa sembrare banale, è utile sottolineare che il momento migliore per ricordare i sogni è proprio il risveglio, se è poi immediatamente successivo al sogno, il ricordo sarà pressoché perfetto (vedi la prima parte dell’articolo). A volte, appena svegli abbiamo l’impressione di ricordare perfettamente il sogno che abbiamo avuto la notte precedente, ma se lasciamo passare alcune ore, quando cerchiamo di richiamarlo, noteremo che quanto eravamo convinti di sapere è gradualmente svanito. Per esperienza personale, posso affermare che il modo migliore per ricordare un sogno anche dopo alcuni giorni è “ripeterlo” mentalmente subito dopo il risveglio, esattamente come si fa con una lezione scolastica o universitaria appena ascoltata dal professore, riviverlo cioè, “ripassarlo” almeno una volta. Ma il modo migliore per ricordare i sogni resta quello di interessarsi all’argomento. Freud stesso lo aveva già dedotto durante la prima stesura “dell’Interpretazione Dei Sogni”. Prestare attenzione in generale all’argomento “sogni”, e in particolare ai propri, ne facilita indubbiamente il ricordo. Ancora una volta posso confermare tali considerazioni per esperienza diretta. Tra le stesure delle diverse parti di questo articolo ho infatti sospeso temporaneamente il mio interesse verso l’argomento per seguire altri impegni. In tali periodi di intermezzo ho notato che i ricordi che avevo dei miei sogni diminuivano in quantità e qualità, per tornare a essere più completi, dettagliati e vividi quando ricominciavo a scriverne. Segnalo infine una tecnica specifica per migliorare la capacità di ricordare i propri sogni. Non l’ho provata personalmente, ma, se dovessero fallire i suggerimenti di cui sopra, si può sempre tentare: la tecnica consiste nell’appuntare, ogni mattina, immediatamente dopo il risveglio, prima di fare qualsiasi altra cosa, i primi pensieri che ci vengono in mente. Mettete quindi un blocco note e una penna, o un registratore, se preferite, sul comodino prima di andare a letto. Dopo alcuni giorni o poche settimane al massimo dovreste riuscire a ricordare i sogni fatti la notte precedente con meno difficoltà. Tale tecnica richiama da vicino quella delle “libere associazioni”, di cui parlerò nel seguito di questa parte dell’articolo, e sulla quale è fondata la psicoanalisi. Alcune semplici istruzioni per interpretare i sogni. Interpretare un singolo sogno può richiedere molti tentativi, e per arrivare a interpretare completamente un sogno è necessaria molta esperienza, tenendo sempre in considerazione che in realtà non si può mai esser certi di averlo interpretato fino in fondo. Anzi, Freud stesso ammetteva che durante l’interpretazione di una consistente quantità di sogni, si arriva a una sorta di punto nel quale sembrano aggrovigliarsi confusamente molti e indefinibili pensieri onirici, ciò che egli chiamava “ombelico del sogno”. Per questi e altri motivi, le indicazioni per l’interpretazione dei sogni che darò riguarderanno solo i propri sogni, poiché interpretare i sogni altrui senza un’adeguata formazione teorica e pratica può essere controindicato sia per il sognatore che per l’interprete. Non è inoltre da sottovalutare il vantaggio che ne consegue, e cioè che più si conoscono i propri sogni e più diventa facile interpretarli, poiché tramite essi conosciamo meglio noi stessi, la nostra personalità e anche il nostro inconscio, che non è affatto poco, quindi i contenuti ci diventano più familiari con l’esercizio, ma commetteremmo un grave errore se generalizzassimo e cominciassimo a interpretarli automaticamente, sempre in virtù dei principi sul funzionamento dei sogni che ho già esposto. Imparare a interpretare i propri sogni, dunque, risulterà nella peggiore delle ipotesi un buon esercizio introspettivo. Innanzi tutto bisogna lasciare che la descrizione del sogno segua le parole spontanee con le quali si comincia a raccontarlo, poiché la formulazione verbale del sogno è essa stessa un brano della rappresentazione onirica. È meglio inoltre cominciare con le “libere associazioni” sempre dagli eventi del giorno precedente che hanno dato spunto al sogno. Si parte dagli elementi del sogno manifesto e si registrano tutti gli altri elementi che incidentalmente vi si congiungono. Sono proprio gli elementi del contenuto manifesto apparentemente meno importanti quelli che creano i collegamenti più significativi con gli elementi sottostanti del contenuto latente. Freud suggeriva di cominciare l’interpretazione proprio da quelle parti descritte dal sognatore come meno importanti, sulle quali mostra maggiori resistenze o maggiori dubbi e cambiamenti di termini usati per la descrizione. Quando, nel ricordo ripetuto di un sogno, emerge una parte prima dimenticata, con ogni probabilità quella è la parte più importante, ai fini dell’interpretazione, del sogno stesso. Un’incongruenza nel racconto di un sogno è un ottimo indicatore di un punto di partenza per l’interpretazione, come accade per esempio nel film “Matrix”, quando, nella realtà virtuale in cui i protagonisti sono proiettati, un “déjà vu” indica un’imperfezione del programma che gestisce tale realtà, che potrebbe essere paragonata a un sogno controllato. Una regola fondamentale, come per altro già detto, che tornerà molto utile nell’interpretazione dei sogni, è che il tema sottostante alla maggior parte dei sogni nelle persone adulte è quello sessuale, poiché nessuna pulsione è mai stata repressa durante l’infanzia in noi tutti come quella sessuale, quindi è quella di cui rimane nell’inconscio il maggior numero di desideri insoddisfatti, i quali approfitteranno di ogni distrazione della coscienza per riemergere. Un’altra importante regola da ricordare è che, come sosteneva Freud, nel sogno ha luogo una totale trasmutazione di tutti i valori psichici, cioè le cose meno importanti vengono rappresentate come le più importanti e viceversa, perciò è indispensabile un accurato lavoro di interpretazione per comprenderne i reali pensieri sottostanti. A volte, inoltre, i sogni rappresentano un pensiero raffigurandolo, per contrasto, col suo esatto opposto. Tutti i sogni della stessa notte sono di norma determinati dallo stesso insieme di pensieri. L’essere staccati l’uno dall’altro, e l’ordine nel quale si presentano, ha un significato che può emergere dalla interpretazione, ma una regola generale è che la censura si allenta man mano che si fanno più sogni nella stessa notte, cioè il primo della serie sarà quello sul quale il lavoro onirico avrà esercitato la sua maggiore azione, mentre l’ultimo sarà quello il cui contenuto manifesto somiglierà di più al contenuto latente. Di solito, infine, in ogni sogno è presente una sorta di centro, una parte ritenuta più importante delle altre: è in essa che normalmente avviene l’appagamento del desiderio. Talvolta gli interpreti dei sogni alle prime armi pensano di aver risolto un sogno quando riescono a spiegarlo individuando le associazioni tra gli elementi manifesti del sogno e quelli latenti, ma Freud diceva che spesso c’è un secondo livello di interpretazione, un livello superiore, al quale è più difficile arrivare, ed è proprio quello dei desideri repressi provenienti dall’inconscio. Introduzione alla tecnica delle “libere associazioni”. E’ il metodo terapeutico normalmente usato nella psicoanalisi ortodossa, e consiste nel chiedere al paziente, o a sé stessi nel caso dell’autoanalisi, di comunicare qualsiasi cosa gli venga in mente, poi altro, poi ancora, finché si formeranno delle associazioni, libere, appunto, poiché composte da elementi che sono (solo apparentemente) incoerenti tra loro. Si può fare chiudendo gli occhi o meno. Quando l’analista ha raccolto una sufficiente quantità e qualità di questi elementi, propone una sua interpretazione psicodinamica del loro significato. Tale interpretazione darà luogo a un’altra serie di pensieri da parte del paziente, che l’analista chiederà di continuare ad associare ad altri pensieri che emergeranno spontaneamente alla sua coscienza, e così via. A volte il paziente proverà delle difficoltà nel continuare ad associare liberamente i suoi pensieri, in questo caso si parla di “resistenze”, che hanno un importante valore dal punto di vista psicoanalitico, poiché è normalmente dietro le resistenze che si nasconde il materiale psichico più significativo ai fini della interpretazione. Bisogna chiarire che per “resistenza” in psicoanalisi si intende qualsiasi cosa che disturbi la continuazione del lavoro. L’obiettivo è quello di raggiungere il nucleo originario dei pensieri che generano il disagio o la psicopatologia nel paziente, il quale, trovandovisi finalmente davanti, potrà dare inizio a un graduale processo di guarigione tramite una sana “elaborazione” e la corretta “integrazione” dei pensieri stessi. Il sogno e la sua interpretazione sarebbero per Freud la migliore forma di applicazione di questa tecnica. Sogni tipici. Con questo argomento ci avviciniamo alla simbologia onirica vera e propria. I “sogni tipici” prendono questo nome perché basati su elementi simbolici “tipicamente” usati da molte persone per rappresentare solitamente le stesse cose. Freud decise di elaborare il sistema dei sogni tipici come metodo ausiliario di interpretazione dei sogni, laddove il metodo principale, quello delle libere associazioni, non poteva essere usato, per esempio nel caso in cui non si disponeva della presenza del sognatore. Ho già accennato ad alcuni sogni tipici nella seconda parte dell’articolo; in questa parte ne sarà approfondita la spiegazione e ne saranno esaminati degli altri. Uno dei sogni tipici descritti da Freud è il sogno di imbarazzo per la propria nudità, spesso accompagnato dall’indifferenza delle altre persone presenti nel sogno, quando si vorrebbe fuggire o nascondersi ma ci si scopre vittime dell’impotenza nel fare entrambe queste cose, provando pena e vergogna. Alla base del caso in cui non si provi vergogna sarebbero ricordi infantili, l’unico periodo della nostra vita in cui siamo visti nudi da altri, anche estranei, senza provare nessun imbarazzo. Secondo Freud i sogni di nudità sono sogni di esibizione. Il caso in cui si prova vergogna è di più difficile interpretazione. Di solito in esso interviene la rimozione, e la sensazione penosa sarebbe il risultato del rifiuto della censura del contenuto esibizionistico del sogno, e ciònondimeno nel sogno rappresentato. Un significato spesso presente intrinsecamente in questo tipo di sogno è il conflitto di volontà, il No, reso tramite lo scontro tra le volontà dell’inconscio e dei suoi ricordi infantili e della censura che vorrebbe impedirne la rievocazione. Il sogno della partenza è legato al tema della morte. Perdere il treno, o un altro mezzo di trasporto, è invece spesso una consolazione che tempera l’angoscia della paura della morte, un modo per consolare il sognatore tranquillizzandolo che non morirà. Il sogno tipico forse più diffuso è il sogno d’esame. In questo sogno ci si ritrova normalmente in una situazione in cui bisogna sostenere un esame o una prova importante. Di solito si tratta di un esame già sostenuto nella realtà, e altrettanto solitamente nella realtà già superato. Nel sogno, invece, tale esame risulta particolarmente difficile se non impossibile da superare. La normale reazione al risveglio dal sogno d’esame è ricordare, con grande sollievo, che l’esame del sogno è già stato sostenuto e superato nella realtà. L’angoscia che si accompagna al sogno d’esame, che di solito si ha in prossimità di una prova simile cui ci si sta per sottoporre nella realtà, e con la possibilità, in caso di fallimento, di fare una brutta figura, viene scelta tra quelle in cui in passato siamo incorsi realmente, e che però sono risultate ingiustificate, poiché la prova venne superata, rendendo infondata l’angoscia stessa. Come dicevo, il sogno d’esame si verifica di solito quando la vita ci sottopone a un esame, una prova, una importante responsabilità. È un modo per tranquillizzare il sognatore, in quanto gli offrirebbe una forma di consolazione, ricordandogli come in altre occasioni abbia provata la stessa angoscia per delle prove che temeva, poi superate brillantemente, suggerendogli quindi di non aver paura; è sostanzialmente un sogno di fiducia in noi stessi, di incoraggiamento. Dal punto di vista interpretativo, secondo Freud in questi casi vengono in noi rievocati i timori di fallimento e di conseguenti punizioni tipici dell’infanzia, come nel caso della disubbidienza all’autorità dei genitori. L’analisi a un livello più profondo indicherebbe la presenza, nel contenuto latente, di un rimprovero verso noi stessi, che, nonostante il tempo e l’età, ci dedicheremmo ancora a queste “ragazzate”, dietro alle quali, ancora una volta, si celerebbero ripetizioni di atti sessuali reprensibili, come la masturbazione. Personalmente posso citare un sogno d’esame che ricorre ogniqualvolta devo affrontare una prova che ritengo particolarmente importante. In questo sogno mi vedo proiettato indietro nel tempo, al momento in cui mi mancavano ancora tre o quattro esami alla laurea, e sono particolarmente preoccupato perché non riesco a reperire il materiale necessario per prepararli. Ovviamente nella realtà non è successo niente di tutto questo. Il sogno di controdesiderio è invece un sogno nel quale ci si nega qualcosa che si desidera. Le cause possono essere molteplici: una è quella di voler dar torto a tutti i costi all’analista, dimostrandogli con un sogno di controdesiderio che le sue conclusioni sui sogni, e cioè che rappresentano l’appagamento di un desiderio, sono errate, quindi, in realtà, in un certo senso anche questi sono sogni di desiderio. Un’altra riguarda la sfera delle pulsioni. Nella costituzione sessuale di molte persone, esiste una componente masochistica che è il risultato della trasformazione nel suo opposto della componente aggressiva, sadica. In questo caso si parla di “masochismo ideale”, dato che le persone che ne sono portatrici provano piacere nell’umiliazione e nella sofferenza psicologica più che in quella fisica. Anche in questo caso, nonostante i sogni possano essere angosciosi, si ritrova il criterio del sogno come appagamento di un desiderio, anche se quello della sofferenza. Il sogno della morte di persone care, solo quando accompagnato da dolore, significa il suo esatto contrario, cioè il desiderio che quelle persone muoiano. Potrebbe anche essere successo che una sola volta, nell’infanzia, si sia sinceramente augurata la morte a quelle persone. Per quanto detto finora sui meccanismi del sogno, dovrebbe essere chiaro come tanto basti per giustificare questo sogno tipico. Ciò è particolarmente vero per quanto riguarda i sogni dei bambini in cui muoiono i fratelli minori, verso i quali, secondo Freud, vi sarebbe molta più ostilità di quanto la nostra morale di adulti sia disposta ad ammettere. Un altro sogno tipico cui ho già accennato è il sogno di stare sognando, quando, cioè, si ha l’impressione netta, nel sogno, che si sia appena finito di sognare, pur continuando a sognare. Questo sogno è di norma diviso in due parti, nella seconda delle quali si produce la considerazione che ciò che è accaduto nella prima in fondo “è solo un sogno”. È un sogno tipico abbastanza raro, personalmente, che io ricordi, l’ho avuto una sola volta. Dal punto di vista interpretativo, Freud concludeva che l’obiettivo della considerazione “è solo un sogno” è di sminuire ciò che si è sognato appena prima. Tornando al principio imprescindibile per il quale il sogno è la rappresentazione di un desiderio appagato, ciò che si continua a sognare nel sogno di stare sognando, dopo l’impressione del risveglio, è ciò che il desiderio del sogno vuol porre al posto della parte eliminata nella prima parte del sogno, quella che viene successivamente svalutata. È lecito supporre che il desiderio, in questo caso, consista nel fatto che ciò che è raffigurato nella prima parte del sogno non sia mai accaduto. La funzione di custodire il sonno è in questo sogno tipico ancora più evidente che negli altri sogni. Quando infatti si propone alla coscienza un sogno ansiogeno, la censura le dice di lasciar perdere e di continuare a dormire, tanto “è solo un sogno” e non vale la pena svegliarsi per quello. Da queste premesse Freud giunge alla conclusione che durante il sonno e il sogno siamo sempre perfettamente consapevoli di stare dormendo e di stare sognando. Un particolare sogno tipico, infine, è l’incubo. L’incubo rappresenta il caso estremo di sogno d’angoscia. Quando in un sogno la quota d’angoscia raggiunge livelli insopportabili, ecco che la censura ordina alla coscienza di risvegliarsi, soprattutto quando vede come inevitabile la conclusione del sogno. In questo caso si tratta di un desiderio il cui appagamento sarebbe troppo ansiogeno, e, del resto, la censura non ha le difese necessarie e sufficienti per deformarlo al punto da renderlo sopportabile. Qualcosa di simile accade anche durante la veglia con alcuni sintomi psicopatologici. Non è del resto improbabile incontrare un’alta percentuale di soggetti affetti da psicopatologie tra le persone che soffrono normalmente di incubi. La simbologia onirica. Prima di passare alla descrizione dei simboli onirici è necessario premettere che la simbologia è sempre relativa. Determinati elementi presenti nel contenuto manifesto di un sogno corrispondono di norma a determinati elementi presenti nel contenuto latente dello stesso, ma, come per ogni regola, esistono delle eccezioni anche in questo caso. Bisogna infatti tenere in considerazione due aspetti: a) il contesto culturale e b) la personalità di chi sogna. I sogni attingono a piene mani dalla cultura popolare del sognatore, dai modi di dire di quella particolare cultura, dalla lingua, dai proverbi, dalle leggende, dalle battute e dal folclore locale in genere. Un simbolo onirico che in una cultura significa normalmente una cosa, in un’altra ne potrà significare tutt’altra. La simbologia dei sogni elaborata da Freud risente pesantemente, come ci si potrà rendere conto andando avanti nella lettura, di questo aspetto. Per quanto riguarda invece il secondo aspetto, bisogna ribadire che non sono mai esistite, e con ogni probabilità non esisteranno mai, due personalità identiche in tutto il mondo. Ciò vuol dire che, seppure di poco, lo stesso simbolo onirico, sognato da due o più persone anche appartenenti alla stessa cultura, potrebbe non necessariamente significare la stessa cosa per tutte le persone che lo sognano. Non si può interpretare obiettivamente un sogno senza tenere in considerazione questi due aspetti. Sottovalutarli sarebbe un grave errore, anche quando possiamo essere sicuri che un simbolo che abbiamo sognato significhi inequivocabilmente una certa cosa. La regola forse più importante da ricordare nell’interpretazione dei sogni, è che non bisogna mai dare niente per scontato. Di seguito elenco i simboli onirici così come sono stati elaborati da Freud in base alla sua vasta esperienza: Imperatore e imperatrice, re e regina, militari, autorità in genere o personaggi molto importanti di solito rappresentano i genitori, mentre principi e principesse i figli. L’organo genitale maschile, il pene, è di solito rappresentato da diversi simboli: tutti gli oggetti allungati, come bastoni, o acuminati, come coltelli; il cappello da donna; la cravatta, oltre che per la forma, anche per la possibilità di scegliere quella che piace di più, come in realtà si vorrebbe fare col pene (uomini che usano spesso questo simbolo in sogno nella realtà ne fanno sfoggio e talvolta ne sono dei collezionisti); arnesi e strumenti di lavoro in genere per la loro infaticabilità e potenza; paesaggi, soprattutto se presenti ponti o montagne boscose; animali di forma allungata o oblunga, soprattutto il serpente; il naso, che infatti viene spesso raffigurato come peloso; il numero tre; persone; la cappella di una chiesa; l’ombrello, per il suo modo di aprirsi; i bambini, per il modo in cui spesso ci si riferisce loro con vezzeggiativi. Bisogna aggiungere che rappresentazioni in sogno di demoni o personaggi cattivi con mantello e cappuccio hanno di solito natura fallica; oggetti che si allungano all’infinito rappresentano l’erezione; picchiare un bambino o lavarlo o comunque toccarlo è masturbazione; il vaso è in generale un simbolo maschile. L’organo genitale femminile, la vagina, è di solito rappresentato da paesaggi o da una montagna, come simbolo del “monte di venere”. Stretti sentieri contornati da case, o sentieri viscidi, rappresenterebbero la vagina nei sogni femminili a contenuto erotico. L’utero è invece di solito rappresentato da oggetti cavi, case, navi e simili, e tutti i tipi di recipienti. La donna, la femminilità, sono rappresentate di solito dalla valigia, dalla scatola, dal legno o da una vallata. Gli organi genitali, in generale, possono essere rappresentati dal volto, come conseguenza della trasposizione dal basso verso l’alto, ma anche da altre parti del corpo. “Sotto”, inteso come indicazione di direzione, si riferisce di solito ai genitali, “sopra” al volto, alla bocca e al petto. I parenti in generale significano organi genitali, più specificamente le sorelle i seni, i fratelli gli emisferi cerebrali. La casa rappresenta di solito il corpo nella sua totalità, mentre le varie parti della casa i singoli organi. A volte singole parti del corpo sono rappresentate da singole parti della casa. Le stanze di una casa, soprattutto se descritte come “aperte” o “chiuse”, corrispondono a donne. La stanza da letto è la sposa; mura lisce sono gli uomini, infatti nell’angoscia di alcuni sogni talvolta ci si aggrappa alle “sporgenze” delle case; tavole, imbandite o meno, e assi, sono, per contrasto, le donne. Tavola e letto insieme rappresentano il matrimonio. Passare, fuggire in mezzo a tante stanze è il concetto di “bordello” o “harem”, o, per contrasto, come appena detto, il matrimonio. Casse e ceste vuote di solito rappresentano il cuore. Il rapporto sessuale può essere rappresentato dall’essere investiti, dal fare le scale, o dal pianoforte, perché la sua tastiera contiene una “scala”. Nei bambini si riscontrano a volte sogni con due stanze che prima ne costituivano una sola: sarebbe il frutto della teoria infantile della “cloaca”, per la quale nelle bambine l’organo genitale femminile e l’ano costituiscono, prima della scoperta della loro separazione, un’unica cavità, un unico organo; pareti lisce, o facciate di case dalle quali ci si cala o sulle quali ci si arrampica, talvolta con angoscia, rappresentano il ricordo dell’arrampicamento del bambino sui genitori o su persone che lo assistevano. Perdere i denti o estrarseli dalla bocca deriverebbe da uno stimolo dentario, non necessariamente doloroso. Nei sogni da stimolo dentario un atrio col soffitto a volta rappresenta la bocca, una scala il passaggio dalla faringe all’esofago. Di solito ci si estrae il dente dolente da soli, mentre se lo fa un dentista o qualcun altro è evirazione. I sogni da stimolo dentario nelle donne a volte significano parto, perché in entrambi i casi si concludono con l’estrazione di qualcosa dal proprio corpo. L’evirazione è di solito rappresentata da calvizie, taglio di capelli, perdita di denti o decapitazione. La presenza di più o molteplici simboli fallici rappresenta la difesa contro l’evirazione, lo stesso per le lucertole, la cui coda, se tagliata, ricresce. L’accecamento, ovviamente, considerato il mito di Edipo, è l’evirazione. Soprabito e simili rappresentano il preservativo. Quando si vola, si cade, ci si libra in aria, si nuota e così via si tratta di solito del ricordo di giochi di movimento che si facevano da bambini, ma in questo caso è tutto molto relativo al sognatore; se è presente o si fa riferimento a un uccello, nei maschi, il significato diventa chiaro, specie se si tratta di un bell’uccello e si prova piacere durante il volo. Volare deriverebbe anche dalla sensazione data dall’alzarsi e abbassarsi dei polmoni durante la respirazione e dalla contemporanea diminuzione della sensibilità cutanea del torace durante il sonno. Cadere è spesso accompagnato da angoscia. Il sogno di cadere dall’alto dipenderebbe dal fatto che la sensibilità cutanea alla pressione, abolita nel sonno, si fa nuovamente cosciente quando ci cade un braccio e rimane pencolante, oppure quando un ginocchio piegato si raddrizza bruscamente. In questi casi l’eccitamento derivante passa nella coscienza e si tramuta nel sogno di cadere. È ciò che accade per esempio quando sogniamo di stare cadendo e ci svegliamo impauriti poco prima di toccare il suolo, e ci accorgiamo che proprio in quel momento stiamo compiendo un movimento di ritrazione di un braccio o di una gamba. Nelle donne cadere significa spesso cedere a una tentazione erotica, che le fa infatti diventare donne “cadute”. Acque schiumeggianti rappresenterebbero lo stimolo vescicale, quindi il bisogno di orinare; lo stesso dicasi per l’acqua in generale e per la nave, il navigare e il nuotare. Bagnarsi rappresenterebbe l’enuresi, mentre grandi nuotate fatte con piacere sono spesso presenti in persone precedentemente affette da enuresi, e ricordano quindi un piacere cui si è rinunciato da tempo. Quando si sogna invece direttamente l’atto di orinare di solito significa polluzione. Lo sperma rappresenta l’amnios; la pioggia sarebbe simbolo di fecondazione; una cassa (o “matrice”) sarebbe la dimora del bambino non ancora nato, quindi l’utero e il liquido amniotico insieme. Il “déjà vu” nel sogno è inequivocabilmente l’organo sessuale materno, in quanto di nessun altro posto al mondo si può affermare con assoluta certezza di esserci già stati una volta; sogni in cui si sta in ambienti umidi, bagnati, o si passa per corridoi strettissimi, sono fantasie sulla vita intrauterina e sul parto; uscire dall’acqua vuol dire nascere, ma anche, per contrasto, entrare in acqua; nella donna, salvare qualcuno, soprattutto dall’acqua, significa partorire. Oro significa spesso feci, quindi stimolo intestinale, ma lo stimolo intestinale può essere rappresentato anche da strade fangose. Sogni in cui si è inseguiti da animali feroci o si è minacciati con armi sono tipici di persone ansiose. Gli animali feroci rappresentano anche gli impulsi passionali del sognatore o di altre persone che fanno il contenuto latente del sogno. Animali cattivi rappresentano il padre quando è temuto; più in generale, gli animali feroci rappresentano la libido, quando è temuta dall’io e combattuta attraverso la rimozione. Il disturbo psichico, quando c’è, è spesso rappresentato nel sogno come una persona distaccata dal sognatore, a sé stante. I numeri non sono mai calcoli, il lavoro onirico non fa calcoli, rappresentano quindi qualche altra cosa. I discorsi e il loro contrario, sensati o meno che siano, sono sempre estrapolati dalla realtà, scomposti e ricomposti a piacere del lavoro onirico; elementi discorsivi indifferenti possono essere mutuati anche dalla lettura, ma tutti i discorsi che impongono attenzioni sono con ogni probabilità riproduzioni di parti di cose dette o ascoltate dal sognatore. Un discorso presente nel contenuto manifesto, chiaramente riconoscibile come tale, deriva senza possibilità di equivoco dal ricordo di un discorso presente nei pensieri del contenuto latente del sogno. Il discorso del sogno può anche essere l’insieme dei ricordi di più discorsi, e non di rado serve come semplice allusione a un episodio, presente anch’esso tra i ricordi del contenuto latente, in concomitanza del quale si è verificato il discorso ricordato. Persone morte nei sogni rappresentano la realizzazione di frasi che cominciano col “se”, per esempio “se papà fosse ancora vivo” ecc. Il sogno usa la raffigurazione per tradurre questo “se” in immagini, e se in sogno constatiamo che la persona in questione è morta, quindi ci ribelliamo al sogno, è o una consolazione, nel senso che pensiamo che la persona in questione non deve più subire ciò che sta accadendo nel sogno, o una soddisfazione, nel senso che la persona in questione non può più immischiarsene, oppure semplicemente perché desideriamo la morte di una persona viva, come già detto parlando dei sogni tipici, ricordando sempre che il sogno non fa differenza tra fantasia e realtà. Se una persona viene vista prima come viva e poi come morta, o viceversa, o alternativamente, indica desiderio di indifferenza alla presenza in vita o morte della persona in questione; una regola è che se nel sogno c’è un morto, e non si dice chiaramente, il sognatore si sta paragonando al morto, sogna cioè la propria morte, e quando soggiunge improvviso il pensiero che quella persona è già morta, accompagnato da sorpresa, significa che il sognatore allontana da sé l’idea della propria morte, in un certo senso, cioè, la esorcizza. Se la forma del sogno appare assurda, significa che tra i pensieri latenti che lo hanno generato è compreso quello del tipo: “è un’assurdità”, o: “è assurdo”; allo stesso modo vengono espressi i pensieri di critica, ironia e sarcasmo. Se nel sogno è presente una apparente attività di giudizio, essa non è da ascrivere al lavoro onirico, ma significa che è presente nei pensieri latenti di cui il sogno è manifestazione. I pazienti psicoanalitici che sognano l’intenzione di raccontare qualcosa al terapeuta, di regola incontrano forti resistenze nel racconto o addirittura spingono nell’oblio il ricordo del sogno. Anche la presenza di una conclusione del sogno indica la presenza di una conclusione nei pensieri onirici. Sogni voluttuosi nell’uomo possono essere determinati dall’accumulo di seme. Un dolore localizzato causa di solito nel sogno l’idea di maltrattamenti, di attacchi di nemici o di ferite inferte in quel momento. Una lotta con animali selvaggi, per esempio, rappresenterebbe il risultato di uno stimolo doloroso durante il sonno. Ritrovarsi nudi all’improvviso significa di solito aver perso la coperta. L’avarizia rappresenta spesso la scarsa pulizia tipica dell’infanzia. Colori vividi e immagini mosse sono solitamente determinati da stimoli visivi. Varcare una soglia, lasciare un amico, lasciare un ambiente per entrare in un altro, partire, tornare a casa, rappresentano tutti il così detto “simbolismo della soglia”, cioè la rappresentazione, in sogno, del momento del risveglio, laddove esso avvenga mentre un sogno è ancora in corso. Animali di piccola taglia o insetti nocivi rappresentano di solito bambini piccoli, nel secondo caso soprattutto se fratellini indesiderati; essere coperti da insetti spesso gravidanza. La gravidanza può essere rappresentata anche dal coito. Destra e sinistra rappresentano etica, morale, immoralità o reato, ma sempre secondo la morale del sognatore. Non raggiungere un mezzo, laddove l’interpretazione indichi chiaramente che il tema del sogno non è la morte (vedi sopra) significa differenza d’età incolmabile. Il bagaglio che portiamo in viaggio rappresenta i peccati che ci opprimono, o i genitali di chi sogna. In sogni in cui tutto ciò che è di un sesso viene rappresentato dell’altro si può celare il desiderio di invertire il proprio sesso. Gli escreti del corpo possono sostituirsi a vicenda; se sono significativi, come lo sperma, vengono sostituiti da altri indifferenti. Viaggiare con un mezzo per poi scenderne può significare alzarsi dal letto, ma anche congiungersi carnalmente (riferito al viaggio di nozze, quando si faceva ancora in treno). Le ore della giornata simboleggiano spesso i periodi dell’infanzia. L’inconscio è rappresentato da luoghi sotterranei, difficili da raggiungere. La presenza di molte persone estranee nel sogno, in quanto antitesi usata dal lavoro onirico, significa di solito “segreto”. In generale, i sogni con briganti o fantasmi, così come le relative paure prima di addormentarsi, che talvolta affliggono anche gli adulti, sono da ricondurre ai visitatori notturni che durante l’infanzia ci venivano a far visita per controllare se dormissimo, se stessimo facendo qualcos’altro, o se era necessario portarci in bagno o pulirci. In questi casi di solito ladri e simili rappresentano il padre, i fantasmi la madre, per via delle camicie da notte ampie e bianche (così come si usavano ai tempi di Freud). Freud spiega in ultimo come spesso i suoi pazienti rappresentassero in sogno la psicoanalisi: essendo una forma di terapia nuova e ancora in gran parte misteriosa, essi la raffiguravano sotto forma di mezzi di trasporto complessi e sofisticati. Enzo Artale BIBLIOGRAFIA Freud S., L‘interpretazione dei sogni, Universale Bollati Boringhieri, Torino 2006. |
26/12/2007 |
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“L’interpretazione dei sogni” è in assoluto l’opera più conosciuta di Freud, e quella che ha dato al suo nome la maggior parte della popolarità di cui gode tuttora, soprattutto tra il pubblico dei non addetti ai lavori. È infatti in questo libro che Freud introduce per la prima volta l’ormai paradigmatico concetto di “complesso di Edipo”. L’opera è l’esito del lavoro di Freud con i suoi pazienti, di un’ampia attività di documentazione sul lavoro di altri autori, ma soprattutto di quella che i suoi biografi definiscono “l’immane opera” che si sobbarcò nei suoi stessi confronti, cioè l’autoanalisi. Per circa due anni della sua vita, alla fine di ogni giornata, Freud dedicò all’incirca mezz’ora all’autoanalisi dei propri sogni tramite la tecnica delle “libere associazioni", descritta nella terza parte dell’articolo. Il bisogno dell’autoanalisi derivava a sua volta da un evento che turbò profondamente Freud, cioè la morte del padre, avvenuta nell’ottobre del 1896.
Freud riteneva i sogni lo strumento più efficace nell’indagine della psiche, al punto da definirli “la via regia per la conoscenza dell’inconscio”. Ovviamente, anche prima di Freud il sogno era stato indagato, tanto da filosofi e medici quanto dalla cultura popolare. Anzi, fu proprio alle conclusioni di quest’ultima che Freud attribuiva molta importanza, in particolare per quanto concerneva il senso generale del sogno, cioè il suo essere portatore di significato, e, più specificamente, l’aspetto di tale concezione per il quale il sogno avrebbe avuto capacità divinatorie. La differenza fondamentale tra l’interpretazione dei sogni secondo la cultura popolare e quella psicoanalitica, consiste nel punto in cui questa si ferma: all’aspetto manifesto del sogno la prima, mentre la seconda si spinge oltre, cercando di sviscerarne ogni elemento latente. Possiamo rintracciare un esempio emblematico di quanto appena detto in un particolare tipo di sogno, quello normalmente conosciuto nella cultura popolare come “sogno premonitore”. Freud ne indagò le dinamiche fino a concludere che in realtà, per quanto giustificabile fosse l’intuizione della cultura popolare, nella maggior parte dei casi l’interpretazione psicoanalitica poteva spiegarlo più efficacemente. Egli chiamava questo tipo di sogno “ipermnestico” o “ipermnesia onirica”. Sarà capitato a molte persone di sognare qualcosa di cui si pensava di non sapere niente, e di ritrovarla poi, inspiegabilmente, nella realtà, proprio come la si era sognata. Per esempio: sogniamo un luogo apparentemente indifferente. Il giorno dopo andiamo a curiosare in quel luogo e vi ritroviamo un oggetto che avevamo perso il giorno prima o qualche giorno prima e che durante la veglia avevamo cercato invano. Secondo Freud questo caso, come altri simili, può essere spiegato senza ricorrere alla premonizione. Si tratterebbe infatti di un caso di “oblio di un ricordo”, il quale non riesce ad affiorare alla coscienza nonostante i nostri sforzi, e che invece si ripresenta in sogno. Freud concluse che alla base di fenomeni simili sarebbe il meccanismo per il quale durante la nostra esistenza noi registriamo, anche inconsapevolmente, praticamente ogni stimolo in grado di essere percepito, il quale lascerebbe una traccia nella nostra memoria che può sempre essere recuperata, se non volontariamente, almeno in modo apparentemente involontario, come nel sogno, o usando specifiche tecniche, come nell’ipnosi. Del resto la cultura popolare aveva già evidenziato la relazione tra la coscienza e il mondo dei sogni, per esempio nel modo di dire “nemmeno per sogno!”. Da un canto siamo infatti consapevoli che la regione onirica fa comunque parte della nostra psiche, quindi ci appartiene; d’altro canto siamo però altrettanto consapevoli di quanto distante, periferica essa sia rispetto alla coscienza vera e propria, quasi ne costituisse un’appendice, del cui funzionamento siamo quasi o del tutto inconsapevoli e scarsamente o per nulla responsabili. Prima di cimentarci nell’interpretazione dei sogni, è necessario conoscerli in ogni loro elemento, cominceremo pertanto a capire di cosa è fatto un sogno, come funziona e a cosa serve. Il primo elemento dei sogni è il contenuto manifesto, cioè le immagini che abbiamo l’impressione di vedere quando sogniamo, i suoni e tutte le altre sensazioni che proviamo. Il secondo è il contenuto latente, cioè i veri pensieri che stanno dietro il contenuto manifesto. Il terzo elemento dei sogni è dato dalla deformazione (o trasformazione), cioè il processo che trasforma il contenuto latente nel contenuto manifesto, altrimenti detto “lavoro onirico”. Vediamoli più da vicino. Contenuto manifesto: è il sogno come lo vediamo e, soprattutto, come lo ricordiamo da svegli. Per la costruzione del suo contenuto manifesto la memoria del sogno si avvale di tre criteri: a) preferisce usare come spunto le nostre esperienze più recenti, possibilmente quelle vissute il giorno prima o pochi giorni prima; b) predilige i dettagli secondari, marginali, quelli apparentemente meno importanti e meno eclatanti; c) il sogno può avvalersi anche di ricordi remoti, soprattutto quelli infantili, poiché è capace di rievocare anche ciò che non siamo in grado di ricordare durante lo stato di veglia, l’importante è, però, che abbiano una qualche connessione con i ricordi recenti. Inoltre, il sogno tende sempre a comporre in unità le diverse esperienze diurne dalle quali trae spunto per la costruzione del contenuto manifesto. Contenuto latente: è l’insieme dei pensieri che sta dietro il contenuto manifesto. Raramente i contenuti manifesto e latente coincidono, tranne nei sogni dei bambini molto piccoli e di soggetti affetti da alcune psicopatologie. Tali pensieri sono idee, ricordi e affetti, che nel sogno vengono normalmente espressi sotto forma di desideri realizzati. Per quanto riguarda le fonti di tali pensieri, freud le riconosce in “… profondi amori e profondi odi che nell’infanzia abbiamo nutrito verso i nostri genitori, gli arcaici desideri di possesso, di appartenenza, di violenza e di morte che hanno animato di inquietanti fantasmi quell’epoca remota e apparentemente dimenticata della nostra esistenza, sopravvivono in noi per tutta la vita; e sono pronti a insidiare e minacciare ogni notte le solide abitudini acquisite con l’adattamento e il paziente esercizio della ragione; a confondere e a mettere in scacco le stolide e confortanti certezze della morale comune”. Le esperienze dell’infanzia, proprio perché le prime della vita, sarebbero quelle destinate a segnare in maniera più profonda il nostro sviluppo psichico. Il ricordo di tali esperienze, benché reso inaccessibile dal tempo alla memoria cosciente, resterebbe scritto in una parte della psiche che Freud chiamò “inconscio”, insieme a tutto l’altro materiale psichico per qualche motivo rimosso, quindi anch’esso inaccessibile alla memoria cosciente. Tutti i sogni della stessa notte, per quanto diversi e divisi, derivano dallo stesso contenuto latente, e anche i giudizi che diamo da svegli sul sogno fanno riferimento a esso. A parte i sogni infantili e quelli come reazioni a sensazioni notturne, i sogni, anche quando apparentemente insignificanti, non lo sono mai. Il sogno non si occupa di inezie, non permettiamo, cioè, a pensieri banali di disturbarci mentre dormiamo. Dietro al contenuto manifesto del sogno c’è sempre un’esperienza psichica significativa, che di solito non riconosciamo, se non tramite l’interpretazione. Per Freud, i sogni e i sintomi di alcune psicopatologie, soprattutto l’isteria nelle sue diverse forme, sono la prova definitiva che il materiale rimosso nell’inconscio non solo è presente in ognuno di noi, ma resta sempre capace di prestazioni psichiche. La censura onirica (o “endopsichica”): non è altro che il residuo diurno della normale attenzione e del senso critico che mettiamo in ogni cosa che pensiamo, diciamo o facciamo durante la veglia, ed è parte integrante del lavoro onirico. Quando dormiamo, la nostra coscienza non è del tutto disattivata (come avviene invece nel coma), ma è più lenta, più permeabile e più tollerante rispetto alla veglia. Durante il sonno può accadere che pensieri particolarmente ansiogeni tendano a emergere dall’inconscio, ed è in questo momento che la censura compie il suo lavoro, trasformandoli, mascherando tali pensieri al fine di renderli irriconoscibili alla coscienza. Lo scopo della censura è dunque quello di rendere tali pensieri presentabili alla coscienza, in modo da non disturbarla al punto da costringerci a interrompere il nostro sonno, poiché se così non fosse, essi genererebbero angoscia o altri affetti penosi. Ma anche la censura durante il sonno si allenta, benché non dorma mai completamente, e nel prosieguo dell’articolo vedremo gli effetti di tale allentamento. Del resto, se la censura operasse in sogno come nella veglia, il sogno non esisterebbe. Per esempio, per capire meglio come sarebbe un sogno se non intervenisse la censura, e anche per spiegare la funzione protettiva della censura nei confronti della nostra psiche, si può pensare a una persona affetta da schizofrenia, in preda al delirio: il delirio non è altro che il risultato di una psiche priva di censura durante la veglia. Dopo aver parlato delle parti elementari del sogno, analizziamo più da vicino quella più interessante dal punto di vista psicologico, la comprensione della quale è indispensabile per l’interpretazione: il lavoro onirico. Abbiamo detto che uno dei suoi meccanismi è la censura endopsichica, vediamo ora quali sono gli altri. Sovradeterminazione: Ogni elemento del contenuto latente del sogno può essere “sovradeterminato”, può cioè essere rappresentato più volte nel contenuto manifesto. Ciò accade perché il contenuto manifesto scaturisce da tutta la massa dei relativi pensieri latenti, i quali possono quindi tornare a essere rappresentati più volte nel corso del medesimo sogno. Condensazione: Secondo Freud, il contenuto manifesto sarebbe estremamente povero rispetto alla ricchezza dei contenuti latenti, i quali, se fossero rappresentati nella loro interezza, produrrebbero sogni molto più lunghi e ricchi di particolari. La condensazione è il meccanismo per il quale molti elementi vengono rappresentati insieme. Esso accozza persone e cose, facendone insiemi a volte difficilmente riconoscibili. In uno o pochi elementi del contenuto manifesto vengono così accorpati molti elementi del contenuto latente, purché esista tra essi un nesso logico. È ciò che accade, per esempio, quando vediamo in sogno una persona che indubbiamente riconosciamo, ma con caratteristiche che nella realtà non le appartengono, come barba, occhiali, un certo capo d’abbigliamento, un accessorio, un atteggiamento. Il principale prodotto della condensazione sono le “persone collettive” e le “formazioni miste". Quanto più la condensazione è consistente, tanto più significativi saranno i pensieri latenti che l’hanno determinata. Spostamento: è il meccanismo per il quale il contenuto latente del sogno viene spostato su un altro contenuto, cioè quello manifesto. Freud descrive lo spostamento come il nucleo della sua concezione del sogno, e lo indica come il principale esito dell’azione della censura. Il contenuto manifesto del sogno riguarda normalmente elementi completamente diversi del contenuto latente. Ciò che nel contenuto manifesto del sogno viene rappresentato come la parte più importante di esso, normalmente non lo è, e viceversa, cioè i pensieri più importanti del contenuto latente del sogno non sono normalmente rappresentati in quello manifesto. Spostamento e condensazione sono i due principali artefici della configurazione manifesta del sogno. Considerazione della raffigurabilità: Gli elementi che il sogno sceglie di rappresentare sono dotati di plasticità, quindi il criterio di scelta ricade sulla rappresentabilità, la possibilità, cioè, di essere inseriti in un sogno e di rappresentare qualcosa, anche di molto diverso, almeno apparentemente; ed è proprio in virtù di tale caratteristica che anche i simboli onirici, di cui parlerò nella terza parte dell’articolo, non devono essere ritenuti come assoluti, poiché anch’essi soggetti a plasticità nel momento in cui il lavoro onirico decide di raffigurarli. Gli elementi scelti come contenuto manifesto saranno dunque il risultato di un compromesso, quelli cioè che meglio si adattano tanto ai pensieri latenti quanto a ciò che la censura consente, cercando di avvicinarsi il più possibile al limite oltre il quale quest’ultima impedisce di andare. Elaborazione secondaria: è il meccanismo per il quale la censura non si limita solo a impedire nel sogno l’accesso di determinati elementi, ma, in taluni casi, ne crea di nuovi. Per questo Freud sosteneva che, a rigor di termini, l’elaborazione secondaria non dovrebbe nemmeno essere considerata parte del lavoro onirico. Un esempio di come funziona l’elaborazione secondaria si ha in un sogno tipico (ne parlerò più approfonditamente nella terza parte dell’articolo): il “sogno di stare sognando”. In questo tipo di sogno sono riconoscibili due parti: il sogno vero e proprio, e una seconda parte che arriva subito dopo, in cui è il sogno stesso che fornisce un’interpretazione della parte precedente, affermando: è solo un sogno! Ciò accade quando la censura si accorge troppo tardi dell’invasione di elementi ansiogeni nel contenuto manifesto, allora, colta di sorpresa, reagisce negando la realtà di tali elementi, degradandoli, sminuendoli al rango di “solo sogni!”. Qualcosa di simile all’elaborazione secondaria nella veglia è ciò che tutti noi conosciamo con il termine di “fantasia”, e che è il meccanismo fondamentale, tra l’altro, per la creazione dei “sogni diurni” o “a occhi aperti”. Sintetizzando fino agli estremi, Freud descrive il sogno anche come frutto di due processi: il “primario”, che costruisce sogni in cui contenuto manifesto e latente sono perfettamente coerenti, e il “secondario”, che deforma la prima versione del sogno per renderla accettabile alla coscienza. Oltre ai pensieri latenti, i sogni possono essere stimolati anche da altre fonti, in questo caso esterne alla psiche. Tra esse bisogna elencare: gli stimoli sensoriali oggettivi, provenienti cioè dall’ambiente esterno, gli stati d’eccitamento interno degli organi di senso e gli altri stimoli somatici provenienti dall’interno del corpo. Vediamo adesso quali sono le possibili funzioni che il sogno svolge. Il sogno non è altro che un insieme di pensieri, proprio come quelli diurni, che assume la sua particolare forma come conseguenza della condizione fisiologica nella quale si realizza, cioè il sonno. Il sogno appare come una reazione a tutto ciò che esiste contemporaneamente come attuale nella psiche addormentata. Quando nel sogno si crede di stare pensando, in realtà tale apparenza è la riproduzione del contenuto latente del sogno, cioè la consapevolezza che dietro il contenuto manifesto c’è qualcos’altro, anche se non si sa ancora cosa. Il fulcro della teoria di Freud sulla funzione dei sogni, si può esprimere attraverso la definizione di sogno come “l’appagamento mascherato di un desiderio rimosso”. I sogni sarebbero dunque tutti assolutamente egoistici, in essi l’istanza psichica dominante è l’Io. Secondo Freud, infatti, nulla più di un desiderio è in grado di mettere in moto il nostro apparato psichico, anche mentre dormiamo. Partendo da questa definizione, e tornando all’interpretazione dei sogni secondo la cultura popolare, il sogno, più che mostrare come sarà il futuro, mostra soprattutto come si vorrebbe che il futuro fosse. Freud dedusse anche che i desideri infantili repressi non fossero gli unici a fungere da fonti per i sogni. Anche desideri diurni, o sorti durante lo stato di sonno, potevano produrre lo stesso effetto, ma da soli non erano abbastanza forti da suscitare una tale reazione. Perché il sogno abbia inizio, tali desideri devono in un certo senso trovare degli alleati più forti, cioè i desideri sempre presenti tra il materiale confinato nell’inconscio. La relazione tra desideri coscienti e inconscio viene espressa da Freud tramite il parallelismo con l’imprenditore e il capitalista. I desideri diurni farebbero la parte dell’imprenditore, il quale ha l’idea e la voglia di realizzarla, mentre l’inconscio farebbe la parte del capitalista, che presta all’imprenditore il proprio potere economico per realizzare la sua idea. Per il sogno, il caso più frequente resta comunque quello in cui imprenditore e capitalista coincidono. A volte anche gli adulti possono avere dei sogni semplici, trasparenti, come anche i bambini possono averne di complicati, addirittura facendo uso del simbolismo onirico, di cui si dispone già a partire dall’infanzia. Ma queste sono eccezioni alla regola. I sogni dei bambini e dei soggetti affetti da alcune psicopatologie, soprattutto quelle dell’area delle psicosi, sono normalmente trasparenti nel primo caso perché il lavoro onirico nei bambini è spesso ridotto al minimo o addirittura assente, dato che si tratta di soggetti ancora privi delle sovrastrutture psichiche tipiche degli adulti, mentre nel caso degli psicotici perché essi fanno uso di meccanismi di difesa psichica arcaici, come la “regressione”, nella quale si ha appunto il riemergere dei tipici desideri infantili, o perché usano i normali meccanismi di difesa in modo distorto. Deliri, come già detto, allucinazioni e sogni a occhi aperti sono modi di pensare che richiamano quello dei sogni nelle persone normali. In base all’esperienza di Freud, e per quanto poté apprendere anche da altri medici, egli ipotizzò la presenza di una terza istanza psichica, situata tra inconscio e coscienza: il “preconscio”. Sarebbe proprio il preconscio la sede della censura endopsichica. Il materiale presente nell’inconscio eserciterebbe una costante pressione per riemergere alla coscienza, ma il preconscio, in condizioni normali, impedisce tale irruzione che provocherebbe altrimenti, come talvolta accade, esiti psicopatologici. Ed è proprio in alcune psicopatologie, e nel sogno, che diverse quantità di tale materiale arrivano alla coscienza, assumendo la forma dei sintomi rilevabili oggettivamente. Nel caso del concetto di sogno come appagamento di desiderio di origine infantile, ciò avverrebbe perché, almeno nelle persone psichicamente sane, sarebbero soprattutto i ricordi di desideri infantili immagazzinati nell’inconscio a premere sul preconscio ogniqualvolta questo si distrae, come accade nel sonno, ecco perché nascono i sogni. Il preconscio sarebbe insomma il guardiano della nostra salute mentale durante la veglia, del nostro riposo durante il sonno. I bambini fanno spesso sogni in cui il desiderio viene rappresentato così com’è perché in loro non sarebbe ancora netta la separazione tra inconscio e preconscio. Non è raro il caso in cui proviamo un particolare affetto durante il sogno. Ne è un esempio tipico il sogno d’angoscia, o “incubo”, in cui l’affetto viene provato tanto intensamente da provocare, in alcuni casi, addirittura il risveglio. L’affetto che si prova nel sogno non è soggetto ai meccanismi del lavoro onirico, ciò vuol dire che esso fa riferimento ai pensieri del contenuto latente, non ai contenuti manifesti del sogno. La presenza di angoscia legata al sogno è, quindi, solo apparentemente legata al contenuto manifesto. Il meccanismo è simile a quello delle fobie, nelle quali si ha una ingiustificata e irrazionale paura di qualcosa di per sé innocuo, che è però solo uno stimolo, un agente rappresentante di qualcosa cui l’angoscia è inconsciamente saldata ma che ha un’altra origine, e che è la vera causa della paura dei fobici. Ciò non vuol dire, comunque, che il contenuto manifesto dei sogni al quale è associato un particolare affetto debba necessariamente essergli incoerente. Se un affetto è presente nel sogno, esso è inevitabilmente presente anche nei pensieri latenti, ma non viceversa, perché il lavoro onirico tende a reprimere la manifestazione di affetti, e tutto ciò a causa della censura, che, oltre a causare la deformazione onirica come primo effetto, come secondo causa appunto l’inibizione degli stati affettivi, sempre nel perseguimento dello scopo di evitare il più possibile qualsiasi stimolo che possa turbare il sonno. Secondo Freud, i sogni angoscianti avrebbero come contenuto latente argomenti di carattere sessuale, la cui “libido”, cioè l’energia psichica legata alla sfera delle pulsioni sessuali, si è trasformata in angoscia. Anche i sogni angoscianti sono l’appagamento di un desiderio, che è tale per l’inconscio ma ansiogeno per la coscienza, che quindi associa l’angoscia nel contenuto manifesto del sogno al contenuto latente. L’angoscia presente nei sogni può derivare da eccitazioni psicosessuali inappagate, e in questo caso rappresenta libido rimossa, o anche da dolori somatici. Per conciliare questi principi con quello del sogno come rappresentazione di un desiderio soddisfatto, Freud pensa che lo stesso tipo di angoscia sarebbe presente nella realtà se il desiderio fosse davvero soddisfatto. L’angoscia presente in alcuni sogni vi si infiltra solo se è in qualche modo funzionale al primo e fondamentale criterio di interpretazione dei sogni, cioè l’appagamento di un desiderio. Nei sogni penosi il desiderio può essere quello di ricevere una punizione per aver provato un desiderio illecito, rimosso. In questo caso il desiderio che viene appagato, cioè quello di punizione, appartiene all’Io, ma fa sempre riferimento a un pensiero inconscio. In ciò va riconosciuta l’azione di quello che Freud chiamò “Super-io”. Riporto ora il sogno di un paziente di un medico amico di Freud, nel quale sono chiaramente visibili gli elementi principali di cui si è parlato finora. Il sognatore aveva un figlio piccolo gravemente malato, il quale, dopo giorni e notti di veglia da parte del padre, era morto. La salma del bambino era stata esposta, circondata da ceri accesi, in una camera della casa perché ricevesse l’ultimo saluto di parenti e amici prima del funerale, e quella notte il padre andò a dormire in una camera adiacente a quella mortuaria, lasciando la porta che le metteva in comunicazione aperta, e un anziano badante accanto alla salma perché pregasse e la vegliasse. La notte il padre ebbe il seguente sogno: il suo bambino usciva dalla bara e veniva a svegliarlo tirandolo per un braccio, poi, con aria severa lo rimproverava dicendogli: “Babbo, non vedi che brucio?”. L’uomo si svegliò impaurito, e notò immediatamente che dalla camera mortuaria proveniva una luce stranamente intensa. Si alzò e andò di corsa nella stanza accanto, dove trovò l’anziano badante addormentato, mentre un cero era caduto dentro la bara del figlio provocando la bruciatura di un braccio del bambino. Secondo la cultura popolare, un sogno del genere avrebbe tutto il diritto di essere interpretato come premonitore, ma a ben vedere è possibile un altro tipo di interpretazione. Ciò che è più probabilmente accaduto in questo caso, è che l’intensa luce proveniente dalla stanza mortuaria sia stata percepita dall’uomo attraverso la porta aperta nonostante dormisse. Tale stimolo avrebbe quindi suggerito alla coscienza del dormiente quanto stava realmente accadendo. L’uomo, però, invece di svegliarsi subito e accorrere, ha preferito allungare un po’ il sogno, al fine di appagare il suo più grande desiderio di quel momento, rivedere cioè ancora una volta il proprio bambino vivo. Può addirittura darsi, secondo Freud, che in un certo senso la coscienza del padre fosse parzialmente preparata a un evento del genere, portando in sé, già prima dell’addormentamento, la preoccupazione che l’anziano badante potesse a sua volta addormentarsi. Vediamo ora quali sono le principali “regole grammaticali” che i sogni seguono nella loro costruzione, ribadendo però quanto vale anche per i simboli onirici, come specificherò ulteriormente nella terza parte dell’articolo, e cioè che si tratta di regole generali ma non assolute, che riconoscono quindi diverse eccezioni e sono dunque da considerare solo come indicazioni di massima. Cominciamo col dire che i sogni sono culturalmente contestualizzati, come le psicopatologie, e ciò vale in particolare per la lingua. Ogni lingua ha infatti un proprio “linguaggio onirico”, risulta infatti molto difficile interpretare correttamente un sogno in una lingua diversa da quella di chi lo ha avuto. Il sogno tratta inoltre le parole come le cose. Un esempio di questo criterio si ha quando ci capita di sognare parole strane o bizzarre. Le località vengono invece spesso trattate come persone. La contiguità temporale tra due o più sogni, anche apparentemente molto diversi tra loro, ma attaccati l’uno all’altro, rappresenta la contiguità oggettiva del contenuto latente, allo stesso modo di come la due lettere “a” e “b” attaccate si leggono “ab”. Il sogno non dispone di alcun mezzo specifico per rappresentare le relazioni logiche tra i suoi elementi; per farlo, si limita alla sola rappresentazione degli elementi oggettivi. Il sogno rappresenta qualunque nesso logico tra i pensieri che lo determinano come simultaneità. Ciò vuol dire che ogni volta che il sogno mostra due elementi attaccati l’uno all’altro, si può esser certi che nei relativi pensieri latenti tra gli elementi corrispondenti esiste un qualche nesso logico. Il sogno rappresenta l’alternativa “o - o” trasformandola in una “e”, presentando cioè all’immaginazione entrambi i termini del nesso. Il nesso logico “come se” viene rappresentato dal sogno in molti modi, tutti basati sul meccanismo della condensazione. Il sogno rappresenta tranquillamente sia un elemento che il suo opposto, e si prende inoltre la libertà di rappresentare un elemento usando proprio il suo opposto. Il “no”, cioè la categoria del contrasto e della contraddizione, può essere rappresentato nel sogno con la sensazione di impossibilità di movimento, spesso associata ad angoscia. E questo vale in generale per tutti i casi in cui in sogno non si riesce a fare qualcosa, una qualche volontà è cioè inibita. La sensazione di movimento impedito rappresenta in sostanza un conflitto di volontà. Se vi è associata l’angoscia, il relativo pensiero latente dev’essere un volere che in passato sviluppava libido, dunque un impulso sessuale. Quando si sogna il contrario di un brano del sogno precedentemente sognato, cioè lo si inverte, di solito ciò rappresenta il “viceversa”. L’inversione è il mezzo che indica più chiaramente gli interventi più decisi della censura, ed è il metodo preferito dal sogno per eluderla. Un’altra forma di inversione, oltre alla trasformazione nel contrario dei contenuti, è quella temporale, cioè quando le conclusioni dei pensieri che sottendono il sogno vengono rappresentate come parte iniziale del sogno stesso, e le premesse come parte finale. L’improvviso cambio di scena nel sogno rappresenta l’inserimento di una proposizione secondaria nei pensieri che lo hanno determinato. Il rapporto di causalità del tipo “se - allora” nella maggior parte dei casi non viene rappresentato, ma quando ciò accade, il meccanismo attraverso cui si realizza tale rappresentazione è quello della successione, che a sua volta viene rappresentata dal sogno tramite due metodi: quello più frequente lo vede sotto forma di un sogno in cui la proposizione secondaria viene rappresentata come sogno preliminare, mentre quella primaria come sogno principale. A volte l’ordine può anche essere invertito, ma la parte principale del sogno, quella cioè più sviluppata, rappresenta sempre la proposizione principale del rapporto causale. Il secondo metodo è quello della trasformazione, quando cioè un elemento del sogno, che sia una persona o una cosa, subisce una trasformazione, mutandosi in qualcosa o qualcun altro, e non semplicemente quando qualcosa o qualcuno subentra a qualcosa o qualcuno che c’era prima, ma quando si ha una vera e propria mutazione. Le relazioni di somiglianza, concordanza o comunione vengono rappresentate nel sogno per condensazione in una sola unità, che può essere una persona o una cosa, scelta tra gli elementi già presenti nel sogno, e in questo caso si parla di “identificazione”, oppure creata ex novo, e in questo caso si parla di “formazione mista”, ambedue concetti cui ho già fatto cenno all‘inizio di questa parte dell’articolo. Di solito l’identificazione si usa per le persone e la formazione mista per le cose, ma neanche questa regola è assoluta. Nel caso dell’identificazione, si ha l’immagine di una persona principale, che però entra nel sogno ogni qualvolta una o più delle altre persone che rappresenta è richiamata dai pensieri latenti che generano quella parte di sogno. Nel caso in cui il meccanismo della formazione mista si applichi a persone, prende il nome di “persona mista”. La formazione della persona mista può anche non riuscire, e in tal caso alla persona meno importante il sogno affianca quella con il ruolo principale, quella cioè che, se il meccanismo avesse funzionato, avrebbe esercitato la funzione di copertura dell’altra persona, e tutto ciò assistendo in modo disinteressato alla scena. La regola vuole che l’identificazione o la persona mista sostituiscano la rappresentazione dell’elemento in comune, nei pensieri latenti, tra le persone rappresentate con questo metodo in sogno. Quando un elemento comune tra due persone viene rappresentato in sogno, nell’interpretazione emerge di solito che si tratta dell’invito a cercare un altro elemento comune celato dalla censura, specialmente se l’elemento comune rappresentato nel sogno è apparentemente indifferente, cioè il sogno suggerisce che dev’essercene un altro tutt’altro che indifferente. Ma l’identificazione può servire anche a rappresentare una comunanza tra due persone anche solo desiderata. Dato che i sogni sono sempre egoistici, è doveroso supporre che quando nel sogno viene rappresentata una persona diversa dal proprio Io, in essa sia compreso, per identificazione, proprio questo. Ma vale anche il contrario, cioè quando nel sogno rappresentiamo noi stessi, è lecito pensare che per identificazione siano rappresentate anche altre persone. Quando invece nel sogno ci siamo sia noi che altre persone, di solito anche le altre persone celano il nostro Io, ma per qualche motivo la censura ha impedito all’identificazione di legare all’immagine del nostro Io gli elementi in comune con le altre persone rappresentate nel sogno accanto a noi. Per capire quale persona del sogno rappresenta noi stessi, Freud indica una regola: “… La persona verso la quale nel sogno sono indirizzati i nostri sentimenti, di regola rappresenta il nostro Io, noi stessi, anche quando ha un aspetto completamente diverso”. Il movimento, infine, deforma le immagini nei sogni, cioè viene rappresentato da immagini deformate, come le immagini riflesse nell’acqua si deformano quando l’acqua viene agitata. Tenere in considerazione i criteri appena descritti è molto importante per una corretta interpretazione del sogno, che per questo spesso arriva solo dopo diversi tentativi, dato che non si può mai sapere a priori cosa è stato invertito e come, e cosa no. Enzo Artale BIBLIOGRAFIA Freud S., L‘interpretazione dei sogni, Universale Bollati Boringhieri, Torino 2006. |
25/11/2007 |
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Tale fase venne scoperta nel 1953, quando alcuni ricercatori registrarono, in soggetti sperimentali che venivano osservati nei laboratori del sonno di alcuni dipartimenti universitari, dei “rapidi movimenti del bulbo oculare” sotto le palpebre, in corrispondenza di una frequenza relativamente alta e un voltaggio relativamente basso nell’emissione delle onde cerebrali. Per questo motivo tale fase venne chiamata in questo modo. Fu inoltre scoperto che durante il sonno REM viene raggiunto il picco di rilassamento muscolare, caratteristica questa che ha portato a conoscerlo anche col termine di “sonno profondo”. Dai tracciati elettroencefalografici fu inoltre possibile riscontrare che durante il sonno REM l’attività della corteccia cerebrale è simile a quella della veglia, mentre l’organismo è profondamente addormentato, caratteristica che determinò l’ulteriore appellativo per questa fase di “sonno paradosso”. A causa del suo particolare elettroencefalogramma, il sonno REM è stato poi indicato anche come “sonno desincronizzato” o “sonno attivo”. La fase REM si raggiunge, normalmente, dopo poco più di un’ora di sonno. Il primo episodio di sonno REM della notte dura circa 15-20 minuti. Durante una normale notte di sonno, si succedono circa 5 “cicli”, cioè le diverse fasi del sonno si ripetono per 5 volte, e la durata della fase REM si allunga progressivamente man mano che ci si avvicina al ciclo finale. Il sospetto che il sonno REM fosse il correlato fisiologico del sogno, che fosse cioè associato a eventi di tipo emotivo nel dormiente, sorse nei ricercatori quando si accorsero che svegliando i soggetti sperimentali mentre il tracciato poligrafico indicava che si trovavano in fase REM, e chiedendo loro se ricordassero eventuali sogni, tali soggetti riportavano sistematicamente i ricordi dei sogni che stavano facendo in quantità molto più elevata di quanto non facessero al risveglio mattutino. Molti soggetti ricordavano anche più di dieci sogni dopo ogni singolo risveglio programmato, ed erano in grado di descriverli in maniera particolarmente vivida rispetto alla descrizione molto più sintetica che ne facevano al momento del risveglio fisiologico. Questo accade perché prima e dopo la fase REM il sonno attraversa altri stadi, che si possono indicare genericamente come sonno NREM (Non REM). Durante gli stadi successivi alla fase REM tendiamo insomma a “dimenticare” una parte consistente dei sogni avuti durante la fase REM.
Le ricerche sulle correlazioni tra sogni e sonno REM furono utili anche per dimostrare o smentire alcuni luoghi comuni associati ai sogni. Tra essi, fu possibile, per esempio, stabilire che nella maggior parte dei casi, quando sogniamo, siamo davvero capaci di incorporare nel sogno uno stimolo esterno, al fine di non interrompere il sonno, cioè, “tiriamo dentro” a esso qualcosa che proviene dall’ambiente esterno e che ci disturba, come piccoli rumori ecc. Un luogo comune sfatato dalle ricerche sui sogni riguardava la convinzione che il sogno duri solo pochi istanti. Le ricerche hanno invece dimostrato che esso si svolge in tempo reale. Ai soggetti sperimentali di tali studi, svegliati dopo intervalli che andavano dai 5 ai 15 minuti dall’inizio della fase REM del loro sonno, veniva chiesto, in base alle impressioni ricavate dai sogni che ricordavano, per quanto tempo, secondo loro, avevano sognato. Nella maggior parte dei casi indicarono il periodo in maniera quasi esatta. Altro luogo comune: alcune persone non sognano. Anche questo è stato contraddetto dagli esperimenti nei laboratori del sonno, che hanno dimostrato come nelle persone che dichiarano di non sognare mai, si susseguono, durante il sonno, le stesse quantità di episodi di sonno REM e per le stesse durate delle altre persone. Inoltre, questi soggetti erano in grado di ricordare i loro sogni se svegliati durante una fase REM, anche se in grado minore rispetto alla norma. Altro luogo comune: le erezioni del pene durante il sonno sono associate a sogni erotici. Anche questo è un errore. Infatti le ricerche hanno dimostrato che le erezioni notturne del pene si verificano anche in concomitanza di sogni a contenuto non erotico. Altro luogo comune sfatato è quello che riguarda la convinzione che il parlare nel sonno (sonniloquio) e il camminare nel sonno (sonnambulismo) siano l’attuazione nella realtà concreta di ciò che si sta sognando. Non è così. È stato infatti dimostrato che episodi di sonniloquio e di sonnambulismo sono meno frequenti durante la fase REM a causa del maggiore rilassamento muscolare cui si giunge in questo stadio rispetto alle fasi di sonno NREM. Un altro luogo comune sul sogno, sfatato anch’esso dalle ricerche, è quello che vede i contenuti del sogno come l’estensione nel sonno di eventi stressanti o sessualmente eccitanti vissuti durante il giorno. Pare che anche in questo caso non sia così, infatti, soggetti sperimentali sottoposti a questo genere di stimoli durante il giorno, sembrano non averne incorporato il contenuto nei sogni della notte successiva. Su quest’ultimo punto, come anche su alcuni di quelli precedenti, le tesi sono contraddittorie, soprattutto quando si considera, come accadrà nelle parti successive di questo articolo, la natura psicodinamica dei sogni. Enzo Artale BIBLIOGRAFIA Pinel J. P. J., Biopsicologia, EDISES, Napoli 1992. |
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