logo
ultimo aggiornamento: 08/03/2010 - consulenze on line
Connettiti alla psicologia!

 


PSICOLOGIA GIURIDICA


giustiziaNonostante l'apparente distanza epistemologica, la psicologia e il diritto possono essere considerate scienze, se non affini, quanto meno complementari. In realtà il diritto può avvalersi, e di fatto è ciò che accade normalmente, di molte altre scienze nell'espletamento delle sue funzioni, e la psicologia è una di queste. Da quando la legge ha riconosciuto ufficialmente il così detto "danno alla persona", è risultata evidente l'importanza che la scienza che più di ogni altra si occupa di osservare e valutare le condizioni psichiche degli esseri umani, anche in considerazione delle conseguenze di eventi traumatici di cui questi possano essere stati vittime, assume nel suo ruolo di ausilio al diritto. La psicologia giuridica rappresenta un'ideale complemento alla giustizia, qualora quest'ultima si trovi a doversi esprimere su tutti quei casi in cui gli aspetti psicologici, sia in senso individuale che comunitario, siano connessi con il suo corso e con le conseguenti decisioni. E' ormai ampiamente comprovato il contributo fattivo che la psicologia può dare in casi come quelli di separazione di coniugi, divorzio, mediazione familiare, abusi dell'infanzia, mobbing, danno esistenziale e molto altro.
L'autore del sito è consulente tecnico forense in ambito civile e penale, e iscritto nei relativi elenchi del tribunale della provincia di siracusa.






INTERVENTI


IL MOBBING: DEFINIZIONE
05/08/2009

mobbing
Per capire cosa si intende quando si parla di "mobbing", conviene forse cominciare, come spesso accade, col chiarire cosa "non" si intende; non tutte le azioni che danneggiano un lavoratore, infatti, costituiscono mobbing. Non sono mobbing, per esempio, l'ingiusto licenziamento, le molestie sessuali, il sovraccarico di compiti, lo sfruttamento della mano d'opera minorile e così via. Quelle appena citate (e molte altre) sono pratiche illecite, alcune delle quali sanzionate da specifiche leggi, ma non costituiscono mobbing, anche se alcune di esse possono, se inserite nel contesto adeguato, divenire mobbizzanti. Il mobbing vero e proprio si conifgura dunque come un quadro d'insieme caratterizzato dall'intenzionalità di colpire il lavoratore nel tentativo di renderlo incapace di reagire. La strategia architettata dal "mobber" pone il "mobbizzato" in una condizione di difficoltà interiore, relazionale e istituzionale, tale da giustificare agli occhi degli altri lavoratori (e talvolta della vittima stessa) il trattamento sanzionatorio cui viene sottoposto. Perché delle azioni, lecite o illecite, possano essere considerate mobbing è necessario che una o...

clicca qui per leggere il resto...
più persone, motivate dall'intenzione di disfarsi o di neutralizzare o di screditare un individuo, architettino un piano per attaccarne la funzionalità del sistema difensivo, per distruggerne l'autostima, per esaurirne le energie psichiche in modo da renderlo vittima anche di sè stesso e porlo in una condizione di inferiorità. Il mobber coglie le debolezze psicologiche della vittima designata, individua i comportamenti adatti a suscitare tali debolezze e ad acuirle, sceglie la sequenza secondo cui organizzarli per ottenere il massimo dell'efficacia, sceglie i complici, a volte anche inconsapevoli, necessari alla realizzazione del piano, tiene sotto controllo i risultati in corso d'opera e adegua le azioni mobbizzanti alle risposte che la vittima viene fornendo. La vittima, d'altro canto, per essere tale e non trovare la forza per distruggere la rete che le si viene intessendo attorno, deve inconsapevolmente accettare il ruolo, riconoscersi in condizione di inferiorità, rassegnarsi progressivamente a subire ripiegando su sè stessa fino a giungere alla resa. Le azioni del mobber tendono a costruire attorno alla vittima un cerchio opaco, una rete invischiante, che ne rende difficile la lucidità e la capacità di reagire. La vittima, visto il fallimento dei tentativi di sottrarsi alla macchinazione, viene colta da depressione e, rassegnata e sfiduciata, in alcuni casi si consegna al nemico per farla finita il più presto possibile. Da quanto detto fin qui si evince come il mobbing sia un fenomeno prettamente psicologico, per affrontare il quale è indispensabile la competenza in materia. E' possibile a questo punto dare anche una definizione più compiuta del mobbing, secondo la quale esso è un fenomeno relazionale patologico che si realizza nei contesti lavorativi organizzati. Presuppone la presenza di almeno due persone nel ruolo di attori (mobber e mobbizzato) e di altre in quello di spettatori. Attori e spettatori possono essere singoli o gruppi. Il mobbing si manifesta con la messa in atto di precisi comportamenti vessatori e persecutori da parte di una o più persone ai danni di una o più persone. Può realizzarsi in linea verticale discendente (dal superiore gerarchico verso il sottoposto) o ascendente (dal sottoposto verso il superiore gerarchico) ovvero in linea orizzontale (tra pari grado). L'azione mobbizzante non può essere occasionale ma deve presentare le caratteristiche di persistenza e durata e può talora assumere il carattere di progressività. Il mobbing, quale che ne sia l'esito, produce nella vittima un danno, che può interessare uno o più ambiti, configurandosi come danno lavorativo, sociale, esistenziale e biologico, e può inoltre determinare l'estromissione del mobbizzato dal contesto lavorativo organizzato in cui opera o addirittura del mondo del lavoro.




riferimenti legislativi ǀ faq ǀ link utili

Enzo Artale via D'Agata Micale 119 96012 Avola (SR) partita iva: 01651520890

Ricerca personalizzata
per aumentare o diminuire le dimensioni del testo, vai su "visualizza" e poi su "dimensioni testo"
per visualizzare o scaricare alcuni documenti contenuti in questo sito, è necessario disporre dei relativi programmi di lettura gratuiti: pdf, flash, java, shockwave
eccetto dove diversamente indicato, il materiale presente in questo sito è coperto da licenza creative commons
creative commons