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ultimo aggiornamento: 08/03/2010 - consulenze on line |
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PSICOLOGIA DELL'INSOLITO E DEL PARANORMALE |
14/07/2009 |
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I messaggi subliminali sarebbero parole o immagini che, seppure non percepiti consciamente, possono influenzare il giudizio, gli atteggiamenti e i comportamenti delle persone a livello inconscio. Le prime utilizzazioni risalgono agli anni '50, quando James Vicary convinse un gestore di cinema del New Jersey a inserire nei film dei brevi messaggi pubblicitari tipo "bevi coca-cola" o "mangia popcorn", che per la loro velocità non potevano essere percepiti consciamente. Le affermazioni di Vicary sull'incremento delle vendite dei prodotti pubblicizzati suscitarono vivaci reazioni, come quella del "Nation", che definì il fatto come "la scoperta più allarmante e scandalosa dai tempi dell'invenzione della mitragliatrice". La notizia fu eclatante, il fantasma del controllo mentale di massa presagito fino a quel momento solo da opere di fantasia si stava materializzando, al punto che la Federal Communications Commission bandì l'uso dei messaggi subliminali per radio e per televisione. Ciònonostante, i pubblicitari non rinunciarono ad avvalersi di una strategia dalle conseguenze potenzialmente esplosive dal punto di vista commerciale. Per esempio, messaggi a contenuto sessuale vennero trasferiti abitualmente nella pubblicità di diversi prodotti, come la parola "sex" nei cubetti di ghiaccio di un drink, o genitali maschili e femminili nei panetti di burro o nei composti per torte. Key sosteneva che sebbene non percepite consciamente, queste immagini inducevano le persone in uno stato d'animo positivo, costringendole a prestare maggiore attenzione al prodotto, facendo così aumentare le vendite. I messaggi subliminali non sono solo visivi, ma anche sonori. Negli anni '70 e '80 sorse un vasto mercato di audiocassette contenenti messaggi subliminali che invitavano le persone a perdere peso, smettere di fumare, migliorare il proprio modo di studiare, aumentare la stima di sè e perfino migliorarsi nel golf. Solo nel 1988 gli americani hanno acquistato più di 5 milioni di queste cassette, mentre le vendite nel 1990 ammontarono a circa 50 milioni di dollari.
Un aspetto molto importante da sottolineare è che pochi dei sostenitori dell'efficacia della pubblicità subliminale hanno condotto ricerche controllate a sostegno della loro tesi. Vicary non disponeva di un gruppo di controllo che vedeva lo stesso film privo di messaggi subliminali, e in seguito ammise di aver inventato quelle informazioni a scopo di lucro. Allo stesso modo, Key non condusse studi controllati in cui confrontava l'impatto di pubblicità contenenti messaggi sessuali occulti con quello di pubblicità che ne erano sprovviste. Successivamente sono stati condotti studi sperimentali sulla percezione subliminale, che hanno permesso di valutare le affermazioni a tratti isteriche dei primi tempi. Sintetizzando i risultati di tali esperimenti, non esiste alcuna prova che il tipo di messaggi subliminali impiegati nella vita quotidiana produca alcun effetto sul comportamento delle persone. Greenwald e colleghi hanno svolto per esempio un attento test sull'efficacia delle cassette di autoaiuto subliminale. Metà dei soggetti ascoltarono dei nastri che, secondo il produttore, contenevano messaggi subliminali tesi a migliorare la memoria, mentre gli altri ascoltarono cassette che contevevano messaggi subliminali ideati per aumentare la stima di sè. Nessuno di questi messaggi ebbe qualche effetto sulla memoria o sull'autostima delle persone. Questo e altri studi hanno dimostrato che questi espedienti hanno più o meno gli stessi effetti di una consultazione dall'astrologo. E' però interessante notare come i soggetti della ricerca di Greenwald ritennero che le cassette subliminali funzionassero, nonostante i fatti dimostrassero il contrario. In questo senso gli sperimentatori furono alquanto subdoli: informarono correttamente solo metà dei soggetti circa il nastro che avrebbero ascoltato, e diedero invece informazioni errate agli altri (metà ascoltò il nastro sulla memoria sapendo di cosa si trattava, mentre all'altra metà venne detto che si trattava di una cassetta volta a innalzare la loro autostima). Chi credeva di avere ascoltato il nastro sulla memoria ritenne di averla migliorata, sebbene si trattasse della cassetta sull'autostima, e viceversa. Questo dato spiega perchè queste cassette furono un affare per i produttori per tanto tempo: anche se non funzionavano, la gente continuava a crederci. Bisogna però precisare, come già anticipato, che i messaggi subliminali non funzionano quando applicati alla vita quotidiana. Ci sono invece prove del loro funzionamento quando applicati in ricerche di laboratorio controllate. Murphy e Zajonc mostrarono a dei soggetti una serie di ideogrammi cinesi, chiedendo loro di giudicare quanto gradissero l'aspetto di ognuno di essi. A insaputa dei soggetti, ciascun ideogramma veniva preceduto da un'altra immagine - un volto che esprimeva felicità o rabbia, o un poligono che non suscitava alcuna emozione - che veniva proiettata solo per quattro millisecondi, impedendone così la percezione cosciente. Queste proiezioni subliminali influenzarono il giudizio sugli ideogrammi cinesi. I soggetti li gradirono infatti maggiormente quando preceduti da un volto allegro, moderatamente nel caso del poligono, e ancora meno nel caso del volto arrabbiato. Effetti analoghi sono stati rilevati nel caso di parole proiettate a livello subliminale. Bisogna a questo punto ribadire che tutte le dimostrazioni positive di stimoli subliminali sono state condotte in condizioni controllate di laboratorio difficilmente replicabili nella vita quotidiana. Per ottenere degli effetti subliminali, i ricercatori devono prima assicurarsi che ci sia la giusta illuminazione, che le persone siano sedute alla giusta distanza dallo schermo e che nulla le distragga quando vengono proiettati gli stimoli subliminali. Perfino nell'ambiente di laboratorio non ci sono prove che i messaggi subliminali possono indurre le persone ad agire contro i loro desideri, valori o personalità. Essi producono effetti subdoli sul gradimento verso stimoli ambigui come gli ideogrammi cinesi, ma non riescono a vincere i desideri e le voglie degli individui, facendoli marciare tutti verso il supermercato ad acquistare prodotti che non vogliono o a votare candidati che disprezzano. Ironicamente, la confusione attorno ai messaggi subliminali ha offuscato un lato significativo della pubblicità, e cioè che le pubblicità sono più potenti quando possono essere percepite consciamente. Vi sono ampie prove del fatto che le pubblcità che incontriamo nella vita quotidiana e che percepiamo coscientemente possono avere notevoli effetti sul nostro comportamento, pur non contenendo messaggi subliminali. Inoltre, simili pubblicità non si limitano a influenzare il comportamento consumistico, ma veicolano stereotipi culturali mediante le loro parole e immagini, collegando subdolamente un prodotto a un'immagine desiderata. Pertanto, se anche gli effetti dei messaggi subliminali nelle pubblicità potranno essere documentati, è improbabile che essi siano più forti di quelli prodotti dalla pubblicità più evidente e percepita consciamente. Sembra quasi che la natura abbia provveduto a renderci, almeno da questo punto di vista, invulnerabili. E meno male. Se fosse altrimenti, non sarebbe difficile immaginare le aziende, le fabbriche di prodotti di ogni tipo e i partiti politici investire ingenti capitali per la creazione di forme di pubblicità subliminale volte a controllare ogni aspetto dei nostri comportamenti, più di quanto non facciano già a livello cosciente. |
15/06/2009 |
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di svelare, infatti, eventi di scarsa o nulla importanza, ma anche eventi di rilevanza planetaria, che accadranno però in un futuro talmente remoto che nessuno dei presenti potrà essere più lì a confermare o smentire il profeta di turno. Eppure tantissime persone, ogni giorno, in tutto il mondo, si affidano a sensitivi, chiaroveggenti e maghi di vario tipo per conoscere il proprio futuro o risolvere problemi di salute, lavoro, amore e quant'altro. Come fanno, dunque, i maghi, a irretire ancora tanta gente, quando la logica e la statistica hanno da tempo dimostrato l'infondatezza delle loro presunte facoltà paranormali? La risposta è nella psicologia. Ray Hyman è un prestigiatore e mentalista, ma soprattutto uno psicologo dell'insolito e co-fondatore dello CSICOP. Egli ha studiato gli atteggiamenti e i comportamenti tipici di quei sensitivi, medium e chiaroveggenti che riescono a far credere all'ingenuo di turno che quanto affermano sia vero, anche quando tutte le prove dimostrano esattamente il contrario. Hyman è giunto a individuare una serie di "regole" da seguire per riuscire a far credere a qualcuno di conoscere il suo passato, il suo presente e, soprattutto, il suo futuro. Applicando alla lettera tali regole, chiunque potrebbe improvvisarsi mago, ma (e questa è la cosa più importante) conoscendo tali regole chiunque potrebbe allo stesso modo rendersi conto se chi ha davanti in quel momento è un ciarlatano.
"In giro ci sono molti sedicenti sensitivi o chiaroveggenti" dice Hyman, "i quali affermano che i loro poteri li rendono capaci di leggere la vostra personalità, il vostro carattere, di creare contatti con parenti morti o fornire informazioni sulla vostra vita e il vostro futuro. Nonostante le loro affermazioni, non c'è mai stata nessuna dimostrazione oggettiva di questi poteri in un laboratorio scientifico, in condizioni sperimentali controllate, e questo nonostante diverse organizzazioni offrano degli allettanti premi in denaro a chiunque riesca a dimostrare oggettivamente di avere delle facoltà paranormali." Durante queste prove, Hyman ha invece individuato il metodo, una sorta di tecnica cioè, che i presunti sensitivi usavano nelle loro prestazioni "paranormali", che non aveva niente a che fare con poteri, ma che era invece di natura più squisitamente psicologica, e che è sostanzialmente costituito dalle regole di cui sopra. Hyman ha chiamato questo metodo "cold reading", cioè "lettura a freddo". Esso consiste in pratica nell'attenta osservazione del soggetto designato come "cliente" del mago, nella "lettura" del suo "linguaggio non verbale", che permette al sensitivo di estrarre abilmente delle informazioni sulla vita del soggetto stesso, che può dunque essere successivamente raggirato, convincendolo di avergli detto cose che non avrebbe potuto sapere! Su queste basi, Hyman ha stilato l'elenco dei 13 punti per una efficace cold reading, che riporto di seguito. Chiunque può studiarli bene e applicarli nella realtà, stupendo tutti con i suoi nuovi poteri paranormali. 1) Ricordate che il criterio di base per una efficace lettura della personalità è la sicurezza. Se apparite e agite come se credeste in ciò che state facendo, sarete capaci di vendere anche una cattiva lettura alla maggior parte dei soggetti. Uno dei pericoli dell'interpretare il ruolo di sensitivo è che cominciate a credere veramente che state davvero "leggendo" il reale carattere del soggetto! 2) Fate un uso creativo delle più recenti informazioni statistiche, sondaggi e ricerche. Esse possono fornirvi molte informazioni riguardo a cosa le varie sotto-categorie della nostra società credono, fanno, vogliono, sono preoccupate da, ecc. Per esempio, se riuscite ad accertare il luogo d'origine di un soggetto, il suo livello di istruzione, la religione e il lavoro dei suoi genitori, avrete guadagnato informazioni che dovrebbero permettervi di predire con un'alta probabilità le sue preferenze di voto e i suoi atteggiamenti verso molti argomenti. 3) Preparate lo scenario per la vostra lettura. Siate modesti riguardo alle vostre "facoltà". Non fate affermazioni esagerate riguardo ai vostri "poteri". Sorprenderete allora il vostro soggetto indifeso. Non è una sfida per vedere chi è più intelligente - potete leggere la sua personalità, che vi creda o no. 4) Assicuratevi in anticipo la collaborazione del soggetto. Sottolineate il fatto che il successo della lettura dipende tanto dalla collaborazione del soggetto quanto dai vostri sforzi (dopo tutto, non dimenticate che voi avete già avuto un'affermata carriera come lettori di personalità - non siete voi quelli sotto esame, ma il soggetto!). Dichiarate che a causa di difficoltà linguistiche e di comunicazione, potreste non sempre rendere perfettamente l'idea di ciò che intendete dire. In questi casi, il soggetto si dovrà sforzare di adattare la lettura alla sua vita. Con questa trovata raggiungerete due importanti obiettivi - in primo luogo avrete un alibi nel caso in cui la lettura non funzionasse; è colpa del soggetto, non vostra! In secondo luogo, il soggetto si sforzerà di adattare le informazioni generiche che gli avrete fornito alle sue specifiche circostanze di vita. Successivamente, quando il soggetto ricorderà la lettura, vi saranno attribuiti molti più dettagli di quanti ne avete realmente forniti! Questo è fondamentale. La vostra lettura avrà successo solo nella misura in cui il vostro soggetto sarà stato un partecipante attivo nella lettura stessa. Il bravo lettore è quello che, intenzionalmente o inconsapevolmente, costringe il soggetto a cercare nella sua mente di trovare un senso alle vostre affermazioni. 5) Usate un espediente da mago, come i tarocchi, la sfera di cristallo, la lettura della mano ecc. L'uso di oggetti di scena permette di raggiungere due importanti obiettivi. In primo luogo, dà atmosfera alla lettura. In secondo luogo (e soprattutto), vi dà il tempo di formulare la vostra prossima domanda/affermazione. Invece di stare semplicemente lì seduti, pensando a qualcosa da dire, potete studiare intensamente le vostre carte/sfera di cristallo ecc. Potete scegliere di tenere le mani del vostro soggetto - questo vi aiuterà a sentire le sue reazioni alle vostre affermazioni. Se state usando, diciamo, la chiromanzia (la lettura delle mani), vi sarà di aiuto aver studiato qualche manuale, e aver imparato la terminologia. Questo vi permetterà di focalizzare più rapidamente l'attenzione sulle preoccupazioni più urgenti del vostro soggetto - "preferisce che ci concentriamo sulla linea del cuore o sulla linea della salute?". 6) Imparate a memoria una lista di frasi preconfezionate da dire. Anche durante una cold reading, piazzare al posto giusto delle frasi di scorta renderà la vostra lettura più consistente e vi aiuterà a guadagnare tempo mentre formulate definizioni più precise. Usatele per iniziare la lettura. Chiromanzia, tarocchi e altri manuali sulla divinazione sono ottime fonti di buone frasi. 7) Tenete gli occhi aperti! Ma usate anche gli altri sensi. Valutate il soggetto osservando i suoi vestiti, i gioielli che porta, i suoi manierismi e il linguaggio. Anche una classificazione grossolana basata su queste informazioni può fornire le basi per una buona lettura. Inoltre, osservate attentamente le reazioni del soggetto alle vostre affermazioni - Capirete subito quando state centrando l'obiettivo! 8) Usate la tecnica del fishing. Si tratta di un semplice sotterfugio per riuscire a far parlare il soggetto di sè stesso. Quindi riformulate quanto il soggetto vi ha detto e riproponeteglielo. Un modo di fare fishing consiste nel formulare ogni affermazione come se fosse una domanda, quindi attendere la riposta. Se la risposta o la reazione è positiva, cambiate la domanda appena fatta in un'affermazione. Spesso il soggetto reagirà rispondendo alla domanda implicita e magari aggiungendo qualcos'altro. Più tardi, il soggetto dimenticherà di essere stato egli stesso la fonte dell'informazione! Formulando le vostre affermazioni sotto forma di domande, costringete il soggetto anche a cercare di recuperare nella sua memoria esempi specifici che si adattino alle vostre affermazioni generiche. 9) Imparate ad ascoltare. Nel corso di una lettura il vostro cliente smanierà per parlare degli avvenimenti che man mano emergeranno nella discussione. Il bravo lettore lascia che il cliente parli a volontà. Un'altra funzione importante del saper ascoltare è data dal fatto che la maggior parte dei soggetti che chiedono i servizi di un mago in realtà vogliono solo qualcuno che ascolti i loro problemi. Inoltre, molti soggetti hanno già preso delle decisioni riguardo alle scelte che faranno. Vogliono solo essere appoggiati nell'attuazione di tali decisioni. 10) Drammatizzate la lettura. Restituite qualunque piccola informazione avete dandone un pò alla volta. Fatela sembrare più di quello che è. Costruite frasi immaginifiche intorno a ogni rivelazione. Non abbiate paura di esagerare. 11) Date sempre l'impressione di sapere più di quanto state dicendo. Il bravo lettore, come il medico di famiglia, si comporta sempre come se sapesse molto di più. Una volta che avrete convinto il soggetto che avete delle informazioni in più che non avreste potuto sapere (attraverso normali canali) il soggetto penserà che sapete tutto! A questo punto, il soggetto si aprirà e si fiderà di voi. 12) Non abbiate paura di lodare il vostro soggetto ogni volta che se ne presenta l'occasione. Qualche cliente ogni tanto protesterà, ma accetterà comunque la lode. In questi casi, potete aggiungere "Lei è sempre sospettoso di chi la loda. Non riesce a credere che qualcuno dica qualcosa di buono su di lei senza un secondo fine". 13) Ricordate la Regola Aurea - dite sempre al soggetto ciò che vuole sentire! |
23/12/2007 |
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deciso di indagare sulle eventuali basi genetiche dei poteri magici di cui alcune persone godrebbero. Si dà, cioè, per scontato, che i poteri magici esistano, e che esistano quindi persone in grado di comunicare con i serpenti, di cambiare il colore dei loro capelli e di predire il futuro. Non solo: si ipotizza che questi poteri siano anche ereditabili. Peccato che non esista una sola ricerca scientifica al mondo, che io sappia, che dimostri l’esistenza oggettiva di tali facoltà. Più precisamente, ricerche in laboratorio sull’argomento ne sono state fatte tante, e alcune hanno anche dato esito positivo, hanno cioè permesso di concludere che certe persone sono veramente dotate del potere di percepire stimoli extrasensoriali, di controllare la materia con la forza del pensiero o di effettuare viaggi fuori dal corpo, ma nessuna di esse, a un controllo più attento, è risultata totalmente priva di vizi metodologici. Se questo dubbio non bastasse, il successivo deriva dal materiale sul quale i ricercatori in questione si sono basati: i 7 libri della serie di Harry Potter, di J. K. Rowling. In qualsiasi ricerca scientifica, la consultazione della letteratura sull’argomento è un elemento fondamentale del metodo di lavoro, ma di solito si parla di letteratura scientifica, non di romanzi fantasy. La discussione della ricerca prosegue arrivando a ipotizzare quali geni, loci e alleli sarebbero coinvolti nella determinazione della presenza dei poteri magici di cui sopra, dei modi in cui tali caratteristiche genotipiche possano essere state introdotte nel patrimonio genetico della specie umana (l’ipotesi più quotata pare essere quella dell’accoppiamento di esseri umani con creature del “mondo magico”, come gnomi o centauri), e la conclusione è, ovviamente, che i poteri magici hanno una base ereditaria, data non da un singolo gene ma dalla combinazione di più geni recessivi, la cui azione avrebbe a sua volta bisogno di essere rinforzata da specifici alleli che fungerebbero da potenziatori dei suddetti geni, il che spiegherebbe la bassa incidenza di persone dotate di poteri magici nella popolazione totale.
Evidentemente non devo essere stato il solo a chiedermi come possa un lavoro del genere trovare spazio su una rivista “seria” come il British Medical Jourmal. Infatti, i commenti giunti al giornale su questo articolo rispecchiano i dubbi già sollevati, e si chiedono soprattutto se sia giustificabile spendere i soldi destinati alla ricerca scientifica per lavori come questo. La risposta di uno dei ricercatori è in parte tranquillizzante: dice infatti di non aver usato fondi destinati alla ricerca per redigere questo articolo con i suoi colleghi, che il tutto è nato da un viaggio che uno di loro stava facendo con i suoi tre bambini, e che l’obiettivo era soprattutto quello di invogliare la gente a tornare a leggere i normali libri di carta in un’epoca sempre più tecnologica. Se il fine era davvero questo, onore al merito, ma mi chiedo quanto possa essere efficace per il raggiungimento dei suoi scopi la scelta di un metodo come quello usato dagli autori dell’articolo, e perché una rivista tanto importante si è presa la briga di pubblicare un lavoro del genere se non aveva finalità scientifiche, ma "solo" etiche. Per non parlare poi di quanti furbacchioni potrebbero usare pubblicazioni come questa per giustificare pratiche fraudolente. Forse, sarebbe il caso che gli stessi autori facessero una ricerca anche su questo argomento. |
22/12/2007 |
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non essersi inizialmente reso conto del cambiamento, così come le persone che frequentava abitualmente, poiché esso avveniva in modo molto graduale. Furono dei suoi amici che rivide dopo alcuni mesi a notare i primi segni del nuovo “colore” di Paul e a chiedergli cosa gli fosse accaduto. Paul dice che non è facile vivere da uomo blu tra persone normali, ha quindi comprensibilmente cominciato a evitare luoghi pubblici. Uno stigma del genere è infatti una naturale calamita per la curiosità, l’interesse o il divertimento altrui. Sebbene secondo i medici la condizione di Paul potrebbe essere collegata a una rara malattia chiamata “argyria”, lui crede che le cause siano altre, e continua a bere il suo argento colloidale, anche se, dichiara, molto meno di prima. Dopo aver vissuto in Oregon, Paul ha deciso di trasferirsi, alla ricerca di una comunità meno discriminante.
La sensazione di essere oggetto di una sorta di “razzismo” deve senz’altro accompagnare l’esistenza di questa persona, benché ciò non gli abbia impedito di trovare una compagna, e forse questo caso dovrebbe far riflettere sull’opportunità di affidarsi ad alcune forme di medicina non tradizionali e magari prive di fondamenti scientifici. Enzo Artale |
15/11/2007 |
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In breve: la protagonista della storia è Carla Moran, appunto, una donna dall’esistenza complicata, che comincia all’improvviso a subire aggressioni fisiche, compresa la violenza sessuale, da parte di una “entità” invisibile, che emana un forte odore di carne marcia e dalla straordinaria forza fisica. All’inizio nessuno le crede, tanto meno lo psichiatra al quale si affida, successivamente trova conforto in un gruppo di parapsicologi che non solo le credono, ma decidono di aiutarla a liberarsi dall’entità addirittura tentando di catturarla.
Alla fine Carla Moran esce da questa brutta storia, ma in tre modi diversi nelle tre versioni. Nel trailer che anticipava l'uscita del film, la storia veniva presentata come il più importante caso paranormale mai studiato e ancora senza soluzione. Com’è facile immaginare, è normale, per la presentazione di un film, “pomparlo” un po’, magari esagerando con le affermazioni, soprattutto quando nessuno avrebbe potuto contraddirle, come in questo caso, se non coloro che investigarono personalmente sulla vicenda, salvo il particolare che gli stessi erano anche consulenti nella sceneggiatura del film. Ciò che rende “diverso”, in un certo senso, il caso di Carla Moran, sta nel fatto che in esso furono coinvolti personaggi e “istituzioni” che ammantarono la vicenda di un velo di credibilità scientifica che tuttora fatica a essere squarciato. In primo luogo, i parapsicologi che si occuparono del caso all’epoca lavoravano sotto l’egida di un personaggio che ha rappresentato per alcuni anni un punto d’unione molto importante tra il mondo scientifico e quello del paranormale: Thelma Moss Donna dall’esistenza movimentata, come Carla Moran del resto, Thelma Moss si è guadagnata un posto nelle cronache statunitensi degli anni settanta (anche) per essere stata psicologa e direttrice del laboratorio di parapsicologia, facente capo all’istituto di neuropsichiatria dell’Università di Los Angeles, California. Per quanto strano possa sembrare a qualcuno, un laboratorio del genere è realmente esistito; anzi, se ci caliamo per un attimo nel contesto storico e geografico in questione, fatto di “figli dei fiori”, “era dell’acquario”, rifiuto di una realtà fatta di guerre (quella fredda, con l'Unione Sovietica, e quella, molto calda, in Vietnam) e futuro nucleare, e, non meno importante, montagne di LSD, risulterà, alla fine, molto meno inverosimile di quanto possa apparire a prima vista. Ovviamente non tutto l’establishment universitario vedeva di buon occhio le attività del laboratorio, anzi, nel corso della sua esistenza fu osteggiato costantemente dalla parte più conservatrice del senato accademico, che alla fine prevalse e ne ottenne la chiusura, ma finché funzionò Thelma Moss lo diresse molto attivamente, studiando “scientificamente” i più disparati fenomeni paranormali, e fu infatti grazie al suo lavoro divulgativo e ai frequenti viaggi oltre cortina che gli Stati Uniti conobbero la “fotografia Kirlian”, ma questa è un’altra storia. Il laboratorio della Moss era frequentato da un ampio giro di personaggi più o meno pittoreschi, tra i quali due giovani ricercatori del paranormale: Karry Gaynor e Barry Taff. I due ottennero una notevole pubblicità dalla vicenda, divenendo, come anticipato, anche consulenti sia per la stesura del libro di Frank De Felitta che per la sceneggiatura dell’omonimo film. L’immagine di Gaynor si è nel tempo un po’ offuscata, pur essendo ancora accreditato come uno dei più importanti parapsicologi statunitensi, mentre Barry Taff è praticamente, ad oggi, una vera e propria autorità in materia. È stato infatti soprattutto Taff a continuare a parlare del caso di Carla Moran, praticamente da trent’anni, e tutto ciò che di “reale” è possibile sapere di questa vicenda proviene dalle sue dichiarazioni su ciò che non è stato romanzato della presunta “storia vera” di cui sopra. Taff è probabilmente la persona che ha vissuto la vicenda più da vicino fin dall’inizio, dopo, ovviamente, Carla Moran. Le fonti sui “lavori” di Taff hanno un’autorevolezza non proprio inattaccabile, una delle principali essendo lui stesso e i suoi libri, e le altre essendo costituite per lo più da riviste, molte delle quali ormai inesistenti, e siti internet più o meno specializzati in paranormale e parapsicologia. Da tali fonti è stato possibile raccogliere le informazioni riguardanti la vita e le opere del parapsicologo. Da esse è inoltre possibile apprendere che Barry Taff si è laureato in psicofisiologia, ha studiato ingegneria biomedica presso l’Università di Los Angeles, California, e detiene 6 non meglio specificati “brevetti” medici. Dal 1969 al 1978 ha lavorato presso il laboratorio della Moss come ricercatore associato, occupandosi dello studio di svariati fenomeni paranormali, tra cui telepatia, UFO, chiaroveggenza, poltergeist, previsione del futuro e altro. Nei trent’anni successivi pare abbia collezionato una quantità che supera le 4000 investigazioni in casi di poltergeist, fantasmi e possessioni, divenendo la massima autorità statunitense nel campo. Nel 1969 fu lui stesso oggetto di ricerca parapsicologica in qualità di medium. Oltre a “The Entity”, è stato consulente tecnico per numerosi altri libri e film, tra cui “Poltergeist”, nonché per numerose istituzioni governative e locali, tra le quali: la CIA, l’FBI, i servizi segreti della marina militare, la National Security Agency, l’Interpol, il dipartimento di polizia di Los Angeles, la California Highway Patrol (quelli di “Chips”). Lui si definisce “scettico”. Quella che segue è, in estrema sintesi, la storia di Carla Moran nella sua forma più vicina alla realtà, tale come sono riuscito a ricostruirla dopo una lunga ricerca, scremata dalle innumerevoli “correzioni” che in più di trent’anni un argomento come questo ha attirato. Volendo essere più precisi, parlare di “fedeltà alla realtà” in una storia come questa è un po’ azzardato, ma ci sono risvolti psicologici e sociologici, esposti più avanti, secondo me comunque degni di nota, a prescindere dalla veridicità della vicenda e dei suoi testimoni. Cominciamo col dire che “Carla Moran”, com’è facilmente intuibile, è un nome inventato. Il vero nome della protagonista della storia pare fosse "Doris Byhter". Non è dato sapere in che modo Doris conobbe Taff e Gaynor, ma si sa che ciò avvenne nell’estate nel 1974, quando “l’entità” cominciò a perseguitarla. Prima dell’incontro con i due parapsicologi, la donna era già stata vittima di diversi attacchi da parte dell’entità, durante i quali era stata colpita da vari oggetti che si trovavano in casa, percossa e violentata. Doris all’epoca aveva 35 anni, e viveva in una piccola casa a Culver City, un sobborgo di Los Angeles, con i suoi tre figli maschi di 3, 12 e 16 anni. Dopo un primo sopralluogo, tra il 22 agosto e il 31 ottobre dello stesso anno la casa e la vita di Doris Byther vennero investigate da circa 50 persone, tutte più o meno esperte di paranormale o appassionate della materia. Le visite dei ricercatori in casa di Doris furono in totale 8. All’inizio della ricerca, in almeno una delle visite, la seconda, non fu Doris a indicare agli studiosi quando l’entità era presente in casa, ma una sua amica medium, Candy. Durante alcune di queste visite furono scattate delle fotografie nelle quali era possibile osservare strani effetti luminosi, a detta di non meglio precisati esperti, “veri”, cioè non creati tramite manipolazione delle immagini, poiché non sarebbe stato possibile, almeno per l’epoca, dare alle luci quelle forme attraverso un fotomontaggio. La foto riportata all’inizio di questo intervento raffigurerebbe, sempre secondo Taff, la stessa Doris Byther (seduta sul letto) con un gruppo di ricercatori durante una di queste sessioni, e sarebbe stata scattata esattamente nel momento in cui affermava che l’entità era presente nella stanza. I ricercatori non si sarebbero accorti di niente, solo al momento della stampa delle foto avrebbero osservato i fenomeni luminosi. Alla settima visita della ricerca erano presenti anche Thelma Moss e Frank De Felitta, oltre ad alcuni psichiatri anche loro appassionati di paranormale. L’ottava e ultima visita, invece, da parte di Taff e Gaynor, risultò completamente infruttuosa. Dopo quella volta i due parapsicologi persero ogni contatto con Doris, che tornò a farsi sentire circa tre mesi dopo per informarli di essersi trasferita e che gli attacchi continuavano, seppure diminuiti in frequenza e intensità. Da quel momento in poi le comunicazioni con Doris Byther divennero sempre più rare. In quelle successive, la donna informava Taff di avere scoperto di essere incinta, a suo dire, per opera dell’entità, ma dalle visite mediche risultò trattarsi di una gravidanza isterica, mentre in una comunicazione ulteriore la donna affermava di credere che l’entità volesse ucciderla. Taff sentì di nuovo Doris nel febbraio del 1983, nel periodo in cui il film era da poco uscito nelle sale. Gli disse che gli attacchi, con suo grande e comprensibile sollievo, erano cessati da qualche tempo. Fu l’ultima volta che Barry Taff parlò con Doris Byther. L’ultimo dei personaggi coinvolti nella storia ad aver parlato con lei è stato De Felitta, verso la fine degli anni ’90. Negli anni che seguirono l’uscita del film, diverse donne, periodicamente, si sono presentate alla stampa statunitense affermando di essere la vera Carla Moran. L’ultima di esse dichiarò nel 2001 a un giornalista di essere malata di cancro, e fece la sua ultima apparizione televisiva nel 2004. In realtà non si sa se fosse Doris Byther o l’ennesima mitomane. Pare invece che l’ultima apparizione televisiva di Barry Taff, in cui parlava del caso di Carla Moran, risalga al 2005, accanto alla brava Barbara Hershey, l’attrice che ne ha interpretato il personaggio nel film. Questi i fatti, al di là della finzione letteraria e cinematografica, come riportati da Barry Taff. È possibile leggere l’intero resoconto della storia in un documento chiamato “the real-life entity case”, originariamente pubblicato sulla rivista “Omni Magazine”, chiusa negli anni ’80 e nota per aver dato spazio tanto a premi nobel quanto a personalità dal retroterra scientifico molto meno solido. Altre informazioni sul caso si possono avere ascoltando un podcast (in inglese), presumibilmente registrato nel 1998 e della durata di circa 50 minuti, in cui è possibile sentire un riassunto della storia dalla viva voce di Taff, che in questa occasione parla anche di altri casi più o meno celebri di cui si è occupato. Il podcast contiene, oltre alle dichiarazioni di noti parapsicologi, una registrazione della voce di De Felitta. Taff fornisce sostanzialmente due tipi di spiegazione sui fenomeni occorsi a Doris Byther: una è quella paranormale, quando cita un fenomeno conosciuto come RSPK (Recurrent Spontaneous PsychoKinesis); l’altra è più psicologica. Vorrei osservare a questo proposito che nel documento che racconta la storia vera, la parte psicologica della spiegazione cede il posto, proprio quando sembrava avviata su una strada del tutto plausibile, a quella paranormale. Doris Byther non è la prima donna ad affermare di essere stata violentata da un’entità ultraterrena, e, a giudicare dagli interventi che ancora oggi si leggono sui forum dedicati all’argomento, nemmeno l’ultima, anzi, pare che soprattutto negli Stati Uniti i casi di aggressioni fisiche verso donne da parte di entità incorporee, anche se non sempre a sfondo sessuale, siano piuttosto frequenti. Certo, la possibilità della burla, della frode o della mitomania è sempre dietro l’angolo ma, senza scomodare il paranormale, ci sarebbe anche quella psicologica. È ormai noto che alcune psicopatologie sono socialmente determinate. Sono, cioè, gli usi e i costumi di un determinato posto in un determinato momento a creare certi disturbi psichici e a dare loro la forma che assumono. Non so se Doris Byther fosse affetta da un disturbo psichico o meno, ma alcuni elementi della sua presunta storia vera lasciano pensare che la natura psicogena dei suoi sintomi non fosse del tutto da escludere. Disturbi psichici collegati più o meno manifestamente alle emozioni e, soprattutto, alla sfera sessuale, sono stati descritti in tempi non sospetti. Sigmund Freud seguì personalmente alcuni casi di “isteria di conversione monosintomatica”, nei quali i soggetti, di solito donne, durante gli attacchi isterici ripetevano coattivamente e in modo simbolico, cioè mimandolo, l’abuso sessuale del quale erano state vittime durante l’infanzia. In alcuni di questi casi le donne svilupparono anche gravidanze isteriche, con tanto di ingrossamento del ventre, fino al ritorno a uno stato fisiologico normale attraverso la psicoanalisi. Nell’aristocratico ambiente della borghesia viennese medio-alta, nel quale il giovane padre della psicoanalisi curò i suoi primi pazienti, fece scandalo la spiegazione che diede della così detta “sindrome del guanto destro”, che colpiva soprattutto giovani signorine di buona famiglia, e che si manifestava con una paralisi dei movimenti volontari della mano destra. Freud spiegò tale disturbo come l’esito dell’educazione fortemente repressiva che i bambini, e soprattutto le bambine, ricevevano in un ambiente eccessivamente formale, bigotto e moralista riguardo a tutto ciò che ruotava intorno al sesso. Secondo lui l’origine del disturbo era la rimozione del desiderio di masturbazione, la paura e il ribrezzo per la quale erano stati inculcati durante l’infanzia ai soggetti che ebbe in cura. La prova di quanto affermava sarebbe consistita nel fatto che una volta riportata alla luce tale paura nella coscienza del soggetto, il disturbo regrediva fino a scomparire in breve tempo. Un altro argomento affine a quanto appena detto riguarda la fenomenologia delle “stimmate”. La storia di Doris Byther potrebbe, da questo punto di vista, essere interpretata come il negativo delle storie di alcune celebri mistiche e stimmatizzate del passato. Secondo Dacquino, citato in De Vincentiis, le mistiche, spesso giovani donne educate molto rigidamente in famiglie fortemente osservatrici delle convenzioni religiose, avrebbero sostituito inconsciamente un amante reale con l’amante “divino”, materialmente irraggiungibile, privandosi quindi della possibilità di “peccare” fisicamente ma riportando sul corpo i segni di tale “unione”. È di qualche mese fa la notizia di una donna inglese di mezza età che verrebbe colpita da una paralisi muscolare totale, fino alla perdita della coscienza, non appena provi solo a pensare di esprimere verbalmente le proprie emozioni, soprattutto quando vorrebbe comunicare ai suoi cari l’amore che prova nei loro confronti. Lungi dallo spiegare una storia che non si sa ancora (e forse non si saprà mai) se sia realmente accaduta, tutti questi casi dovrebbero servire quanto meno a spiegare che le relazioni tra psiche e corpo, soprattutto in tema di amore e sesso, sono ben più consistenti e complicate di quanto possa sembrare, al punto da superare, talvolta, anche la fantasia. Tra gli interventi nei forum in cui si parla del caso di Carla Moran, fra le possibili spiegazioni, viene spesso citato un disturbo psichico noto come “paralisi del sonno”. Tale citazione non ha senso, poiché i sintomi di questo disturbo sono nettamente diversi da quelli descritti nella storia, come avrò modo di chiarire in un prossimo articolo. Anche se falsa, la storia si presta bene all’interpretazione psicologica. Sia nel libro che nel film è evidente l’intervento di consulenti tecnici per quanto riguarda questo aspetto, anche se talvolta entrambe le narrazioni non sono prive di strafalcioni che un addetto ai lavori non può non notare, come quando Carlotta (così viene chiamata nella versione italiana del libro) viene definita dagli psichiatri in un brevissimo arco temporale prima “isterica”, poi “psicotica”, poi “psicopatica” e infine “nevrotica”. Un altro elemento a favore della spiegazione di tipo psicogeno, riguarda il fatto che, in comune con i fenomeni descritti dalla parapsicologia come “poltergeist”, anche molti disturbi psichici temporanei sono legati al luogo in cui si manifestano per la prima volta. Spostandosi, per esempio traslocando in un’altra casa o in un’altra città, anche i sintomi regrediscono, come afferma lo stesso Taff parlando della diminuzione degli attacchi da parte dell’entità in seguito ai trasferimenti di Doris Byther. Ed è ancora Taff ad ammettere che Doris beveva spesso, anche se le sue testimonianze non vennero ritenute frutto della passione per l’alcol. Tra i sintomi lamentati dalla Byther, figuravano anche ferite che riportava in diverse parti del corpo, e che asseriva esserle state inflitte dall’entità. Alcuni disturbi psichici contano tra i sintomi che li caratterizzano anche le ferite fisiche, come tagli o altri tipi di lesioni auto-inflitte. Alla base di simili comportamenti sarebbero eventi traumatici vissuti durante l’infanzia in cui il soggetto sarebbe stato vittima di un aggressore che ne avrebbe abusato. L’aggressore, vissuto originariamente dalla vittima come onnipotente, si ripresenterebbe in successive fasi della sua vita, continuando ad aggredirla e infliggendole ferite simili a quelle che le aveva inflitto nella realtà. Un comportamento simile è frutto di un uso distorto di meccanismi di difesa psicologica di cui ognuno di noi è dotato fin dall’infanzia. Dal resoconto che ne fanno Taff e De Felitta, Doris Byther avrebbe avuto in comune, tanto con le celebri mistiche del passato, quanto con donne sofferenti di disturbi psichici esiti di traumi infantili a sfondo sessuale, un’educazione particolarmente rigida, improntata ai formalismi della religione (il padre era un predicatore), impartitale da genitori autoritari, unita ad abusi a sfondo sessuale e violenze fisiche perpetrate nei suoi confronti dagli stessi genitori. In seguito si sarebbe unita spesso a uomini il cui comportamento nei suoi confronti era improntato al maltrattamento e all’abuso. Per quanto strano possa sembrare, scelte di questo genere sono molto comuni. Donne maltrattate dal padre da piccole, scelgono uomini che ricalcano i comportamenti della figura paterna. Inconsciamente, la scelta ricade su un aggressore che si conosce già, almeno a livello simbolico, piuttosto che su qualcuno che non si conosce e che potrebbe rivelarsi peggiore del male conosciuto. Spinta alle estreme conseguenze, una scelta del genere potrebbe determinare anche la creazione di un aggressore conosciuto ma irreale. Questo aspetto è ben rappresentato tanto nel libro quanto nel film nella parte finale, quando Carla alterna dichiarazioni di odio nei confronti dell’entità ad avvertimenti dati sottovoce alla stessa, coi quali le consiglia di andarsene, di fuggire, prima che la catturino. La odiava, ma la proteggeva allo stesso tempo. Alcune delle aggressioni da parte dell’entità venivano descritte, tanto da Doris quanto dal suo personaggio, Carla, come portate a termine con l’aiuto di altri due esseri, anch’essi invisibili e fortissimi, ma più piccoli, che la tenevano, mentre quella più grande le usava violenza. Lo stesso Taff si avventura a questo punto in una spiegazione psicoanalitica di questo aspetto delle aggressioni, quando richiama l’attenzione sulla presenza, in casa con Doris, dei tre figli maschi, uno grande e gli altri due più piccoli, figli coi quali i rapporti della donna non erano privi di difficoltà. Un aspetto apprezzabile soprattutto dagli addetti ai lavori, infine, non citato nella storia vera e presente invece nelle sue versioni fittizie, riguarda lo sfacciato controtransfert di cui è vittima il giovane psichiatra che prende in carico Carla, e che lo porterà, almeno nel libro, a ricoverarla a tempo indeterminato nell’ospedale di cui assume la direzione, dopo aver lasciato l’istituto universitario nel quale stava svolgendo l’internato al momento dell’incontro con la giovane e affascinante Carla. Come fa notare William Evans nel suo articolo nel sito dello C.S.I.C.O.P., il cinema ama dipingere normalmente gli scettici come dogmatici autoritari misantropi, unici e arroganti bacchettoni custodi della verità ufficiale di ogni cosa, e “The Entity” non fa eccezione. Anzi, tanto il libro quanto il film sembrano l’ennesima battaglia dell’annosa guerra tra scettici e credenti nel paranormale, che va avanti ormai dall’Illuminismo, dalla quale la scienza ufficiale esce a pezzi, come nella scena del film in cui Carla Moran viene invitata a esporre il suo caso davanti all’intero staff psichiatrico dell’istituto nel quale è in cura, dopo di che, quando la paziente lascia la stanza, tutti i componenti dello staff (di cui fa parte una sola donna) che non lo stessero già facendo, cominciano a fumare, chi la sigaretta, chi il sigaro, chi la pipa, riempiendo in pochi secondi l’ambiente di una nuvola di fumo grigio che stride fortemente col bianco dei loro camici da medici. Benché diventati nel tempo oggetti di culto tra gli appassionati del genere, né il libro né il film sono mai riusciti a sfondare come prodotti di massa. A mio parere, ciò che rende spinosa la storia di Carla Moran è lo sfondo sessuale nel quale si muovono i protagonisti della vicenda. Il sesso occupa una parte importante nell’economia di tutta la storia, poiché ha condizionato la vita di Carla/Doris e poiché viene chiamato in causa dal mondo scientifico come spiegazione di ciò che accade alla tormentata donna. “Si sta masturbando”, esordisce lapidario il capo dei medici alla fine della visita di Carla nel film. È questa insolita commistione tra sesso e spiriti, tra “profano e profano”, ad avere forse limitato le potenzialità di prodotti non inferiori per qualità ad altri dello stesso genere, che hanno invece riscosso un successo di pubblico molto maggiore. Almeno in Italia, il libro non è più stato pubblicato, mentre sul film si vocifera già da qualche anno che ve ne sia un rifacimento in preparazione, dato in imminente uscita prima per il 2006, poi per il 2007, ora per il 2008. Non è dato sapere i nomi del cast di questo fantomatico progetto, ma sulla regia circola insistentemente il nome di Hideo Nakata (Ringu, Ringu 2). Non sarebbe strano se questa volta gli aspetti sessuali della storia, particolarmente espliciti nella versione originale, venissero smussati, per puntare al grande pubblico, magari compensandoli con quelli più spettacolari degli effetti speciali, usati in modo parsimonioso ma molto efficace nella pellicola del 1982, soprattutto se si considera che la casa di produzione della nuova versione dovrebbe essere la Sony. Ho accennato in precedenza ai “pittoreschi” personaggi che hanno animato il laboratorio di Thelma Moss negli anni ’70. Tra questi non poteva mancare quella che è forse la più grande superstar del paranormale moderno, Uri Geller. Durante le mie ricerche sulla storia di Carla Moran, mi sono imbattuto in un articolo sulla Moss, pubblicato da Christopher Hawtree su "The Guardian" del 27 febbraio 1997, e ripreso nel sito di Geller, essendo citato anche lui. Dato che sarà oggetto di un mio prossimo articolo, ho deciso di pubblicare, come una sorta di “trailer” di presentazione del personaggio, per quei pochi che non lo conoscessero, lo scambio di e-mail che ho avuto con Geller sul caso di Carla Moran. "Hallo My name is Enzo Artale, I'm a psychologist from Siracusa, Italy. I'm investigating on the case of Carla Moran and her history, better known as "the entity case", on wich are based the early 80's book by author Frank De Felitta and the movie by director Sidney Furie, as you certainly know. I would ask if you know anything about the real events behind the story, if they are "real", or if it's been only a hoax? What do you think about it? Did you ever meet the real Carla Moran? Thank's for reading my mail. Best Wishes." "Hi Enzo I believe I met her many years ago. Much enegy Uri Enzo Artale BIBLIOGRAFIA De Felitta F., L’Entità, Euroclub Narrativa, Bergamo 1978. De Vincentiis A., Estasi – Stimmate e altri fenomeni mistici, Avverbi, Roma 1999. |
12/11/2007 |
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dietro all’evento che fa già gridare al miracolo molti credenti ci sia o meno un intervento ultraterreno, è quanto meno utile tentare una spiegazione alternativa.
Alcuni aspetti in particolare dovrebbero essere tenuti in considerazione: il primo, più oggettivo, riguarda proprio l’immagine in questione. Sullo sfondo è possibile notare il flash o il faretto di almeno un’altra persona che sta scattando una fotografia o sta filmando il fuoco, nello stesso momento in cui è stata scattata la fotografia dalla quale è nato il caso. Sarebbe interessante sapere quale immagine è venuta fuori da quello scatto o filmato. Se anche nelle immagini riprese da altri punti di osservazione la fisionomia di Papa Giovanni Paolo II fosse altrettanto riconoscibile sarebbe un altro punto a favore dei credenti, ma, allo stato attuale, non è dato saperlo. Il secondo elemento da tenere in considerazione è che la sagoma umana è unica. Il nostro corpo, cioè, non è simile a nessun altro oggetto normalmente presente in natura, quindi facilmente riconoscibile. Qualora un evento naturale, come una macchia su un muro, per esempio, o una fiamma, o qualsiasi altra cosa, ne riproducesse, anche casualmente e parzialmente, le sembianze, saremmo naturalmente propensi a riconoscerle immediatamente come tali. Il terzo elemento, strettamente connesso al precedente, è un fenomeno conosciuto in psicologia come “pareidolia”, la tendenza, cioè, a "ricostruire, partendo da elementi parziali, degli stimoli, visivi o di altro tipo, interi". Orbene, se uniamo il secondo elemento al terzo, e a questi aggiungiamo le particolari sensazioni legate al contesto in cui l’evento si è realizzato, e a queste l’inevitabile quanto legittima suggestione che condizioni simili possono suscitare in chiunque tra noi, ecco che abbiamo, credo, una sufficiente quantità di informazioni per fornire una spiegazione alternativa a quella diventata oggetto di notizia. Essendo a conoscenza delle premesse che hanno portato a interpretare lo stimolo (in questo caso la fotografia) in un certo modo, sarebbe interessante scoprire se la stessa interpretazione sarebbe data anche da soggetti non a conoscenza di tali premesse. Una semplice prova potrebbe consistere, per esempio, nel chiedere a qualcuno che non conosca la notizia e, possibilmente, che non sia nemmeno cattolico, cosa vede nell'immagine in questione. Ovviamente, i credenti potrebbero, comprensibilmente, utilizzare le stesse motivazioni rivolgendole a loro vantaggio, affermando cioè che la sagoma di Wojtyla è apparsa proprio lì, in quel momento, non come effetto di una suggestione di massa, ma perché “lui” era il motivo dell’adunanza. E in effetti il discorso non farebbe una piega. Non possiamo sapere con certezza, in questo come in molti altri casi simili, se si tratti di “coincidenze” o di qualcos’altro. Ognuno giudicherà da sé, scegliendo la verità più congeniale alla propria personalità. |
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