logo
ultimo aggiornamento: 08/03/2010 - consulenze on line
Connettiti alla psicologia!

 


PSICOLOGIA E INTERNET, FORMAZIONE A DISTANZA, TECNOLOGIE DELL'INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE MEDIATA DAL COMPUTER


psicologia e internetTutto ciò che può essere fatto con un computer può essere fatto anche senza. Nell'epoca del digitale un'affermazione come questa può sembrare assurda, ci si potrebbe chiedere infatti: ma perchè non farlo con il computer? Il punto è proprio questo. Il computer è diventato uno strumento di massa solo da pochi anni, precisamente dalla prima metà degli anni novanta del secolo scorso, in seguito all'invenzione delle Graphic User Interface (GUI). Prima di allora, tutto ciò (o quasi) che oggi viene normalmente fatto con il computer in ambito domestico, ma in parte anche in ambito lavorativo, veniva fatto senza. L'avvento dei computer ha causato due cambiamenti sostanziali: ha moltiplicato la quantità di operazioni possibili nell'ambito di una determinata applicazione, e ha aumentato esponenzialmente la velocità delle suddette operazioni. Tali cambiamenti, com'è facile intuire, sono complementari. Poi un computer è stato messo in comunicazione con un altro, e poi con un altro, e poi con un altro ancora e così via, e tutti questi computer hanno cominciato a comunicare insieme contemporaneamente. Era nata l'internet, più familiarmente chiamata "internet", senza l'articolo. Internet ha a sua volta moltiplicato a un livello superiore le capacità dei singoli computer che la componevano. La relazione tra un singolo computer e internet è simile a ciò che accadeva prima della diffusione dei computer stessi. Ancora una volta si è avuta una moltiplicazione delle operazioni possibili, e una ulteriore accelerazione delle stesse. Tutto ciò che oggi si fa normalmente usando internet, era possibile farlo anche senza, e, di fatto, fino a pochi anni fa era così. Un odierno adolescente, per il quale i computer e internet sono sempre esistiti, farebbe fatica a immaginare come fosse possibile ottenere le stesse informazioni che oggi si possono avere con un computer e una connessione in pochi secondi o minuti, prima della diffusione dei computer come elettrodomestici presenti in ogni casa, o quasi, e di internet come mezzo di comunicazione di massa. Tutto ciò ha determinato una moltiplicazione e una velocizzazione di quanto riguarda la comunicazione e l'apprendimento. Si sono moltiplicate le sottoculture e i relativi linguaggi, determinando una nuova economia della comunicazione, improntata proprio alla molteplicità dei canali di comunicazione e alla velocità alla quale vengono usati. Alle tradizionali forme di approccio e di interazione "verso" e "con" l'altro si sono sommate le nuove forme di approccio e interazione, producendo a volte un miscuglio, il cui risultato finale, se mai ci sarà, è ancora lungi dall'essere in vista. E' questo che i computer e internet ci hanno abiutati a pensare: non può esserci più nulla di definitivo, tutto è in continuo cambiamento, in perenne movimento. La diffusione dell'uso di internet ha realizzato quello che alcuni psicologi cognitivisti teorizzavano qualche decennio prima, cioè la creazione e la trasmissione della conoscenza e, più in generale, della cultura, non più in senso unidirezionale, lineare, da un'unica fonte trasmittente verso uno o più ricettori passivi, che non avevano modo di reagire al contenuto dei messaggi se non memorizzandoli e riproducendoli, ma in senso multidirezionale, circolare, anzi, per essere più attinenti all'argomento, reticolare. L'innovatività di internet come mezzo di comunicazione di massa consiste inoltre nell'essere, più che un unico mezzo, un meta-mezzo, un mezzo di mezzi cioè, contemporaneamente un mezzo di comunicazione di massa e un contenitore di altri mezzi di comunicazione di massa, basti pensare infatti alle molteplici forme che in rete possono assumere le comunicazioni tra due o più utenti, forme per tutti i gusti, all'interno delle quali ognuno può trovare la propria dimensione espressiva ideale e, se non fosse soddisfatto di quelle esistenti, crearne una nuova. Una delle immediate ricadute della diffusione di internet come mezzo di comunicazione di massa si è avuta nel campo della formazione. Cos'è la formazione, del resto, se non comunicazione? Fu subito chiaro a tutti che internet stava rivoluzionando il modo in cui fino a prima della sua diffusione la conoscenza era stata concepita. La nuova immagine della conoscenza era più simile a una sorta di fluttuante nuvola amorfa creata, modificata e mantenuta da una incommensurabile intelligenza collettiva, i cui neuroni erano i computer sparsi in tutto il mondo, e i cui assoni erano i fili del telefono. Ognuno poteva attingere a proprio piacimento da questo calderone culturale e riversarvi a sua volta quei contenuti di cui era capace e che riteneva opportuni. Era nata una forma di apprendimento nuova, denominata "net learning" (apprendimento in rete). Il passo successivo consistette nell'applicare al net learning i principi della formazione tradizionale, organizzando quindi la conoscenza in modo tale da poter essere somministrata nell'ambito di discipline specifiche, riconoscendo uno o più enti come erogatori della formazione, e uno o più enti come discenti. Era quello comunemente conosciuto come "formazione a distanza" (fad), anche se in realtà sarebbe più corretto chiamarla "formazione on line" (fol). E' un errore, infatti, identificare la formazione on line, che prevede l'uso di computer e internet, con la formazione a distanza in generale, che ha una storia ben più lunga. La formazione a distanza riconosce infatti la sua prima generazione nei i primi corsi per corrispondenza, nei quali il materiale didattico veniva inviato per posta su supporti cartacei dai docenti ai discenti. La seconda generazione vede sostanzialmente un passaggio dai vecchi supporti cartacei a tipi più sofisticati, plurimediali, come le videocassette prima, i computer e i cd-rom poi. Oggi si parla di formazione a distanza di "terza generazione" quando ci si riferisce all'attuale uso che si fa della rete e dei computer finalizzato non solo allo scambio di materiale didattico, ma alla creazione e gestione di vere e proprie classi virtuali. La quarta generazione sarà probabilmente basata su tecnologia tridimensionale. Queste nuove forme di insegnamento e apprendimento hanno avuto il merito di rinnovare l'attenzione sull'mportanza di percorsi di studio individuali e personalizzati, che rispettassero cioè gli stili cognitivi dei discenti, con ricadute positive anche nel campo della tradizionale formazione in presenza, per esempio nel caso di soggetti con disabilità cognitive, o anche di soggetti normodotati insofferenti ai vecchi, sterili metodi di insegnamento. Agli indubbi svantaggi della formazione on line rispetto alla formazione in presenza, che si possono riassumere nell'ineccepibile osservazione che "nella formazione a distanza manca l'elemento fondamentale dell'interazione in presenza", si possono contrapporre gli altrettanto indubbi vantaggi di una maggiore economia, sia dal punto di vista finanziario che da quello logistico. Le diverse modalità, sincrone e asincrone, offerte dalla formazione on line, consentono infatti ai discenti di organizzare l'apprendimento personale e professionale in funzione delle proprie esigenze di spazio e di tempo. Quanto alle critiche su una presunta minore efficacia della formazione a distanza di ultima generazione rispetto alla formazione in presenza, si può ricordare che nemmeno la migliore formazione in presenza è in grado di garantire al di sopra di ogni dubbio il miglior apprendimento possibile. In qualunque caso, le conseguenze dell'avvento di internet non sono in discussione, dato che da uno sconvolgimento di tale portata non si torna più indietro ma si può pensare, bensì, solo di andare avanti. Piuttosto, le più importanti sfide che la conoscenza globale determinerà in futuro non riguardano tanto il modo in cui essa verrà distribuita, ma altri due aspetti: il primo concerne la capacità di distingure nella massa di informazioni quelle vere da quelle false, e il secondo la capacità di scartare quelle inutili da quelle necessarie.

 





INTERVENTI


INTERNET E INTELLIGENZA: NUOVI SCENARI EVOLUTIVI
15/10/2009

intelligenza-internet
L'avvento di internet come fenomeno di massa a metà degli anni novanta del secolo scorso ha decisamente cambiato il modo di vivere della società post-industriale. Non solo. La stessa internet è in continua evoluzione, è pertanto verosimile che tali cambiamenti siano solo all'inizio. Cos'altro ci possiamo aspettare per il futuro prossimo? In quali altri modi il passaggio dalla società del carbone e del petrolio a quella in cui i beni più preziosi saranno l'informazione e la conoscenza potrà influire sul nostro modo di vivere?
Un primo cambiamento può senz'altro essere individuato nel modo in cui l'informazione e la conoscenza vengono considerate e gestite. La differenza fondamentale nella gestione della conoscenza con l'epoca pre-computer e pre-internet consiste nella dimensione delle informazioni accumulabili e nella velocità di elaborazione delle stesse. Un'informazione, per sè, è un dato oggettivo. E' l'uso che ne viene fatto che può determinare diversi tipi di conseguenze...

clicca qui per leggere il resto...
Nell'era digitale un'informazione può essere diffusa ed elaborata in proporzioni esponenzialmente superiori rispetto all'era "analogica". Cambia anche il concetto di conoscenza, che da centrale e individuale, circoscritta alle capacità di apprendimento e mnemoniche del singolo individuo, diventa distribuita, in modo che la conoscenza del singolo costituisca solo una parte elementare di quella globale. La differenza con il passato è che tramite internet è molto più facile e molto più veloce mettere insieme le conoscenze dei singoli, il che rende anche la conoscenza globale distribuita mai uguale a sè stessa, estremamente dinamica, mutevole, plastica, dato che ogni individuo che entra o esce dalla rete porta o toglie conoscenza.
Come si evolverà la conoscenza e come sarà gestita in seguito alla connettività sono previsioni relativamente facili da fare, almeno per il futuro prossimo. Verosimilmente, gli strumenti multimediali andranno verso una progressiva integrazione, probabilmente un solo apparecchio li integrerà tutti, e sarà prevalentemente portatile o trasportabile. La conoscenza, l'informazione e la ricreazione saranno distribuiti a livello globale su server sempre più capienti, e tali dati saranno sempre disponibili, gli utenti non avranno più bisogno di supporti esterni come hard disk o simili, ma sarà necessario avere sempre con sè lo strumento che garantisca la connettività alla rete di server sulla quale sarà immagazzinata la conoscenza. I conenuti saranno disponibili a pagamento, dietro sponsorizzazione, gratuitamente o abusivamente, ma il vero pericolo sarà l'eccesso di dati.
Di fronte alla mole crescente di informazioni di cui si dispone e alla velocità di reperibilità ed elaborazione delle stesse, un modo in cui la gestione di tali dati può influenzare il nostro modo di vivere è strettamente connesso con uno degli aspetti di cui l'intelligenza è costituita. Tradizionalmente, uno degli elementi dell'intelligenza è individuato infatti nel problem solving, la capacità di risolvere i problemi. Nell'era digitale, uno dei problemi, paradossalmente, più importanti da risolvere sta invece diventando il problem finding, la capacità, cioè, di porre le giuste domande. Questo è uno dei modi in cui l'intelligenza sta mutando in seguito alla diffusione di internet come mezzo di comunicazione di massa. Come tale, cioè come mezzo di comunicazione di massa, internet è interattivo. A differenza di quelli tradizionali, che si pongono solo come fonti unidirezionali di informazioni, internet dà la possibilità, a fianco a quella di ottenerne, di dare informazioni, moltiplicandone potenzialmente le fonti per quanti individui fanno parte della rete, possibilità dalla quale deriva la necessità di sapere più precisamente possibile cosa chiedere. Questo sta determinando la necessità di ridefinire il concetto stesso di intelligenza, in quanto i vecchi modi di pensare potrebbero risultare obsoleti di fronte a questa nuova forma di gestione delle informazioni. Se nell'era predigitale il problema relativo all'informazione poteva essere la difficoltà nel reperirla, nell'era digitale il problema che viene delineandosi sempre più chiaramente è quello opposto, cioè l'overload informativo, l'eccesso di informazioni. Uno degli aspetti più preoccupanti della moltiplicazione delle informazioni e delle relative fonti, è quello connesso alla capacità individuale di saper riconoscere le fonti e le informazioni affidabili da quelle inaffidabili. E' un esercizio che mette alla prova la nostra fiducia selettiva. Ogni giorno, chiunque navighi in internet è esposto a una certa quantità di messaggi, alcuni dei quali completamente falsi, altri solo in parte, altri completamente veri. Questo accade anche nella realtà concreta, ma, ancora una volta, bisogna sottolineare come la differenza fondamentale tra realtà concreta e virtuale consista nella quantità e nella velocità più che nella qualità. Alcuni autori parlano di internet come della prima forma di intelligenza collettiva, una intelligenza, cioè, costituita da una enorme massa di informazioni, su ognuna delle quali ogni navigatore può in teoria (e spesso è proprio ciò che accade in pratica) esprimere il proprio punto di vista e condividerlo con tutti gli altri fruitori della medesima informazione, aumentando esponenzialmente la conoscenza creata intorno a un un input iniziale. Da questo punto di vista, si potrebbe vedere la struttura di internet come una sorta di sistema nervoso centrale di livello superiore. I rischi legati alla difficoltà nel riconoscere le fonti di informazioni veritiere in internet sono stati definiti nel loro complesso da alcuni autori come fenomeno dell'eroding truth, mentre gli stessi rischi legati alla perdita di fiducia nelle fonti informative come eroding trust.
Saper orientarsi miratamente verso le fonti informative più affidabili, sviluppare un sottile senso critico, rappresenteranno sicuramente alcuni dei modi in cui la forma dell'intelligenza sarà influenzata nelle generazioni a venire. Un altro di questi modi potrebbe essere rappresentato dalla possibilità offerta dalla realtà virtuale di assumere diverse identità, per quanto questo aspetto potrebbe essere più interessante dal punto di vista emotivo che da quello cognitivo. A questo proposito bisogna ricordare che secondo alcuni autori la rete, lungi dall'omologare i suoi utenti come fanno i mezzi di comunicazione di massa tradizionali, aumenterà la soggettivita di chi ne farà parte. Più in generale, per fruire di internet nel modo più utile, sarà necessario disporre di quella che alcuni studiosi hanno definito psiche abbondante, poichè l'uso della rete, finalizzato soprattutto all'apprendimento, richiede una mentalità, una modellistica, un dispositivo mentale specifici.





DALLA TEORIA DELL'HIP A INTERNET
29/05/2009


reticolo Intorno agli anni cinquanta del ventesimo secolo, nel campo della psicologia dello sviluppo si venne affermando un approccio allo studio dello sviluppo cognitivo che prese il nome di HIP. La sigla stava per "Human Information Processing", cioè "elaborazione delle informazioni nell'uomo". Gli psicologi fondatori di tale movimento partivano dall'assunto di base secondo il quale l'attività cognitiva umana poteva essere paragonata all'attività di un computer o, come si diceva allora, di un "elaboratore elettronico". L'HIP era in sostanza una disciplina che studiava il comportamento umano alla luce, oltre che della psicologia, di altre scienze in forte sviluppo in quel periodo, in particolar modo la cibernetica e l'informatica. Era l'alba di un'epoca in cui i computer si sarebbero affermati come strumenti di uso comune. Secondo l'HIP, le "informazioni" erano rappresentate da qualsiasi stimolo che potesse essere percepito dalla psiche umana. L'obiettivo più importante...

clicca qui per leggere il resto...
che gli psicologi dell'HIP si prefiggevano era l'individuazione del "software", cioè i "programmi" che determinavano i diversi comportamenti nell'uomo, intendendo tali programmi come "sequenze di istruzioni". Si cercava, cioè, di capire in che modo le informazioni provenienti dall'esterno venissero percepite, elaborate, interpretate, immagazzinate ed eventualmente riutilizzate dagli esseri umani nella loro interazione con l'ambiente. In base a questa prospettiva, tutte le attività umane potevano essere viste come l'applicazione di programmi, cioè sequenze di istruzioni apprese. Alcuni programmi verrebbero eseguiti consapevolmente, soprattutto quelli più complessi, mentre altri, quelli più semplici, in modo automatico. Così, come il computer è dotato di una memoria ad accesso casuale (RAM), temporanea e volatile, e una su disco rigido, stabile, il cervello umano sarebbe dotato di due forme di memoria, o "magazzino", come la chiamano i teorici dell'HIP: una a breve termine, nella quale le informazioni possono essere conservate per un periodo relativamente breve di tempo, e una a lungo termine.
Le informazioni verrebbero conservate nel Magazzino a Lungo Termine (MLT) sotto forma di concetti, che si formerebbero attraverso diversi tipi di meccanismi, uno dei quali, chiamato "reticolo", è rappresentato nella figura. La figura illustra uno dei possibili modi in cui, nei bambini, alcune conoscenze, in questo caso sulla frutta, verrebbero organizzate. La forza del legame è inversamente proporzionale alla lunghezza delle frecce, come se queste descrivessero la lontananza tra concetti. Il Magazzino a Breve Termine (MBT) sarebbe invece di fondamentale importanza nell'uso delle diverse strategie per la soluzione di problemi. Un MBT ristretto impedirebbe infatti l'uso delle strategie più complesse, le quali potrebbero però sempre essere apprese attraverso un addestramento appropriato.
Secondo i teorici dell'HIP, durante i primi anni di vita avrebbero luogo molti cambiamenti, che riguarderebbero sia l'architettura del sistema per l'elaborazione delle informazioni, in particolare la capacità del MBT e alcune caratteristiche delle operazioni elementari, sia i processi e le rappresentazioni contenute nel MLT. Secondo questi psicologi, la crescita delle capacità cognitive sarebbe una conseguenza da ascrivere al passare del tempo solo fino ai primi due anni di vita circa; dopo, la causa del miglioramento delle capacità cognitive sarebbe più legata all'esperienza.
La teoria dell'HIP ha, come spesso capita, punti di forza e punti deboli. A mio avviso, la sua maggiore vulnerabilità risiede proprio nell'assunto di base, cioè nel tentativo di individuare parallelismi tra il funzionamento di un computer e quello della psiche umana. E' vero che all'epoca in cui la teoria sorse, i computer erano molto diversi da quelli odierni, e anche nel campo della psicologia fisiologica si sapeva molto meno di quanto si sa oggi, quindi alcune illazioni "forzate" sono in un certo senso giustificate. Non bisogna infatti dimenticare ciò che il sempre lungimirante Einstein diceva a proposito della eventuale similitudine tra uomo e macchina:
Un giorno le macchine saranno in grado di risolvere tutti i problemi, ma non saranno mai capaci di porne uno.

E' questo che forse i teorici dell'HIP non avevano sufficientemente tenuto in considerazione: le variabili. I comportamenti umani, nella loro accezione di concretizzazione di pensieri, sono il frutto di un tale numero di variabili, talmente dinamiche nei loro modi di combinarsi, che risulta limitante restringerne il funzionamento assimilandolo a quello dei programmi informatici, non essendo questi dotati nè di fantasia nè di creatività, per non parlare dei casi di disturbo psichico. Per poter riprendere il discorso sui parallelismi tra uomo e macchina, bisognerà aspettare che le ricerche sull'Intelligenza Artificiale diano risultati che finora sono stati rappresentanti solo in romanzi e film di fantascienza.
C'è invece una interpretazione della teoria dll'HIP che trovo particolarmente lucida: ai tempi della fondazione del movimento, non si parlava ancora di internet, anche perchè era negli stessi anni che il suo precursore, "arpanet", veniva architettato nel laboratori militari statunitensi. Più che di parallelismi tra mente e computer, secondo me sarebbe il caso di parlare di similitudini tra mente e internet. Se ci si fa caso, infatti, sia la struttura che lo sviluppo della rete hanno molti elementi in comune con la struttura e lo sviluppo di un sistema nervoso. I modi in cui internet viene usato dai suoi utenti, la sue innumerevoli sfaccettature, le informazioni che gestisce, quelle nuove che produce, il modo in cui tali informazioni escono dalla realtà virtuale per andare a influenzare la realtà concreta e viceversa, ricordano molto più da vicino il pensiero e il comportamento umani, sicuramente molto più di quanto potrebbe fare un singolo computer. E' questo forse il vero merito dell'HIP, avere cioè dato inizio a una importante riflessione tra le differenze, le similitudini e i limiti tra due sistemi di fondamentale importanza per il futuro della nostra stessa specie, la psiche e internet.
Se volete saperne di più sullo sviluppo dell'intelligenza nell'essere umano, leggete i relativi articoli nella sezione dedicata alla psicologia dello sviluppo.




INTERNET, STRAGI E IL LATO OSCURO DEL GIORNALISMO
12/11/2007

il killer dello zodiaco


Nell’edizione on line del Corriere Della Sera di oggi è possibile leggere una notizia quanto meno inquietante: secondo l’autore dell’articolo "internet offrirebbe spesso una pericolosa sponda alla follia dei giovani autori delle stragi", i quali, tramite i siti che prestano servizi di social networking, o i blog, troverebbero un’identità grazie agli annunci delle stragi stesse. Non solo. Episodi come quelli appena descritti vengono affiancati ai messaggi che i terroristi si scambiano per organizzare le loro attività criminose. Mi sento di tranquillizzare quanti possano pensare, soprattutto genitori di adolescenti, che internet sia in qualsiasi modo un facilitatore di attività criminali. Mi sento inoltre in dovere, davanti a “notizie” come queste, di sottolineare come internet sia un mezzo di comunicazione di massa, il primo nella storia, grazie al quale chiunque può comunicare a tutto il mondo il proprio pensiero, e chiunque può esprimere la sua opinione sul pensiero altrui, come sta...


clicca qui per leggere il resto...
facendo il sottoscritto in questo momento. È un mezzo di comunicazione che va oltre la logica unidirezionale dei mezzi tradizionali, in cui le informazioni provengono da una sola fonte e si irradiano verso i destinatari, ma anche oltre la comunicazione bilaterale. È un mezzo tramite il quale milioni di adolescenti sparsi per il mondo riescono a comunicare con i loro pari, spesso trovando, sì, un’identità, ma non necessariamente nel momento in cui annunciano di voler far fuori i loro compagni di classe e professori. È un terreno di confronto, e confronto vuol dire crescita, in ogni senso, nel bene e nel male. Non un accenno, stranamente, alle possibilità che internet offre di interagire, di creare e coltivare amicizie, gruppi di studio, di lavoro, possibilità che rappresentano la larga maggioranza dei modi in cui gli adolescenti usano internet. Non c’è nessuna correlazione diretta, cioè una relazione causa-effetto, tra gli spazi in internet nei quali gli autori delle stragi annunciano le loro nefaste intenzioni e le stragi stesse. Le stragi c’erano anche prima di internet. Gli adolescenti che non riuscivano a esprimere il loro disagio se non tramite un passaggio all’atto di natura antisociale c’erano anche prima di internet. Il terrorismo c’era anche prima di internet. L’idea che internet possa in qualsiasi modo favorire comportamenti criminali è priva di qualsiasi fondamento, sia scientifico che basato sul buon senso. Forse il bravo giornalista non ricorda che alcuni serial killer, in passato, come quello conosciuto come il Killer Dello Zodiaco, autore di almeno cinque omicidi alla fine degli anni ’60 negli Stati Uniti, usava annunciare i suoi crimini tramite lettere in codice inviate ai giornali. GIORNALI. Non a internet. Sono quasi certo che l’autore del nostro articolo, se avesse lavorato al tempo in cui Zodiac era in attività, avrebbe scritto un bel pezzo sul lato oscuro della carta stampata, nel quale spiegava come i giornali potevano fare da sponda alla follia dei serial killer, così come sono quasi certo che articoli come quello citato, volendo pensare male, potrebbero essere interpretati come l’ennesimo attacco alla rete, nel patetico tentativo di demonizzare il mezzo di comunicazione di massa che per la prima volta nella storia sta mettendo a repentaglio lo strapotere di condizionare l’opinione pubblica di cui i mezzi di comunicazione di massa tradizionali, come i giornali, hanno goduto fino a oggi.




riferimenti legislativi ǀ faq ǀ link utili

Enzo Artale via D'Agata Micale 119 96012 Avola (SR) partita iva: 01651520890

Ricerca personalizzata
per aumentare o diminuire le dimensioni del testo, vai su "visualizza" e poi su "dimensioni testo"
per visualizzare o scaricare alcuni documenti contenuti in questo sito, è necessario disporre dei relativi programmi di lettura gratuiti: pdf, flash, java, shockwave
eccetto dove diversamente indicato, il materiale presente in questo sito è coperto da licenza creative commons
creative commons