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i sogni: correlati fisiologici, grammatica e punteggiatura, elementi per l'interpretazione
26/12/2007 - seconda parte: grammatica e punteggiatura
grammatica e punteggiatura dei sogniSarà capitato a molte persone di sentirsi particolarmente riposate al risveglio da una notte caratterizzata da uno o più sogni. Da quanto detto nella prima parte di questo articolo, dovrebbe risultare chiara l‘associazione tra sogni e riposo della psiche, ma qual è l’origine dei sogni? Quale funzione svolgono dal punto di vista psicologico?
Per capire quanto siano affascinanti i sogni nella loro misteriosa, apparente assenza di significato, e quanto alcune tra le più brillanti menti della storia si siano dedicate alla loro comprensione, si può ricordare come Schopenhauer definisse il “sogno una breve follia, e la follia un lungo sogno”.
Per la stesura di questa parte dell’articolo e della successiva, farò riferimento a un’opera imprescindibile quando si parla dei sogni e del loro significato: L’interpretazione dei sogni, di Sigmund Freud. A più di un secolo dalla sua pubblicazione, questo libro rappresenta ancora un punto di riferimento per chiunque intenda avvicinarsi alla scoperta del significato psicologico dei sogni, nonché una pietra miliare sulla via per la comprensione della psiche umana.
“L’interpretazione dei sogni” è in assoluto l’opera più conosciuta di Freud, e quella che ha dato al suo nome la maggior parte della popolarità di cui gode tuttora, soprattutto tra il pubblico dei non addetti ai lavori. È infatti in questo libro che Freud introduce per la prima volta l’ormai paradigmatico concetto di “complesso di Edipo”. L’opera è l’esito del lavoro di Freud con i suoi pazienti, di un’ampia attività di documentazione sul lavoro di altri autori, ma soprattutto di quella che i suoi biografi definiscono “l’immane opera” che si sobbarcò nei suoi stessi confronti, cioè l’autoanalisi. Per circa due anni della sua vita, alla fine di ogni giornata, Freud dedicò all’incirca mezz’ora all’autoanalisi dei propri sogni tramite la tecnica delle “libere associazioni", descritta nella terza parte dell’articolo. Il bisogno dell’autoanalisi derivava a sua volta da un evento che turbò profondamente Freud, cioè la morte del padre, avvenuta nell’ottobre del 1896.
Freud riteneva i sogni lo strumento più efficace nell’indagine della psiche, al punto da definirli “la via regia per la conoscenza dell’inconscio”. Ovviamente, anche prima di Freud il sogno era stato indagato, tanto da filosofi e medici quanto dalla cultura popolare. Anzi, fu proprio alle conclusioni di quest’ultima che Freud attribuiva molta importanza, in particolare per quanto concerneva il senso generale del sogno, cioè il suo essere portatore di significato, e, più specificamente, l’aspetto di tale concezione per il quale il sogno avrebbe avuto capacità divinatorie. La differenza fondamentale tra l’interpretazione dei sogni secondo la cultura popolare e quella psicoanalitica, consiste nel punto in cui questa si ferma: all’aspetto manifesto del sogno la prima, mentre la seconda si spinge oltre, cercando di sviscerarne ogni elemento latente. Possiamo rintracciare un esempio emblematico di quanto appena detto in un particolare tipo di sogno, quello normalmente conosciuto nella cultura popolare come “sogno premonitore”. Freud ne indagò le dinamiche fino a concludere che in realtà, per quanto giustificabile fosse l’intuizione della cultura popolare, nella maggior parte dei casi l’interpretazione psicoanalitica poteva spiegarlo più efficacemente. Egli chiamava questo tipo di sogno “ipermnestico” o “ipermnesia onirica”. Sarà capitato a molte persone di sognare qualcosa di cui si pensava di non sapere niente, e di ritrovarla poi, inspiegabilmente, nella realtà, proprio come la si era sognata. Per esempio: sogniamo un luogo apparentemente indifferente. Il giorno dopo andiamo a curiosare in quel luogo e vi ritroviamo un oggetto che avevamo perso il giorno prima o qualche giorno prima e che durante la veglia avevamo cercato invano. Secondo Freud questo caso, come altri simili, può essere spiegato senza ricorrere alla premonizione. Si tratterebbe infatti di un caso di “oblio di un ricordo”, il quale non riesce ad affiorare alla coscienza nonostante i nostri sforzi, e che invece si ripresenta in sogno. Freud concluse che alla base di fenomeni simili sarebbe il meccanismo per il quale durante la nostra esistenza noi registriamo, anche inconsapevolmente, praticamente ogni stimolo in grado di essere percepito, il quale lascerebbe una traccia nella nostra memoria che può sempre essere recuperata, se non volontariamente, almeno in modo apparentemente involontario, come nel sogno, o usando specifiche tecniche, come nell’ipnosi.
Del resto la cultura popolare aveva già evidenziato la relazione tra la coscienza e il mondo dei sogni, per esempio nel modo di dire “nemmeno per sogno!”. Da un canto siamo infatti consapevoli che la regione onirica fa comunque parte della nostra psiche, quindi ci appartiene; d’altro canto siamo però altrettanto consapevoli di quanto distante, periferica essa sia rispetto alla coscienza vera e propria, quasi ne costituisse un’appendice, del cui funzionamento siamo quasi o del tutto inconsapevoli e scarsamente o per nulla responsabili.
Prima di cimentarci nell’interpretazione dei sogni, è necessario conoscerli in ogni loro elemento, cominceremo pertanto a capire di cosa è fatto un sogno, come funziona e a cosa serve.
Il primo elemento dei sogni è il contenuto manifesto, cioè le immagini che abbiamo l’impressione di vedere quando sogniamo, i suoni e tutte le altre sensazioni che proviamo.
Il secondo è il contenuto latente, cioè i veri pensieri che stanno dietro il contenuto manifesto. Il terzo elemento dei sogni è dato dalla deformazione (o trasformazione), cioè il processo che trasforma il contenuto latente nel contenuto manifesto, altrimenti detto “lavoro onirico”. Vediamoli più da vicino.
Contenuto manifesto: è il sogno come lo vediamo e, soprattutto, come lo ricordiamo da svegli. Per la costruzione del suo contenuto manifesto la memoria del sogno si avvale di tre criteri: a) preferisce usare come spunto le nostre esperienze più recenti, possibilmente quelle vissute il giorno prima o pochi giorni prima; b) predilige i dettagli secondari, marginali, quelli apparentemente meno importanti e meno eclatanti; c) il sogno può avvalersi anche di ricordi remoti, soprattutto quelli infantili, poiché è capace di rievocare anche ciò che non siamo in grado di ricordare durante lo stato di veglia, l’importante è, però, che abbiano una qualche connessione con i ricordi recenti. Inoltre, il sogno tende sempre a comporre in unità le diverse esperienze diurne dalle quali trae spunto per la costruzione del contenuto manifesto.
Contenuto latente: è l’insieme dei pensieri che sta dietro il contenuto manifesto. Raramente i contenuti manifesto e latente coincidono, tranne nei sogni dei bambini molto piccoli e di soggetti affetti da alcune psicopatologie. Tali pensieri sono idee, ricordi e affetti, che nel sogno vengono normalmente espressi sotto forma di desideri realizzati. Per quanto riguarda le fonti di tali pensieri, freud le riconosce in

… profondi amori e profondi odi che nell’infanzia abbiamo nutrito verso i nostri genitori, gli arcaici desideri di possesso, di appartenenza, di violenza e di morte che hanno animato di inquietanti fantasmi quell’epoca remota e apparentemente dimenticata della nostra esistenza, sopravvivono in noi per tutta la vita; e sono pronti a insidiare e minacciare ogni notte le solide abitudini acquisite con l’adattamento e il paziente esercizio della ragione; a confondere e a mettere in scacco le stolide e confortanti certezze della morale comune.

Le esperienze dell’infanzia, proprio perché le prime della vita, sarebbero quelle destinate a segnare in maniera più profonda il nostro sviluppo psichico. Il ricordo di tali esperienze, benché reso inaccessibile dal tempo alla memoria cosciente, resterebbe scritto in una parte della psiche che Freud chiamò “inconscio”, insieme a tutto l’altro materiale psichico per qualche motivo rimosso, quindi anch’esso inaccessibile alla memoria cosciente.
Tutti i sogni della stessa notte, per quanto diversi e divisi, derivano dallo stesso contenuto latente, e anche i giudizi che diamo da svegli sul sogno fanno riferimento a esso. A parte i sogni infantili e quelli come reazioni a sensazioni notturne, i sogni, anche quando apparentemente insignificanti, non lo sono mai. Il sogno non si occupa di inezie, non permettiamo, cioè, a pensieri banali di disturbarci mentre dormiamo. Dietro al contenuto manifesto del sogno c’è sempre un’esperienza psichica significativa, che di solito non riconosciamo, se non tramite l’interpretazione. Per Freud, i sogni e i sintomi di alcune psicopatologie, soprattutto l’isteria nelle sue diverse forme, sono la prova definitiva che il materiale rimosso nell’inconscio non solo è presente in ognuno di noi, ma resta sempre capace di prestazioni psichiche.
La censura onirica (o “endopsichica”): non è altro che il residuo diurno della normale attenzione e del senso critico che mettiamo in ogni cosa che pensiamo, diciamo o facciamo durante la veglia, ed è parte integrante del lavoro onirico. Quando dormiamo, la nostra coscienza non è del tutto disattivata (come avviene invece nel coma), ma è più lenta, più permeabile e più tollerante rispetto alla veglia. Durante il sonno può accadere che pensieri particolarmente ansiogeni tendano a emergere dall’inconscio, ed è in questo momento che la censura compie il suo lavoro, trasformandoli, mascherando tali pensieri al fine di renderli irriconoscibili alla coscienza. Lo scopo della censura è dunque quello di rendere tali pensieri presentabili alla coscienza, in modo da non disturbarla al punto da costringerci a interrompere il nostro sonno, poiché se così non fosse, essi genererebbero angoscia o altri affetti penosi. Ma anche la censura durante il sonno si allenta, benché non dorma mai completamente, e nel prosieguo dell’articolo vedremo gli effetti di tale allentamento. Del resto, se la censura operasse in sogno come nella veglia, il sogno non esisterebbe. Per esempio, per capire meglio come sarebbe un sogno se non intervenisse la censura, e anche per spiegare la funzione protettiva della censura nei confronti della nostra psiche, si può pensare a una persona affetta da schizofrenia, in preda al delirio: il delirio non è altro che il risultato di una psiche priva di censura durante la veglia.
Dopo aver parlato delle parti elementari del sogno, analizziamo più da vicino quella più interessante dal punto di vista psicologico, la comprensione della quale è indispensabile per l’interpretazione: il lavoro onirico. Abbiamo detto che uno dei suoi meccanismi è la censura endopsichica, vediamo ora quali sono gli altri.
Sovradeterminazione: Ogni elemento del contenuto latente del sogno può essere “sovradeterminato”, può cioè essere rappresentato più volte nel contenuto manifesto. Ciò accade perché il contenuto manifesto scaturisce da tutta la massa dei relativi pensieri latenti, i quali possono quindi tornare a essere rappresentati più volte nel corso del medesimo sogno.
Condensazione: Secondo Freud, il contenuto manifesto sarebbe estremamente povero rispetto alla ricchezza dei contenuti latenti, i quali, se fossero rappresentati nella loro interezza, produrrebbero sogni molto più lunghi e ricchi di particolari. La condensazione è il meccanismo per il quale molti elementi vengono rappresentati insieme. Esso accozza persone e cose, facendone insiemi a volte difficilmente riconoscibili. In uno o pochi elementi del contenuto manifesto vengono così accorpati molti elementi del contenuto latente, purché esista tra essi un nesso logico.
È ciò che accade, per esempio, quando vediamo in sogno una persona che indubbiamente riconosciamo, ma con caratteristiche che nella realtà non le appartengono, come barba, occhiali, un certo capo d’abbigliamento, un accessorio, un atteggiamento. Il principale prodotto della condensazione sono le “persone collettive” e le “formazioni miste". Quanto più la condensazione è consistente, tanto più significativi saranno i pensieri latenti che l’hanno determinata.
Spostamento: è il meccanismo per il quale il contenuto latente del sogno viene spostato su un altro contenuto, cioè quello manifesto. Freud descrive lo spostamento come il nucleo della sua concezione del sogno, e lo indica come il principale esito dell’azione della censura. Il contenuto manifesto del sogno riguarda normalmente elementi completamente diversi del contenuto latente. Ciò che nel contenuto manifesto del sogno viene rappresentato come la parte più importante di esso, normalmente non lo è, e viceversa, cioè i pensieri più importanti del contenuto latente del sogno non sono normalmente rappresentati in quello manifesto.
Spostamento e condensazione sono i due principali artefici della configurazione manifesta del sogno.
Considerazione della raffigurabilità: Gli elementi che il sogno sceglie di rappresentare sono dotati di plasticità, quindi il criterio di scelta ricade sulla rappresentabilità, la possibilità, cioè, di essere inseriti in un sogno e di rappresentare qualcosa, anche di molto diverso, almeno apparentemente; ed è proprio in virtù di tale caratteristica che anche i simboli onirici, di cui parlerò nella terza parte dell’articolo, non devono essere ritenuti come assoluti, poiché anch’essi soggetti a plasticità nel momento in cui il lavoro onirico decide di raffigurarli. Gli elementi scelti come contenuto manifesto saranno dunque il risultato di un compromesso, quelli cioè che meglio si adattano tanto ai pensieri latenti quanto a ciò che la censura consente, cercando di avvicinarsi il più possibile al limite oltre il quale quest’ultima impedisce di andare.
Elaborazione secondaria: è il meccanismo per il quale la censura non si limita solo a impedire nel sogno l’accesso di determinati elementi, ma, in taluni casi, ne crea di nuovi.
Per questo Freud sosteneva che, a rigor di termini, l’elaborazione secondaria non dovrebbe nemmeno essere considerata parte del lavoro onirico. Un esempio di come funziona l’elaborazione secondaria si ha in un sogno tipico (ne parlerò più approfonditamente nella terza parte dell’articolo): il “sogno di stare sognando”. In questo tipo di sogno sono riconoscibili due parti: il sogno vero e proprio, e una seconda parte che arriva subito dopo, in cui è il sogno stesso che fornisce un’interpretazione della parte precedente, affermando: è solo un sogno! Ciò accade quando la censura si accorge troppo tardi dell’invasione di elementi ansiogeni nel contenuto manifesto, allora, colta di sorpresa, reagisce negando la realtà di tali elementi, degradandoli, sminuendoli al rango di “solo sogni!”.
Qualcosa di simile all’elaborazione secondaria nella veglia è ciò che tutti noi conosciamo con il termine di “fantasia”, e che è il meccanismo fondamentale, tra l’altro, per la creazione dei “sogni diurni” o “a occhi aperti”.
Sintetizzando fino agli estremi, Freud descrive il sogno anche come frutto di due processi: il “primario”, che costruisce sogni in cui contenuto manifesto e latente sono perfettamente coerenti, e il “secondario”, che deforma la prima versione del sogno per renderla accettabile alla coscienza.
Oltre ai pensieri latenti, i sogni possono essere stimolati anche da altre fonti, in questo caso esterne alla psiche. Tra esse bisogna elencare: gli stimoli sensoriali oggettivi, provenienti cioè dall’ambiente esterno, gli stati d’eccitamento interno degli organi di senso e gli altri stimoli somatici provenienti dall’interno del corpo.
Vediamo adesso quali sono le possibili funzioni che il sogno svolge.
Il sogno non è altro che un insieme di pensieri, proprio come quelli diurni, che assume la sua particolare forma come conseguenza della condizione fisiologica nella quale si realizza, cioè il sonno. Il sogno appare come una reazione a tutto ciò che esiste contemporaneamente come attuale nella psiche addormentata. Quando nel sogno si crede di stare pensando, in realtà tale apparenza è la riproduzione del contenuto latente del sogno, cioè la consapevolezza che dietro il contenuto manifesto c’è qualcos’altro, anche se non si sa ancora cosa. Il fulcro della teoria di Freud sulla funzione dei sogni, si può esprimere attraverso la definizione di sogno come “l’appagamento mascherato di un desiderio rimosso”. I sogni sarebbero dunque tutti assolutamente egoistici, in essi l’istanza psichica dominante è l’Io. Secondo Freud, infatti, nulla più di un desiderio è in grado di mettere in moto il nostro apparato psichico, anche mentre dormiamo. Partendo da questa definizione, e tornando all’interpretazione dei sogni secondo la cultura popolare, il sogno, più che mostrare come sarà il futuro, mostra soprattutto come si vorrebbe che il futuro fosse. Freud dedusse anche che i desideri infantili repressi non fossero gli unici a fungere da fonti per i sogni. Anche desideri diurni, o sorti durante lo stato di sonno, potevano produrre lo stesso effetto, ma da soli non erano abbastanza forti da suscitare una tale reazione. Perché il sogno abbia inizio, tali desideri devono in un certo senso trovare degli alleati più forti, cioè i desideri sempre presenti tra il materiale confinato nell’inconscio. La relazione tra desideri coscienti e inconscio viene espressa da Freud tramite il parallelismo con l’imprenditore e il capitalista. I desideri diurni farebbero la parte dell’imprenditore, il quale ha l’idea e la voglia di realizzarla, mentre l’inconscio farebbe la parte del capitalista, che presta all’imprenditore il proprio potere economico per realizzare la sua idea. Per il sogno, il caso più frequente resta comunque quello in cui imprenditore e capitalista coincidono.
A volte anche gli adulti possono avere dei sogni semplici, trasparenti, come anche i bambini possono averne di complicati, addirittura facendo uso del simbolismo onirico, di cui si dispone già a partire dall’infanzia. Ma queste sono eccezioni alla regola. I sogni dei bambini e dei soggetti affetti da alcune psicopatologie, soprattutto quelle dell’area delle psicosi, sono normalmente trasparenti nel primo caso perché il lavoro onirico nei bambini è spesso ridotto al minimo o addirittura assente, dato che si tratta di soggetti ancora privi delle sovrastrutture psichiche tipiche degli adulti, mentre nel caso degli psicotici perché essi fanno uso di meccanismi di difesa psichica arcaici, come la “regressione”, nella quale si ha appunto il riemergere dei tipici desideri infantili, o perché usano i normali meccanismi di difesa in modo distorto. Deliri, come già detto, allucinazioni e sogni a occhi aperti sono modi di pensare che richiamano quello dei sogni nelle persone normali.
In base all’esperienza di Freud, e per quanto poté apprendere anche da altri medici, egli ipotizzò la presenza di una terza istanza psichica, situata tra inconscio e coscienza: il “preconscio”. Sarebbe proprio il preconscio la sede della censura endopsichica. Il materiale presente nell’inconscio eserciterebbe una costante pressione per riemergere alla coscienza, ma il preconscio, in condizioni normali, impedisce tale irruzione che provocherebbe altrimenti, come talvolta accade, esiti psicopatologici. Ed è proprio in alcune psicopatologie, e nel sogno, che diverse quantità di tale materiale arrivano alla coscienza, assumendo la forma dei sintomi rilevabili oggettivamente. Nel caso del concetto di sogno come appagamento di desiderio di origine infantile, ciò avverrebbe perché, almeno nelle persone psichicamente sane, sarebbero soprattutto i ricordi di desideri infantili immagazzinati nell’inconscio a premere sul preconscio ogniqualvolta questo si distrae, come accade nel sonno, ecco perché nascono i sogni.
Il preconscio sarebbe insomma il guardiano della nostra salute mentale durante la veglia, del nostro riposo durante il sonno. I bambini fanno spesso sogni in cui il desiderio viene rappresentato così com’è perché in loro non sarebbe ancora netta la separazione tra inconscio e preconscio.
Non è raro il caso in cui proviamo un particolare affetto durante il sogno. Ne è un esempio tipico il sogno d’angoscia, o “incubo”, in cui l’affetto viene provato tanto intensamente da provocare, in alcuni casi, addirittura il risveglio. L’affetto che si prova nel sogno non è soggetto ai meccanismi del lavoro onirico, ciò vuol dire che esso fa riferimento ai pensieri del contenuto latente, non ai contenuti manifesti del sogno. La presenza di angoscia legata al sogno è, quindi, solo apparentemente legata al contenuto manifesto.
Il meccanismo è simile a quello delle fobie, nelle quali si ha una ingiustificata e irrazionale paura di qualcosa di per sé innocuo, che è però solo uno stimolo, un agente rappresentante di qualcosa cui l’angoscia è inconsciamente saldata ma che ha un’altra origine, e che è la vera causa della paura dei fobici.
Ciò non vuol dire, comunque, che il contenuto manifesto dei sogni al quale è associato un particolare affetto debba necessariamente essergli incoerente. Se un affetto è presente nel sogno, esso è inevitabilmente presente anche nei pensieri latenti, ma non viceversa, perché il lavoro onirico tende a reprimere la manifestazione di affetti, e tutto ciò a causa della censura, che, oltre a causare la deformazione onirica come primo effetto, come secondo causa appunto l’inibizione degli stati affettivi, sempre nel perseguimento dello scopo di evitare il più possibile qualsiasi stimolo che possa turbare il sonno.
Secondo Freud, i sogni angoscianti avrebbero come contenuto latente argomenti di carattere sessuale, la cui “libido”, cioè l’energia psichica legata alla sfera delle pulsioni sessuali, si è trasformata in angoscia. Anche i sogni angoscianti sono l’appagamento di un desiderio, che è tale per l’inconscio ma ansiogeno per la coscienza, che quindi associa l’angoscia nel contenuto manifesto del sogno al contenuto latente. L’angoscia presente nei sogni può derivare da eccitazioni psicosessuali inappagate, e in questo caso rappresenta libido rimossa, o anche da dolori somatici. Per conciliare questi principi con quello del sogno come rappresentazione di un desiderio soddisfatto, Freud pensa che lo stesso tipo di angoscia sarebbe presente nella realtà se il desiderio fosse davvero soddisfatto. L’angoscia presente in alcuni sogni vi si infiltra solo se è in qualche modo funzionale al primo e fondamentale criterio di interpretazione dei sogni, cioè l’appagamento di un desiderio. Nei sogni penosi il desiderio può essere quello di ricevere una punizione per aver provato un desiderio illecito, rimosso. In questo caso il desiderio che viene appagato, cioè quello di punizione, appartiene all’Io, ma fa sempre riferimento a un pensiero inconscio. In ciò va riconosciuta l’azione di quello che Freud chiamò “Super-io”.
Riporto ora il sogno di un paziente di un medico amico di Freud, nel quale sono chiaramente visibili gli elementi principali di cui si è parlato finora.
Il sognatore aveva un figlio piccolo gravemente malato, il quale, dopo giorni e notti di veglia da parte del padre, era morto. La salma del bambino era stata esposta, circondata da ceri accesi, in una camera della casa perché ricevesse l’ultimo saluto di parenti e amici prima del funerale, e quella notte il padre andò a dormire in una camera adiacente a quella mortuaria, lasciando la porta che le metteva in comunicazione aperta, e un anziano badante accanto alla salma perché pregasse e la vegliasse. La notte il padre ebbe il seguente sogno: il suo bambino usciva dalla bara e veniva a svegliarlo tirandolo per un braccio, poi, con aria severa lo rimproverava dicendogli: “Babbo, non vedi che brucio?”. L’uomo si svegliò impaurito, e notò immediatamente che dalla camera mortuaria proveniva una luce stranamente intensa. Si alzò e andò di corsa nella stanza accanto, dove trovò l’anziano badante addormentato, mentre un cero era caduto dentro la bara del figlio provocando la bruciatura di un braccio del bambino.
Secondo la cultura popolare, un sogno del genere avrebbe tutto il diritto di essere interpretato come premonitore, ma a ben vedere è possibile un altro tipo di interpretazione. Ciò che è più probabilmente accaduto in questo caso, è che l’intensa luce proveniente dalla stanza mortuaria sia stata percepita dall’uomo attraverso la porta aperta nonostante dormisse. Tale stimolo avrebbe quindi suggerito alla coscienza del dormiente quanto stava realmente accadendo. L’uomo, però, invece di svegliarsi subito e accorrere, ha preferito allungare un po’ il sogno, al fine di appagare il suo più grande desiderio di quel momento, rivedere cioè ancora una volta il proprio bambino vivo.
Può addirittura darsi, secondo Freud, che in un certo senso la coscienza del padre fosse parzialmente preparata a un evento del genere, portando in sé, già prima dell’addormentamento, la preoccupazione che l’anziano badante potesse a sua volta addormentarsi.
Vediamo ora quali sono le principali “regole grammaticali” che i sogni seguono nella loro costruzione, ribadendo però quanto vale anche per i simboli onirici, come specificherò ulteriormente nella terza parte dell’articolo, e cioè che si tratta di regole generali ma non assolute, che riconoscono quindi diverse eccezioni e sono dunque da considerare solo come indicazioni di massima.
Cominciamo col dire che i sogni sono culturalmente contestualizzati, come le psicopatologie, e ciò vale in particolare per la lingua. Ogni lingua ha infatti un proprio “linguaggio onirico”, risulta infatti molto difficile interpretare correttamente un sogno in una lingua diversa da quella di chi lo ha avuto.
Il sogno tratta inoltre le parole come le cose. Un esempio di questo criterio si ha quando ci capita di sognare parole strane o bizzarre.
Le località vengono invece spesso trattate come persone.
La contiguità temporale tra due o più sogni, anche apparentemente molto diversi tra loro, ma attaccati l’uno all’altro, rappresenta la contiguità oggettiva del contenuto latente, allo stesso modo di come la due lettere “a” e “b” attaccate si leggono “ab”.
Il sogno non dispone di alcun mezzo specifico per rappresentare le relazioni logiche tra i suoi elementi; per farlo, si limita alla sola rappresentazione degli elementi oggettivi. Il sogno rappresenta qualunque nesso logico tra i pensieri che lo determinano come simultaneità. Ciò vuol dire che ogni volta che il sogno mostra due elementi attaccati l’uno all’altro, si può esser certi che nei relativi pensieri latenti tra gli elementi corrispondenti esiste un qualche nesso logico.
Il sogno rappresenta l’alternativa “o - o” trasformandola in una “e”, presentando cioè all’immaginazione entrambi i termini del nesso.
Il nesso logico “come se” viene rappresentato dal sogno in molti modi, tutti basati sul meccanismo della condensazione.
Il sogno rappresenta tranquillamente sia un elemento che il suo opposto, e si prende inoltre la libertà di rappresentare un elemento usando proprio il suo opposto.
Il “no”, cioè la categoria del contrasto e della contraddizione, può essere rappresentato nel sogno con la sensazione di impossibilità di movimento, spesso associata ad angoscia. E questo vale in generale per tutti i casi in cui in sogno non si riesce a fare qualcosa, una qualche volontà è cioè inibita. La sensazione di movimento impedito rappresenta in sostanza un conflitto di volontà. Se vi è associata l’angoscia, il relativo pensiero latente dev’essere un volere che in passato sviluppava libido, dunque un impulso sessuale.
Quando si sogna il contrario di un brano del sogno precedentemente sognato, cioè lo si inverte, di solito ciò rappresenta il “viceversa”. L’inversione è il mezzo che indica più chiaramente gli interventi più decisi della censura, ed è il metodo preferito dal sogno per eluderla. Un’altra forma di inversione, oltre alla trasformazione nel contrario dei contenuti, è quella temporale, cioè quando le conclusioni dei pensieri che sottendono il sogno vengono rappresentate come parte iniziale del sogno stesso, e le premesse come parte finale.
L’improvviso cambio di scena nel sogno rappresenta l’inserimento di una proposizione secondaria nei pensieri che lo hanno determinato.
Il rapporto di causalità del tipo “se - allora” nella maggior parte dei casi non viene rappresentato, ma quando ciò accade, il meccanismo attraverso cui si realizza tale rappresentazione è quello della successione, che a sua volta viene rappresentata dal sogno tramite due metodi: quello più frequente lo vede sotto forma di un sogno in cui la proposizione secondaria viene rappresentata come sogno preliminare, mentre quella primaria come sogno principale. A volte l’ordine può anche essere invertito, ma la parte principale del sogno, quella cioè più sviluppata, rappresenta sempre la proposizione principale del rapporto causale. Il secondo metodo è quello della trasformazione, quando cioè un elemento del sogno, che sia una persona o una cosa, subisce una trasformazione, mutandosi in qualcosa o qualcun altro, e non semplicemente quando qualcosa o qualcuno subentra a qualcosa o qualcuno che c’era prima, ma quando si ha una vera e propria mutazione.
Le relazioni di somiglianza, concordanza o comunione vengono rappresentate nel sogno per condensazione in una sola unità, che può essere una persona o una cosa, scelta tra gli elementi già presenti nel sogno, e in questo caso si parla di “identificazione”, oppure creata ex novo, e in questo caso si parla di “formazione mista”, ambedue concetti cui ho già fatto cenno all‘inizio di questa parte dell’articolo. Di solito l’identificazione si usa per le persone e la formazione mista per le cose, ma neanche questa regola è assoluta. Nel caso dell’identificazione, si ha l’immagine di una persona principale, che però entra nel sogno ogni qualvolta una o più delle altre persone che rappresenta è richiamata dai pensieri latenti che generano quella parte di sogno. Nel caso in cui il meccanismo della formazione mista si applichi a persone, prende il nome di “persona mista”. La formazione della persona mista può anche non riuscire, e in tal caso alla persona meno importante il sogno affianca quella con il ruolo principale, quella cioè che, se il meccanismo avesse funzionato, avrebbe esercitato la funzione di copertura dell’altra persona, e tutto ciò assistendo in modo disinteressato alla scena. La regola vuole che l’identificazione o la persona mista sostituiscano la rappresentazione dell’elemento in comune, nei pensieri latenti, tra le persone rappresentate con questo metodo in sogno. Quando un elemento comune tra due persone viene rappresentato in sogno, nell’interpretazione emerge di solito che si tratta dell’invito a cercare un altro elemento comune celato dalla censura, specialmente se l’elemento comune rappresentato nel sogno è apparentemente indifferente, cioè il sogno suggerisce che dev’essercene un altro tutt’altro che indifferente. Ma l’identificazione può servire anche a rappresentare una comunanza tra due persone anche solo desiderata. Dato che i sogni sono sempre egoistici, è doveroso supporre che quando nel sogno viene rappresentata una persona diversa dal proprio Io, in essa sia compreso, per identificazione, proprio questo. Ma vale anche il contrario, cioè quando nel sogno rappresentiamo noi stessi, è lecito pensare che per identificazione siano rappresentate anche altre persone. Quando invece nel sogno ci siamo sia noi che altre persone, di solito anche le altre persone celano il nostro Io, ma per qualche motivo la censura ha impedito all’identificazione di legare all’immagine del nostro Io gli elementi in comune con le altre persone rappresentate nel sogno accanto a noi. Per capire quale persona del sogno rappresenta noi stessi, Freud indica una regola: “… La persona verso la quale nel sogno sono indirizzati i nostri sentimenti, di regola rappresenta il nostro Io, noi stessi, anche quando ha un aspetto completamente diverso”.
Il movimento, infine, deforma le immagini nei sogni, cioè viene rappresentato da immagini deformate, come le immagini riflesse nell’acqua si deformano quando l’acqua viene agitata.
Tenere in considerazione i criteri appena descritti è molto importante per una corretta interpretazione del sogno, che per questo spesso arriva solo dopo diversi tentativi, dato che non si può mai sapere a priori cosa è stato invertito e come, e cosa no.

Enzo Artale

BIBLIOGRAFIA
Freud S., L‘interpretazione dei sogni, Universale Bollati Boringhieri, Torino 2006.
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