Studio Virtuale di Psicologia di Enzo Artale
Connettiti alla psicologia!

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO, DELL'EDUCAZIONE E DEL CICLO DI VITA

PsicoNews
 

LA MOTIVAZIONE ALLO STUDIO

Anna e Sigmund Freud
"La psicologia via internet è un treno già partito, baby. Puoi saltarci su o restarne fuori, ma non puoi più fermarlo!" *
* da una e-mail di Sigmund Freud alla figlia Anna


21/09/2009
motivazione allo studioCompagni, insegnanti e istituzione scolastica rappresentano tre elementi fondamentali per l'induzione di una motivazione positiva o negativa verso l'apprendimento.
Le ricerche nel campo della motivazione allo studio hanno dimostrato l'esistenza di una relazione tra classi in cui i ragazzi si trovano bene ed effettivo grado di apprendimento. Ma quali sono le caratteristiche che fanno sì che ci si trovi bene in una classe? Un importante ruolo nella motivazione allo studio è quello svolto dagli insegnanti. George Kelly diceva: se un ragazzo va male a scuola, chiedigli com'è il rapporto con i suoi insegnanti. In realtà varie ricerche hanno dimostrato che gli insegnanti più amati dai ragazzi non sono necessariamente quelli che li fanno lavorare poco, li divertono, non li responsabilizzano, bensì quelli amichevoli, disponibili ad aiutare, comunicativi ma, al tempo stesso, ordinati, in grado di controllare la classe e di motivarla I giudizi degli insegnanti hanno, com'è ovvio, una forte influenza sui ragazzi. A cominciare all'incirca dalla terza elementare, si stabilisce una stretta relazione tra la valutazione che l'insegnante dà di uno studente e l'autovalutazione di quest'ultimo. Tale relazione potrebbe essere determinata anche da una maggiore capacità di autovalutazione acquisita dall'allievo con l'età, ma è anche legata alle aspettative che l'insegnante sviluppa per i suoi allievi (il così detto "effetto Pigmalione"). Quando le aspettative sono negative, portano l'insegnante a manifestare verso il ragazzo meno interesse, meno messaggi comunicativi non verbali e di calore, con la conseguenza che egli finisce per confermare l'aspettativa negativa dell'insegnante. Pare invece che il miglior clima di classe sia ottenuto da quegli insegnanti che nutrono le aspettative più alte non solo nei confronti dei loro studenti ma anche di sè stessi. A proposito di "clima di classe", le ricerche in questo campo ne hanno evidenziato tre modelli fondamentali: il clima "autoritario", il clima "democratico" e il clima "lassista". Il clima dal quale generalmente scaturiscono i migliori risultati è quello democratico, che è spesso legato a un'impostazione cooperativa, piuttosto che competitiva, dell'insegnamento. Benché alcuni autori sostengono che la socializzazione dell'apprendimento è un mito, dato che non si può, e anche se si potesse non sarebbe opportuno, omologare un processo di apprendimento che deve essere assolutamente individuale, momenti di insegnamento cooperativo, ottenuti per esempio mediante il lavoro di gruppo, possono produrre significativi effetti positivi sia cognitivi che sociali. Le dinamiche relazionali che si instaurano nel contesto di classe sono determinanti nel successo dell'apprendimento. Un clima sereno favorisce la comunicazione nei due sensi, e facilita le possibilità di scambio e di chiarificazione dei concetti, promuovendo la crescita culturale e la maturazione personale. E' ovvio che nei primi gradi di scolarizzazione saranno gli aspetti emotivi a guidare l'insegnante nell'approccio con il bambino, mentre nei gradi successivi prevarranno gli aspetti tecnico-culturali della formazione. Affettività e cognitività sono strettamente correlate. Se un ragazzo ha un buon rapporto con insegnanti e compagni, si dedicherà tranquillamente allo studio, se accade invece il contrario, impegnerà tutte le sue energie nel cambiare la relazione, a tutto svantaggio dell'apprendimento.
In una classe scolastica, i compagni rappresentano una variabile non trascurabile dell'ambiente. Essi possono influenzare, quando non proprio determinare, il clima educativo. Star bene a scuola dipende in larga misura dal modo in cui si riesce a gestire il rapporto con i compagni. Lo stare insieme non deve però tradursi solo in una sopportazione reciproca, ma concretizzarsi anche in forme attive di collaborazione. Alcune situazioni difficili sono determinate spesso dal rifiuto di alcuni componenti di partecipare al lavoro di gruppo. Già dalle prime classi della scuola primaria, la maggior parte dei bambini si dimostra disponibile a instaurare legami con i coetanei. Successivamente, in età adolescenziale, ciò che contraddistingue il tipo di rapporto è una maggiore responsabilità. Allora lo stimolo ad allacciare amicizie diventa motivo di confronto e di scambio, influenzando il rendimento scolastico in generale. Dal confronto quotidiano con i compagni di classe responsabili, si può imparare ad assumere atteggiamenti convenienti a un buon equilibrio all'interno del gruppo.
La motivazione allo studio e le relative strategie adottate hanno una significativa importanza anche nell'atteggiamento generale verso la scuola. Spesso i ragazzi non sanno studiare o non riescono a pianificare al meglio la propria attività scolastica, commettendo errori che provocano perdite di tempo e scarsi risultati anche in presenza di buone potenzialità. La scarsa motivazione allo studio può derivare da esperienze negative e prestazioni non adeguate che deludono chi le subisce provocando atteggiamenti negativi nei confronti dell'istituzione scolastica. Un atteggiamento positivo predispone invece l'allievo ad accettare le condizioni tipiche di un'organizzazione scolastica, a conformarsi alle sue norme e a porsi in un atteggiamento disponibile all'apprendimento. Diverso è l'atteggiamento di chi manifesta una posizione avversa, rifiutando, insieme alle regole di comportamento, anche le opportunità di apprendere.
Altrettanto importanti sono le relazioni tra disposizione attribuzionale e vissuti emotivi e d'ansia. In generale, gli studenti si possono suddividere in due grandi categorie, quelli che credono che l'intelligenza sia un'entità fissa e quelli che pensano che sia malleabile, nel qual caso danno maggiore importanza all'impegno personale. Gli appartenenti alla prima categoria si pongono più spesso obiettivi di prestazione, cercando cioè di dimostrare quello che valgono, piuttosto che obiettivi di apprendimento, inoltre, quando percepiscono in loro una scarsa abilità, sviluppano ansia, evitamento delle prove e bassa persistenza nel compito.
Un altro aspetto di grande importanza della motivazione allo studio è quello legato agli aspetti dell'attribuzione causale. In generale, di fronte a risultati negativi nello studio, i ragazzi sono poco propensi ad attribuirne le cause alla propria inadeguatezza o a scarsa applicazione. Spesso i ragazzi si affidano a rituali scaramantici o a "portafortuna" per allontanare la cattiva sorte dall'esito degli esami. Non si può negare che qualche volta si verifichino eventi casuali che influiscono positivamente su qualsiasi tipo di attività, è sbagliato però affidarsi completamente alla fortuna per ottenere risultati positivi. Questo tipo di atteggiamento escluderebbe ogni impegno da parte del soggetto interessato che potrebbe così attribuire l'insuccesso a cause esterne anzichè esaminare i motivi che lo hanno determinato. E' importante che lo studente si convinca che la riuscita nell'attività di studio è più legata alle capacità personali, all'impegno e al tipo di compito piuttosto che a stimolazioni ed eventi esterni. I fatti che influenzano la riuscita scolastica possono essere così schematizzati:
Fattori interni:
- abilità
- impegno
Fattori esterni:
- fortuna
- aiuto
Fattori legati al compito:
- facilità
- dimestichezza.
Attribuzioni di abilità e impegno si riferiscono alla convinzione di saper individuare in modo autonomo obiettivi, strumenti e mezzi relativi al compito. Tali attribuzioni assegnano anche un maggiore ruolo al controllo delle decisioni personali che non agli eventi esterni.
Molti studenti, almeno qualche volta, hanno vissuto situazioni d'ansia legate alle vicende scolastiche. L'ansia rende difficile la concentrazione, inficiando in tal modo la qualità dello studio. L'ansia può infatti influire negativamente impedendo allo studente di ricordare contenuti già memorizzati, rallentando i processi di apprendimento in atto, impedendogli di affrontare in maniera sistematica compiti precedentemente programmati compromettendo l'esito delle attività scolastiche e le situazioni di esame. In condizioni di ansia, si rende necessario dedicare allo studio una maggiore quantita di tempo e produrre un superlavoro controproducente che andrà ad inficiare il successo scolastico. Il livello di ansia è legato anche ad aspetti personali e/o di ordine psicosociale che possono variamente interferire con le condizioni che si vengono a creare nella scuola. Un aspetto particolare dell'ansia in relazione allo studio è quello conosciuto come "ansia da esame". E' stato osservato che spesso ragazzi che possiedono buone abilità di studio si bloccano al momento della prova fornendo risultati molto modesti. Secondo un'interpretazione classica di questo fenomeno, al momento dell'esame lo studente è bloccato nel recupero delle informazioni rilevanti dall'affiorare di altri pensieri e associazioni (molti dei quali riferiti al timore di sbagliare), che gli impediscono di trovare le informazioni corrette che pure conosce. In genere questi studenti ansiosi sono avvantaggiati dai test a scelta multipla, dove il problema del recupero (ma non quello della decisione) è ridotto al minimo. Secondo un'interpretazione più recente, i ragazzi ansiosi in realtà non sanno studiare, e conseguentemente sono ansiosi perchè consapevoli di conoscere inadeguatamente la materia. In una ricerca su questo argomento, venne individuato un sottogruppo di soggetti ansiosi che codificavano l'informazione in maniera poco significativa ("codifica poco profonda"), erano incapaci di selezionare gli aspetti principali e organizzavano gerarchicamente il materiale di studio in maniera inadeguata. A questo proposito è fondamentale sottolineare quanto sia importante possedere un efficace metodo di studio anche nella prospettiva che esso possa contribuire a tenere sotto controllo l'ansia, a prescindere dalla natura della stessa. E' accaduto infatti spesso che soggetti affetti da ansia da esame riuscissero a superare il problema apprendendo un adeguato metodo di studio. A volte l'ansia rimane lo stesso, ma praticare un buon metodo di studio è comunque utile.
La motivazione allo studio, come verso qualsiasi altra attività, può essere "intrinseca" o "estrinseca". La prima è sostanzialmente rappresentata dall'interesse genuino verso il contenuto dello studio, e ha un valore trainante per lo svolgimento dell'attività stessa. La seconda è invece rappresentata da tutti i vantaggi secondari, o secondi fini, perseguibili tramite lo svolgimento dell'attività stessa. Le radici dell'interesse genuino si trovano in una complessa storia precedente che non è sempre possibile ricostruire nel ragazzo. Egli può tuttavia trovare in sè stesso le risorse che lo motivano ad affrontare varie attività scolastiche che al momento sente di dover svolgere soltanto per forza. Un modo per trovare tali risorse è riuscire a vedere alcuni benefici a lunga scadenza dell'attività che non piace al ragazzo, cioè lo studio. Trovare una motivazione intrinseca per ogni attività produce inevitabilmente migliori risultati.

Enzo Artale



Ricerca personalizzata
 


ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ

Enzo Artale via D'Agata Micale 119 96012 Avola (SR) partita iva 01651520890


per aumentare o diminuire le dimensioni del testo, vai su "visualizza" e poi su "dimensioni testo"
per fruire di alcuni contenuti di questo sito, è necessario disporre dei relativi programmi di lettura gratuiti:
pdf, flash, java, shockwave
eccetto dove diversamente indicato, il materiale presente in questo sito è coperto da licenza creative commons
creative commons
sito creato e curato da Me