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ultimo aggiornamento: 08/03/2010 - consulenze on line |
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PSICOLOGIA DELL'ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE |
01/12/2009 |
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Secondo alcuni autori, la personalità si definisce attraverso quei sistemi di abitudini che hanno rilevanza sociale e quindi si configura come un adattamento appreso. Secondo altri, la personalità è costituita dai tratti del carattere di un individuo che lo configurano nella sua unicità. Per altri la personalità si sviluppa per stadi e procede verso una progressiva maturazione della capacità dell'individuo di spingersi verso il mondo esterno, di acquisire consapevolezza e di aprirsi verso il sociale, interagendo con gli altri. Secondo altri ancora la personalità è l'organizzazione dinamica di quei sistemi psicofisici che nell'individuo determinano il comportamento e il pensiero che gli sono caratteristici. Non bisogna comunque dimenticare che quello di personalità è sempre un costrutto ipotetico, per cui si presta alle più svariate interpretazioni.
Nel corso del tempo i diversi autori che si sono occupati di definire e studiare la personalità si sono venuti incanalando in una di due correnti principali che concepiscono la personalità in maniera significativamente differente. Da un lato stanno gli autori che pensano che la personalità sia caratterizzata da differenze interindividuali stabili, come tratti, tipi e disposizioni, e dall'altro coloro che ritengono che la condotta e il comportamento individuale siano determinati da fattori situazionali, come abitudini, contesto, ambiente ed esperienza. Da queste premesse sono venuti delineandosi quattro modelli di personalità che si caratterizzano per alcune peculiarità. Il primo di questi modelli è quello "disposizionale". Secondo gli autori che lo sostengono, la personalità sarebbe un insieme di tratti o disposizioni relativamente stabili. Questo atteggiamento è il più vicino alla concezione storica della personalità. La teoria dei tratti ipotizza l'esistenza di unità di base della personalità che sarebbero costanti e stabili, presenti in situazioni diverse in quanto specifiche e connaturate con l'individuo. Tali strutture interne indirizzerebbero e orienterebbero le diverse manifestazioni psicologiche e comportamentali. Tali tratti di personalità possono essere distinti in superficiali, in quanto relativi a gruppi di manifestazioni o reazioni manifeste, o piuttosto originari, in quanto si pongono alla base dei primi. Mentre certi tratti sembrano comuni a tutte le persone, alcuni sembrano caratteristici di determinate condizioni psicopatologiche. Se alcuni tratti sembrano soprattutto connaturati alla costituzione dell'individuo, altri appaiono soprattutto il risultato delle diverse influenze di pressioni ambientali. L'approccio "situazionale", d'altro canto, ritiene che il comportamento sia influenzato in modo determinante dai fattori ambientali. Il comportamentismo riteneva le teorie dell'apprendimento come elemento basilare per spiegare lo sviluppo della personalità. Secondo alcuni autori di questa corrente, la personalità dell'individuo si formerebbe grazie al processo di apprendimento, sulla scorta delle abitudini socialmente condivise. Da questa prospettiva, la personalità viene vista come un sistema di condotte e di schemi che l'individuo in massima parte apprende in quanto socialmente rilevanti e culturalmente desiderabili. Per i comportamentisti e i situazionisti la personalità è l'esito delle sollecitazioni, dei modelli, dei rinforzi che hanno segnato il rapporto dell'organismo con l'ambiente e può essere modificata attraverso un cambiamento di tale rapporto. il modello "psicodinamico" vede invece il comportamento e la personalità dell'individuo come fortemente influenzati da forze istintuali inconsce e dal conflitto tra soddisfazioni delle pulsioni originarie e controllo delle medesime sulla spinta delle norme socialmente codificate. Il modello "interazionista" si propone di descrivere e verificare l'interazione dinamica tra variabili situazionali e variabili personali. In quest'ottica è il significato psicologico che una certa situazione riveste per l'individuo a costituire una delle determinanti principali del comportamento. Secondo questo modello, l'influenza tra ambiente e individuo sarebbe bidirezionale, per cui individuo e ambiente interagiscono, esercitando entrambi una funzione attiva e di reciproca interconnessione. Il modello interazionista della personalità pone in primo piano le interazioni persona-situazione, partendo dal presupposto che la personalità è la risultante delle continue influenze che l'ambiente esercita sull'individuo e che, a sua volta, l'individuo esercita sull'ambiente. Secondo gli interazionisti, benchè i fattori emotivi non siano irrilevanti, sono soprattutto i fattori cognitivi che svolgono una parte determinante in tale interazione. Di fatto, in ogni condotta è possibile individuare elementi riconducibili al patrimonio innato ed elementi ascrivibili invece al patrimonio appreso. In altri termini, il nostro comportamento non sorge dal nulla ma l'azione dell'esperienza modella, sollecita, potenzia un qualcosa che a essa preesiste. I diversi modelli di personalità esposti prima si pongono lungo questa ideale linea continua che va dalla polarità riconducibile in senso lato alla sfera delle caratteristiche personali alla polarità eminentemente connessa con l'ambiente e con le esperienze e i rapporti sociali. Lo sviluppo della personalità può dunque ritenersi connesso sia con il versante interno del soggetto che con il versante esterno. Nell'orientamento scolastico e professionale queste considerazioni sembrano acquistare un significato peculiare e un valore ben preciso. Nel momento in cui l'individuo si trova a prendere una decisione esistenziale come quella riguardante il proprio futuro lavorativo, una conoscenza approfondita della personalità, soprattutto in casi difficili o con soggetti problematici, può fornire indicazioni e chiarimenti essenziali sulla dinamica della scelta professionale, sul come facilitarla o sul come ridurre le difficoltà che operare una scelta spesso comporta. L'azione orientativa deve essere interessata sia al lato psicofisiologico della personalità, sia a quello caratteriologico, sia ai bisogni profondi, sia alla componente ambientale e socio-culturale, con un'attenzione specifica al fatto che nei diversi soggetti il peso di ogni aspetto considerato può variare e assumere una connotazione particolare, a seconda del percorso di vita, del momento e del contesto, in cui il soggetto si trova inserito. Solo con l'individuazione di come queste componenti psicologiche si articolano e interagiscono all'interno della personalità globale, l'operatore arriva alla conoscenza dell'intero quadro psicologico del singolo soggetto e può, quindi, trarre indicazioni valide circa le scelte che il soggetto può compiere in campo scolastico o in campo professionale. Se l'attività professionale è un modo della persona per maturarsi e quindi per assumere una propria consistenza e produttività, che sia al tempo stesso soddisfacente le proprie aspirazioni individuali e socialmente utile, allora il fulcro naturale di centrazione dei problemi dell'orientamento è la personalità totale, non le sue attitudini, i suoi interessi, la sua inserzione come membro di una collettività, perchè questi sono sì aspetti reali, ma parziali, e non possono essere utilizzati come risolventi la totalità del problema. Enzo Artale |
03/07/2009 |
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![]() Quando si è in cerca di un lavoro, il primo mezzo che normalmente usiamo per presentarci all'azienda o all'ente presso il quale ci candidiamo, sia nel caso del settore privato che di quello pubblico, è il "curriculum vitae". Si tratta di un documento schematico nel quale riassumiamo per estremi e per sintesi i nostri dati personali, le nostre esperienze formative e professionali, le nostre aspirazioni lavorative e altre informazioni che possono essere utili a dare un quadro conoscitivo più completo a chi deve valutare la nostra candidatura. Il curriculum è normalmente il primo passo di un percorso più lungo, per questo è di fondamentale importanza muoverlo nella direzione giusta. La psicologia sociale ci insegna che la prima impressione che riceviamo quando entriamo in contatto con qualcuno per la prima volta tenderà a influenzare tutti i nostri giudizi futuri su quella persona, e questo vale anche nel mondo del lavoro. E' dunque importante dare di noi una buona impressione quando ci proponiamo per un... clicca qui per leggere il resto...
profilo professionale che aspiriamo a ricoprire, salvo poi mantenere le "promesse" iniziali. Dal curriculum dipende frequentemente la possibilità stessa di essere chiamati per continuare il percorso di selezione, e questo vale sia nel caso in cui stiamo rispondendo a una proposta di lavoro, sia nel caso in cui siamo noi ad autocandidarci. Quando un curriculum arriva nelle mani di un selezionatore, nella maggior parte dei casi egli non sa assolutamente nulla di noi, se non quello che trova scritto su quel documento, è perciò di primaria importanza fornire delle informazioni chiare e complete, sia nella forma che nella sostanza. Se si supera la fase della chiamata in base al curriculum, il passo successivo consiste normalmente in un colloquio conoscitivo. Di solito, le prime domande del colloquio vertono proprio sui contenuti del curriculum. Il selezionatore potrà chiederci dei chiarimenti sui punti che gli risultano più oscuri di quanto abbiamo scritto, oppure degli approfondimenti su argomenti di particolare interesse ai fini della selezione. E' perciò importante arrivare al colloquio preparati a discutere delle informazioni riportate sul curriculum, ed è ancora più importante che tali informazioni siano veritiere. Un selezionatore esperto è infatti in grado di capire in sede di colloquio se nel nostro curriculum abbiamo "esagerato" nel cercare di dare di noi una certa immagine, senza considerare poi che potrà sempre chiederci di mostrare i documenti che provino quanto da noi dichiarato per iscritto. Fino a qualche anno fa la compilazione del curriculum era un procedimento piuttosto arbitrario, lasciato all'iniziativa del candidato. Era possibile reperire indicazioni più o meno precise su quali punti trattare e su quali informazioni esporre in tali punti, ma non c'era uno schema vero e proprio al quale poter fare riferimento. Questo problema è stato risolto dall'Unione Europea, la quale ha rilasciato a più riprese dei format per la redazione del "curriculum in formato europeo" e le relative istruzioni per la compilazione. Il pregio principale di questo formato standard consiste nell'eliminazione di certe iniziative soggettive nella compilazione, che spesso rendevano il curriculum poco chiaro o troppo prolisso. Ovviamente questo non vuol dire che non c'è più spazio per esprimere la propria personalità anche nel curriculum, questo spazio viene semplicemente meglio organizzato. Nel corso degli ultimi anni sono stati rilasciati diversi aggiornamenti rispetto alla versione originale. I file messi a disposizione di seguito rappresentano le versioni più recenti dell'ultimo formato europeo per il curriculum, quello redatto secondo lo stile Europass, il più completo finora rilasciato, e le relative istruzioni per la compilazione.
› Format per il curriculum europeo › Istruzioni per la compilazione Enzo Artale |
10/06/2009 |
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![]() Alle origini della moderna psicologia dell'orientamento, la maggior parte del lavoro veniva svolto attraverso la somministrazione di batterie di test attitudinali, per lo più collettivamente, il cui scopo era prevalentemente di osservare e misurare le attitudini dei soggetti da orientare. Successivamente, emerse la necessità di valutare anche gli aspetti meno oggettivi, quelli, cioè, più legati ai desideri individuali, e che ci consentono di concepire e strutturare il così detto "progetto di vita" per noi e per le persone che vogliamo aiutare a orientarsi. Divenne chiaro che un buon orientamento non poteva dunque prescindere dal tenere in considerazione, oltre ai fattori oggettivi, quelli più soggettivi, cioè l'aspetto complementare: gli "interessi". Per raggiungere tale obiettivo si capì che l'orientamento doveva essere un lavoro congiunto tra tutti gli enti che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo dei singoli individui, soprattutto nelle sue prime fasi, cioè genitori, educatori ed esperti della materia. clicca qui per leggere il resto...
Le attitudini possono essere considerate delle disposizioni naturali a far bene determinate cose. Esse non dipendono tanto dall'apprendimento, quanto da predisposizioni innate che permettono di ottimizzare l'acquisizione e l'attivazione di certe conoscenze o esecuzioni. In altre parole, le attitudini sono quelle differenze tra persone che, a parità di condizioni di partenza, vedono favoriti alcuni individui nello svolgimento di determinate attività. Un argomento molto studiato in psicologia dell'orientamento e in psicologia dello sviluppo, riguarda le relazioni tra attitudini e ambiente, e tra attitudini e intelligenza. Un errore piuttosto comune fino a non molto tempo fa, era confondere l'attitudine con l'intelligenza. E' fuori discussione che un buon livello di intelligenza generale permette di ottenere buone prestazioni in una gamma piuttosto variegata di attività, ma non si può parlare in questo caso di "attitudini" propriamente dette. E' invece molto più importante il rapporto che intercorre tra intelligenza e attitudini nella misura in cui la prima permette un precoce riconoscimento e un'adeguata coltivazione delle seconde. A riprova delle fondamentali differenze tra i concetti di intelligenza e attitudine, è stato dimostrato come persone con il medesimo livello di intelligenza, cioè con lo stesso Quoziente Intellettivo (Q. I.), ottenevano diversi livelli di prestazione nella misurazione di diverse attitudini. Rilevare e identificare correttamente la presenza di attitudini in una persona, è un passo fondamentale per poterla orientare verso un determinato campo di studi o verso un settore lavorativo. Ovviamente, un orientamento che tenesse in considerazione solo le attitudini, ignorando gli "interessi" di un individuo, potrebbe causare diversi problemi nel raggiungimento degli obiettivi formativi o professionali dell'individuo stesso. La conoscenza delle proprie capacità non può infatti garantire il raggiungimento di una meta se ad esse non è associata una sufficiente "spinta al successo" riconoscibile nel concetto di interesse, e che è fatta da elementi più strettamente connessi con la "personalità", come per esempio il sistema di valori ai quali l'individuo fa riferimento o i suoi eventuali problemi emotivi.
Gli interessi professionali sono, generalmente, un'inclinazione parziale, il caso particolare di una tendenza più generale. Secondo alcuni psicologi dell'orientamento, gli interessi sarebbero determinati prevalentemente da fattori ambientali, che influenzerebbero la loro direzione e i comportamenti di scelta, a differenza delle "tendenze" e delle "inclinazioni", che sarebbero determinate prevalentemente da fattori di tipo costituzionale e temperamentale. Altri autori sostengono che gli interessi professionali siano determinati dall'azione contestuale di molteplici variabili, che vedrebbe l'interazione non solo tra fattori di tipo innato e di tipo ambientale, ma anche di informazioni che si acquisiscono durante il processo di sviluppo, e la natura delle fonti di queste informazioni, il che spiegherebbe, secondo questo punto di vista, perchè molti figli scelgono la stessa professione del padre, e cioè perchè identificano con il lavoro paterno le qualità che durante l'infanzia e l'adolescenza vengono percepite come proprie della figura genitoriale in questione. |
23/04/2009 |
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![]() Forse non ce ne rendiamo conto, ma la nostra intera esistenza è caratterizzata da una infinita serie di scelte. Tutto ciò che facciamo è frutto di una scelta. Anche quando non facciamo niente, in realtà abbiamo scelto di non scegliere, ma abbiamo scelto comunque. Da queste premesse, risulta logico che è impossibile non sbagliare mai. Non esiste infatti persona al mondo che non abbia fatto almeno una scelta sbagliata nella propria vita. Ci sono persone che sanno scegliere meglio e altre peggio, ma è impossibile indovinare tutte le scelte sistematicamente senza sbagliarne nemmeno una, è la Legge dei Grandi Numeri a dirlo. Un’altra conseguenza logica è che non ci si può sottrarre alle scelte. Rimandare, infatti, non serve altro che a posticipare un’azione che sarà comunque necessario intraprendere, sarebbe quindi meglio scegliere prima che il ritardo e le conseguenti pressioni psicologiche possano aumentare le probabilità di fare la scelta sbagliata. clicca qui per leggere il resto...
Si può però cercare di limitare al massimo le scelte errate. Sia chiaro: non esiste una formula magica, ma la psicologia dell’orientamento ci può aiutare a conoscere meglio noi stessi, a capire cosa realmente vogliamo e cosa siamo capaci di fare e, di conseguenza, a indirizzarci verso quelle aree della vita, dello studio e del lavoro nelle quali potremmo ottenere i migliori risultati. L’obiettivo fondamentale dell’orientamento è quello di intervenire soprattutto in quelle fasi della vita in cui aumentano le probabilità di dover scegliere, e aumenta contemporaneamente il numero di scelte possibili. Un tipico periodo che racchiude queste caratteristiche è quello del passaggio da un ciclo scolastico a un altro. Oggi il mondo del lavoro vive una continua e tumultuosa evoluzione, e la scuola e l’università devono adeguarsi al fine di preparare gli studenti a tutti i possibili settori occupazionali già esistenti, cercando inoltre di prevedere gli ulteriori potenziali cambiamenti futuri. In questo quadro di frammentazione e parcellizzazione, risulta sempre meno chiara una scelta definitiva che ci garantisca la totale certezza che sia quella giusta. È importante inoltre considerare l’orientamento non solo dal punto di vista scolastico o professionale, ma anche da quello sociale, rappresentando infatti le nostre scelte scolastiche e professionali elementi integranti della nostra personalità e determinando esse anche il modo in cui la società ci percepisce e ci giudica. Sul tempio dell’Oracolo di Delfi era scritto: “Conosci te stesso”. Tale esortazione potrebbe riassumere il concetto stesso di orientamento, in quanto è sulla scorta di ciò che sappiamo di noi stessi, guardandoci dentro e conoscendoci meglio possibile, che possiamo effettuare le scelte più utili al fine di ridurre le probabilità di sbagliare. Anche se l’orientamento scolastico come disciplina a sé stante nasce solo nel ventesimo secolo, esso, inteso come “azione dell’orientare o dell’orientarsi”, ha radici ben più lontane nel tempo. Applicato in forme non sistematiche, l’orientamento viene praticato da secoli e negli ambiti più diversi.
L’orientamento scolastico ha gli scopi, complementari tra loro, di cercare di predire in quali materie e discipline una persona potrà riuscire meglio e in quali peggio, in modo da indirizzarla verso le prime e sconsigliarne le seconde. Ma l’orientamento, da questo punto di vista, deve tenere in considerazione due aspetti delle capacità cognitive dell’orientando: le attitudini e gli interessi. In un’ottica che valorizza solo i fini dell’organizzazione per la quale si studia o lavora, ciò che conta di più della persona sono le sue attitudini, cioè la sua maggiore o minore capacità di applicarsi con successo allo studio o al lavoro riguardo a una certa materia o professione. Ma oggi l’orientamento non può non considerare anche gli interessi dell’orientando, deve cioè tenere nel giusto conto anche la naturale tendenza che ogni persona ha nel preferire certe discipline o certe professioni ai fini del proprio studio o del proprio lavoro. Un corretto orientamento lavora nel senso della mediazione tra attitudini e interessi, in modo da rendere soddisfacente l’esperienza di studio e/o lavoro tanto per l’organizzazione quanto per il singolo soggetto che vi si applica. Da quanto detto, risulta ovvio che la soluzione migliore sia quella in cui attitudini e interessi coincidano. L’azione orientativa risulta particolarmente utile nei momenti in cui si devono operare scelte importanti, quando le opzioni sono tante e dalla loro ponderazione dipende non solo il successo in un determinato campo di studio o professionale, ma il corretto collocamento della persona nell’ambiente sociale di cui fa parte. Riassumendo, l’attività di orientamento si può concepire come una sostanziale attività di conoscenza rivolta a due obiettivi: sé stessi e l’ambiente nel quale ci si intende orientare. Il moderno processo di orientamento sembra configurarsi sempre più come un insieme di interventi da applicare all’intero corso della vita, sebbene la fase giovanile rimanga quella privilegiata. È altrettanto vero che le continue e repentine conversioni e riconversioni del mondo del lavoro che caratterizzano la nostra epoca costringono a ripensare a volte drasticamente indirizzi di studio e/o di lavoro che davamo precedentemente per scontati. In questa moderna accezione di orientamento, la parte più importante sarà svolta dall’informazione, che dovrà essere continua, completa e precisa. |
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