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lo credevo il principe azzurro, invece era solo amore

consulenze psicologiche on line
"Se esiste il problema, esiste anche la soluzione." *
* Enzo Artale


data: 10/06/2010
domanda:
Salve, ho trovato il vs indirizzo su internet e vi scrivo per raccontarvi un pezzetto della mia storia e per avere delle risposte, o anche un semplice consiglio. ho letto sul vostro sito la storia di un uomo che puo essere simile alla mia e la risposta che ha ottenuto mi ha colpito molto, per cui ho deciso di provare anche io.
mi scuso gia da questo momento per la lunghezza.

E’ un momento difficile.

La nostra credevo, ero convinta, fosse la storia d’Amore che tutti sperano di avere nella vita. Non facile, la semplicità non è mai stata una sfaccettatura da me cercata, al contrario, più difficili sono stati i nostri momenti insieme e più forte mi sono sentita, come donna e nella coppia.

Ci siamo conosciuti come coinquilini e abbiamo condiviso e apprezzato in tutta sincerità i nostri esseri tra le 4 mura di un appartamento di periferia fino a quando una sera nel tirare un po troppo la corda ci siamo scoperti innamorati e legati.

Stare vicini ci permetteva di unire le nostre debolezze interne, esterne e nei confronti dei nostri problemi infantili/adolescenziali/legati alla vita in generale, per diventare leone e leonessa. Insieme siamo cambiati tanto. Abbiamo messo a nudo i nostri sentimenti a 360 gradi, ci siamo posti e riproposti nei confronti della vita e ho sempre avuto la sensazione che lui fosse il riscatto per i tanti errori commessi in precedenza. Una sorta di bonus, di premio forse, per aver a lungo atteso il “principe azzurro”.

Ci siamo sempre rispettati nei nostri difetti, e ringraziati per i nostri pregi. Non ci siamo lasciati andare ai problemi comuni di tutte le coppie. Abbiamo forgiato le nostre personalita nei confronti l’uno dell’altro con un coltello dalla lama lunga e affiliata… ora mi rendo conto, che lo era fin troppo.

Eravamo un porto sicuro nella burrasca e vivevamo in funzione l’uno dell’altro.

Forse abbiamo esagerato, ma non lo rinnego.

Ci eravamo promessi di non restare ciechi nei confronti del mondo per evitare un giorno di rimpiangere delle scelte che avevamo fatto e per evitare ciò, abbiamo rispettato i nostri desideri di viaggiare. Forse siamo stati troppo fiduciosi.

Dopo xxxxxxxxxxxxxxx di convivenza lui parte x mesi xxxxxxxxx. Una scelta dolorosa ma necessaria per dare una scossa lavorativa. Nel frattempo io ricevo una risposta positiva dalla xxxxxxx: x mesi di stage per cominciare.

x decide di seguirmi dato che la situazione xxxxxxxxx non è cosi florida come pensavamo e partiamo per un'altra avventura insieme. Da qui è iniziato il capolinea. Lui non ha voluto mai imparare la lingua e quindi non riuscendo a trovare un vero lavoro è rientrato in Italia x mesi dopo. Ci sono stati degli atteggiamenti che forse mi hanno delusa e ho sentito un allontanamento progressivo da parte mia più che altro in seguito a dei rifiuti ricevuti. Le difficoltà sono state tante, le litigate sono diventate la norma e abbiamo avuto discussioni civili e produttive solo sporadicamente per salvare la situazione.

Ma ci abbiamo sempre provato.

In quei mesi di confusione ho conosciuto un mio collega di lavoro. Lui in un certo senso ha compensato la lontananza e i vuoti diventando sempre più vicino al mio cuore.  Fino a quando a xxxxxx ci siamo abbracciati e da quel momento io ho vissuto al suo fianco. I due sono molto diversi, e in un certo senso si compensano. Quello che ho ricevuto da questa seconda storia è stata soprattutto la calma, la pace, l’equilibrio. Le grandi litigate sono diventate rare, e ho trovato una persona che oltre che condividere i miei sogni mi ha permesso di realizzarli… un xxxx, un xxxxxxx, una reale cura di se stessi e in più una dolcezza infinita, mai scostante. Cose per mi erano un po mancate prima.

E da qui per x mesi la mia doppia vita. Ufficialmente con il fidanzato storico con il quale non facevo che affondare e l’amante, la vergogna da tenere nascosta da tutto e da tutti ma con il quale riuscivo a sfogare le mie frustrazioni e che mi teneva in piedi.

Infine, a xxxxxx l’ho lasciato., ho lasciato il mio ragazzo ufficiale.

Il dolore più grande della mia vita.

Niente, da quel momento è stato più lo stesso. Come se un parente fosse morto. E milioni di sentimenti si sono succeduti: liberazione dalle tante odiate menzogne, dolore, lacrime, mille domande. Avro fatto bene a lasciare tutto cosi? E se avessi atteso se avessi avuto pazienza, se mi fossi sforzata di cambiare radicalmente le nostre vite ancora una volta? Avrei potuto seguirlo a xxxxxx dove lui ora ha un contratto a tempo indeterminato e lottare in nome di noi due.

I sensi di colpa per averlo visto piangere e per saperlo sofferente non mi abbandonano mai.

La delusione che ho dato a lui, a me stessa, per non aver saputo accettare la lontananza, mi fanno sentire sempre più simile alla mia famiglia che non ha saputo tenersi in piedi.

E la grande domanda: riusciro mai a dimenticare e accettare di amare qlc altro? Ne ho davvero il diritto? O sono solo un egoista che non fa che far soffrire le persone con cui sta?

Vi ringrazio se qualcuno sapesse rispondere e mi scuso ancora per la lunghezza della mail

xxxxxxxxx


risposta:
Gentile xxxxxxxxx
Credo che Lei abbia poco da rimproverarsi. Nessuno può prevedere il futuro, e i "se" lasciano sempre il tempo che trovano. La sofferenza provata quando ha lasciato il Suo fidanzato è stata come quella per la morte di un parente, ma è assolutamente normale che fosse così. La fine di una storia d'amore è completamente paragonabile a un lutto, anche quando siamo noi a decretarla volontariamente. Se in quel momento ha ritenuto che fosse la scelta migliore, ha fatto bene a decidere in tal senso. Se ora ritiene di aver sbagliato, avrà imparato una importante lezione che Le sarà sicuramente utile in futuro. Come vede, dunque, la Sua esperienza Le è comunque servita a crescere. E' apprezzabile il fatto che si ponga ora domande sul Suo diritto di amare, anche se è una domanda retorica. Lei sa infatti benissimo di avere questo diritto, come tutti, anche se il diritto reciproco, cioè quello di essere amati, non sempre è così scontato. All'inizio Le ho detto che ha poco da rimproverarsi, ma non era un'assoluzione. Solo Lei può infatti perdonare sè stessa per ciò che fa. A mio avviso l'errore alla base del problema è aver visto nel Suo fidanzato un porto sicuro, forse l'unico, nella Sua vita, e viceversa. Con questa premessa, era altamente probabile che appena le condizioni fossero cambiate sarebbero cambiati anche i punti di riferimento, e così è stato. Forse il miglior insegnamento che può trarre da questa storia, onde evitare che si ripeta in futuro, è che il miglior punto di riferimento che può trovare è in sè stessa, all'interno, invece che fuori. Cordiali saluti.


data: 10/06/2010
domanda
:

Gentile Enzo,
grazie mille per la sua risposta. Molte persone hanno cercato di convincermi a dimenticare i sensi di colpa ma sentirsi dire cio da qualcun altro, una persone esterna che ha anche piu competenza in materia rende il tutto diverso e piu comprensibile. sto cercando di lavorare su cio che mi ha scritto... purtroppo so bene che fin da quando ho potuto ho sempre ricercato qlc che potesse sostenermi e proteggermi come la mia famiglia non ha saputo fare, ma ora a xx anni vedo le cose diversamente e spero davvero di poter diventare indipendente al 100%. Sa, vorrei tanto una famiglia ma vorrei avere la testa per farlo, di uomini in gamba ne ho trovati spesso ma io non mi sono mai fermata, per cosi dire. chissa che questa mia delusione personale mi permetta di avere fiducia in me stessa.
ma alla fine, la dolce meta esistera? io non ho mai smesso di pensarlo ma forse e solo questione di relativizzare le cose. Mi piacerebbe sapere una persone come lei cosa ne pensa.
Intanto aprofitto per ringraziarla per la pazienza e per la sua importante risposta.
A presto
xxxxxxxxx



risposta:
Gentile xxxxxxxxx
Non credo che esistano, in casi come questi, regole universali e assolute. Ognuno deve fare ciò che lo fa stare meglio. La dolce metà esiste per qualcuno, per altri no, altri si accontentano. Di certo, però, difficilmente vedremo apparire lo striscione con la scritta "traguardo" che ci indica con certezza assoluta che la nostra corsa è finita. E' Lei a decidere quando smettere di correre. In bocca al lupo.


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