data: 21/11/2009
domanda:
Salve Dott. Artale,
mi chiamo xxxxxxxxx e ho xx anni, la contattavo perchè credo di avere un grosso problema o forse tanti, che mi fanno stare molto male. Da un pò di tempo provo attrazione fisica per le donne, anche se non ho mai avuto relazioni con nessuna donna a parte aver fatto dei giochetti verso i 10/12 anni con una coetanea, e ogni tanto in alcuni giochi simulavo di essere un maschio.
Gli uomini non li considero più o quasi, ho avuto poche relazioni con essi e nei rapporti sessuali sono sempre stata frigida (in pratica per me potevamo stare anche senza avere rapporti). Ho quasi sempre avuto avversione per gli atti sessuali e non ho mai praticato l'autoerotismo. Nonostante i rapporti con i pochi uomini con cui sono stata non sono mai stati buoni, sono sempre stata molto gelosa. Nell'adolescenza ero gelosa pure delle amiche se mi sentivo trascurata.
Spesso quest'attrazione è rivolta anche a membri della mia famiglia (madre, sorelle) o amiche, infatti evito di avere contatti con loro. C'è da dire che da piccola sono sempre stata legata alle figure femminili, in particolare a mia madre ed a una mia zia materna, e che non ho mai sopportato mio padre, mi sono sempre vergognata di lui. E comunque durante la mia adolescenza passavo molto tempo fuori casa, e come se non mi fossi mai sentita parte di questa famiglia. Spesso negli anni mi è capitato di provare qualcosa per le donne, ma non riuscivo a capire di cosa si trattasse.
Non capisco perchè quest'attrazione anche per membri della mia famiglia di sesso femminile, se con loro addirittura non c'è mai stato un buon rapporto. Dimenticavo di dirLe che vivo in famiglia. A volte invece mi sento una bambina. Non capisco cosa mi stia succedendo.
Oltre a questo avverto dei disturbi di identità sessuale (non so se è il termine adatto), come se mi sentissi e volessi essere uomo. Non vorrei essere una donna, non mi trucco più non mi valorizzo come donna. All'idea che un uomo mi si possa avvicinare sto male spesso mi disgusta. Praticamente non voglio che gli uomini mi vedano come donna e poter essere oggetto dei loro desideri. Ma non saprei nemmeno come comportarmi con una donna. Non riesco a vestirmi da uomo, ma nemmeno femminile. Questa cosa dell'identità l'ho avvertita già nel 2002, quando ho saputo di un ragazzo che ha cambiato sesso, e di tanto in tanto compariva. Oppure ho immagini a sfondo omosessuale, di donne con donne e uomini con uomini, che conosco di persona o di vista. Spesso mi chiedo se mi ci vedrei come uomo. A volte mi dico sì perchè no, altre volte non mi ci vedrei proprio.
Mi rifiuto di fare le cose di casa (il tipico ruolo femminile). Tutta questa situazione mi fa stare malissimo, mi procura un'ansia insopportabile, non riesco a relazionarmi a stare in mezzo alla gente perchè tutto questo è un'idea fissa, non riesco a concentrarmi e a pensare ad altro, mi sento incapace a fare tutto pure ad intavolare o a seguire un discorso, non so come pormi. Questa situazione mi ha portato ad isolarmi, mi sono allontanata da tutti e non riesco nemmeno a cercare un lavoro. Evito qualsiasi situazione sociale perchè non sto a mio agio. Non parlo con nessuno e passo parecchio tempo in camera mia. Spesso la troppa ansia mi porta a rimettere.
Un'altra cosa, non so se può essere importante, ho sempre odiato i bottoni in particolare quelli delle camicie mi hanno sempre disgustato (di preciso non so il nome di questa fobia), ho sempre avuto l'ossessione per l'ordine (ancora oggi) le cose in giro mi mettono confusione, spesso prendo e poso la stessa cosa più di una volta, in passato ho sofferto pure di ipocondria avevo paura di ammalarmi e morire di qualche brutta malattia, da piccola se mi facevo qualche ferita e mi usciva sangue avevo paura di morire, o di aver bisogno di punti di sutura. Questo anche fino a qualche anno fa, ma non con la stessa intensità e paura di quando ero piccola. E tuttora se mi parlano o vedo cicatrici di operazioni chirurgiche mi viene il voltastomaco. Non ho mai capito questa cosa.
Mi sento di impazzire, mi sento depressa senza voglia di far niente, incapace a fare tutto, non mi concentro su niente, spesso penso di farla finita, è insopportabile vivere così. Sto assumendo anche antidepressivi ma non vedo miglioramenti. Mi sento anaffettiva, fredda e vuota, spesso dentro di me sento solo tanta rabbia e vorrei prendermela con tutti.
Già nel 1999 sono stata dalla psicologa del consultorio familiare del mio paese per altri problemi, e successivamente nel 2002 quando ho saputo di quel ragazzo che ha cambiato sesso e ho avvertito il primo disagio riguardo alla mia identità (e allora la psicologa mi disse di non confondere il disturbo di identità con un'eventuale omosessualità. Ho riportato le identiche parole che mi ha detto). Da xxxxxx sono in terapia da uno psicoterapeuta sistemico-relazionale. Da premettere che ho preferito cercarlo uomo per evitare di avere contatti con una donna. Il mio psicoterapeuta insiste che non ho nè un disturbo di identità di genere (forse perchè fisicamente non sono mascolina non so), nè problemi legati al mio orientamento sessuale. Eppure io non riesco a stare bene. Sento che in me c'è qualcosa che non va, e non riesco a convinverci e forse ad accettarlo.
Spesso penso di essere affetta da qualche patologia mentale. Mi chiedo ma veramente nella vita chi sono stata? E come se non avessi mai avuto una mia vera identità. E' anche vero che nella mia adolescenza e anche più avanti negli anni imitavo le mie amiche nel modo di fare e di vestire, perchè le consideravo migliori di me. Inoltre sono sempre stata una persona timida e insicura e comunque sempre criticata dalla mia famiglia.
Mi scusi Dottore per la lunghezza della mia e-mail, ma ho riassunto un pò la mia situazione per farle capire come mi sento.
Sono della provincia di xxxxxxx, e non so più a chi rivolgermi. In passato sono stata al centro salute mentale del mio paese, e la psichiatra mi ha prescritto l'antidepressivo. Lo psicoterapeuta vorrebbe che smettessi di prendere psicofarmaci. Non so che fare. Non riesco a trovare nessuno in grado di aiutarmi veramente. Vorrei poter essere una persona normale.
Secondo un suo parere in base ai miei problemi di cosa potrebbe trattarsi? Cosa mi consiglia di fare, dovrei continuare dallo psicoterapeuta o rivolgermi a qualcun altro? Per sapere se veramente soffro di un disturbo di identità di genere o di qualcos'altro a chi mi dovrei rivolgere alla psichiatria o alla psicologia? Spesso mi capita come se mi sentissi estraniata dal mondo, come se le persone che conosco, compresa la mia famiglia, siano estranei per me. Non è che non ricordi i nomi o le facce, ma è proprio un senso di estraneità. Sarò malata forse? Mi sento di tutto Dottore a volte una bambina (o bambino) bisognosa di cure ma di certo non una donna di xx anni. Sento di non riuscire quasi più a gestirmi e di avere sempre bisogno di un supporto.
Ringraziandola per l'attenzione e restando in attesa di una Sua gentile risposta porgo cordiali saluti
risposta:
Gentile xxxxxxxxx
Prima di redigere la sua consulenza vorrei che rispondesse a queste domande:
da quanto tempo si sente nel modo in cui si descrive nella mail, cioè prova le sensazioni che la fanno preoccupare?
Da quanto tempo assume antidepressivi? Glieli ha prescritti la psichiatra del centro salute mentale?
Per quali altri problemi era stata nel 1999 dalla psicologa del consultorio familiare?
Gli specialisti ai quali si è rivolta, psichiatri, psicoterapeuti e psicologi, l'hanno sottoposta a un percorso psicodiagnostico che includeva anche la somministrazione di test?
Ha mai parlato di questi problemi con il suo medico di base? Se sì, cosa le ha risposto?
Ci sono precedenti di disturbi psichici nella sua famiglia, dello stesso tipo o di altro genere?
Non appena mi avrà inviato le risposte a queste domande provvederò a completare il quadro informativo relativo alla sua richiesta e le invierò la consulenza. Saluti.
data: 22/11/2009
domanda:
Salve Dottore, credo che in vita mia non sono mai stata bene. Ormai mi sento così da un bel pò di tempo. Assumo antidepressivi dal xxxx, da xxxxxxx sto assumendo il xxxxxxxx da 10 mg me l'ha prescritto la psichiatra del centro salute mentale, prima ne assumevo 2 al giorno poi ho ridotto a 1 al giorno (di testa mia). E' da un pò di tempo che non ci vado per questa ossessione di attrazione che sento per le donne. Nel xxxx sono stata dalla psicologa del consultorio familiare perchè dopo tanti anni di fidanzamento (dal xxxx al xxxx) con un ragazzo appena mi ha parlato di matrimonio mi è venuta la crisi. Da premettere che in tutti gli anni che sono stata con lui stavo sempre a casa, pulivo sempre e non uscivo se non con lui. Una volta che mi sono lasciata con questo ragazzo mi sono trovata in una situazione in cui non mi ero mai trovata, è come se fossi vissuta per tanti anni in una non realtà. Infatti è da lì che sono iniziati i miei problemi, non lo volevo più eppure lo cercavo, e quando lui tornava non lo volevo di nuovo. Successivamente nel 2002 quando ho saputo di quel ragazzo che ha cambiato sesso ho avvertito questa crisi d'identità. Il fatto sta che adesso mi rifiuto di fare tutto, poi odio il ruolo femminile, quel ruolo che ho fatto per un sacco di anni quando stavo con quel ragazzo. Per i test mi pare circa 1 anno fa dopo che ho detto alla psicologa del consultorio che quando uscivo mi sentivo strana fuori luogo mi girava la testa, mi ha fatto un test con delle tavole il test di Roscharch. Ricordo che però mia madre da piccola (solo che non ricordo che età avevo) mi diceva sempre che mi faceva mettere la camicia di forza o che mi portava di xxxxxxxxx (credo che era uno psichiatra). Adesso mi chiedo il perchè mia madre mi diceva quelle cose? E perchè se aveva notato qualcosa di strano in me non mi ha portato subito a farmi fare una visita? Con il mio medico di base non ho parlato di tutte queste cose, ma ultimamente gli ho detto solo di questa crisi di identità che sto avvertendo, ho chiesto se magari con qualche dosaggio ormonale era possibile vedere qualcosa, mi ha detto di no, o se magari questi miei pensieri erano frutto di una qualche patologia mentale e se con una tac al cervello si poteva vedere qualcosa, mi ha detto di no e che spesso attribuiamo i disagi a qualche malattia organica, l'unica cosa che ha fatto è mandarmi da un andrologo per fare alcuni esami. Per quanto riguarda disturbi psichici nella mia famiglia non credo che ce ne siano, forse sono la prima. L'unica cosa che so Dottore è che non sto per niente bene e penso spesso che è inutile andare avanti così e che forse è meglio farla finita. Non so Dottore se sono stata chiara in quello che le ho raccontato. La mia famiglia non mi appoggia per niente dicono che sono mie fissazioni, che continuo a girare medici e sono sempre uguale. Non mi accompagnano da nessuna parte nemmeno per compagnia dicono che devo vedermela da sola, eppure io sento di non riuscirci più.
risposta:
Gentile xxxxxxxxx
In base alle informazioni da Lei inviatemi sulla situazione che sta vivendo, posso proporle le considerazioni alle quali sono giunto, ma la invito a tenere presente che una consulenza psicologica a distanza non è una diagnosi, e che è altresì alquanto difficile, per me, darle delle indicazioni su cosa fare rispetto ai professionisti ai quali si è rivolta finora, perchè dovrei conoscere nel dettaglio cosa è successo fino a questo punto. Inoltre non è professionalmente corretto interferire con il lavoro di altri colleghi, mentre sarebbe diverso se fossi stato io a consigliarglieli.
In linea di massima, credo che il suo attuale psicoterapeuta abbia ragione. Non mi pare che nel suo caso si possa parlare di disturbo di identità di genere, e nemmeno di omosessualità latente. I sintomi che fanno apparire il suo malessere come un disturbo di identità di genere potrebbero essere solo la forma che hanno preso, ma la sostanza potrebbe avere a che fare con un altro disturbo o con più disturbi in comorbilità. Anche la psichiatra che le ha prescritto gli antidepressivi potrebbe aver ragione. In effetti, dalla descrizione dei sintomi, non potrei escludere una depressione, ma nemmeno un altro tipo di disturbo dell'umore. Tenga presente che gli antidepressivi sono farmaci a lungo ciclo, hanno cioè bisogno di settimane, a volte mesi, prima di mostrare i loro effetti, e onestamente devo dirle che non mi pare una buona idea variarne il dosaggio di propria iniziativa. La cosa più corretta da fare in questi casi è tornare dal medico in questione e chiederle come mai non ha avvertito ancora nessun cambiamento nei suoi sintomi. Se decidesse di seguire questa indicazione, credo che sarebbe il caso di chiederle anche se ha intenzione di fare qualcosa sul versante dell'ansia, poichè dalle informazioni che lei mi ha fornito nelle e-mail, mi è parso di notare la presenza di eccessive quote d'ansia. Stesso discorso per la psicoterapia. Uno psicoterapeuta sistemico-relazionale dovrebbe essere in grado di affrontare una situazione come la sua, ma ci vuole tempo. La psicoterapia lavora lentamente e in profondità, i cambiamenti all'inizio possono sembrare scarsi o nulli, ma mollare senza prima parlarne con il terapeuta sarebbe un altro errore. Credo, pertanto, che debba insistere, sia con la psichiatria che con la psicoterapia, facendo però chiaramente notare ai suoi medici che non avverte ancora nessun migioramento. Mi scriva ancora se volesse aggiungere altre informazioni o chiedere ulteriori spiegazioni. Cordiali saluti.
domanda:
Grazie mille Dottore per avermi risposto. Mercoledì ho l'appuntamento con la psichiatra del centro salute mentale. Ho intenzione di stampare la mail che le ho inviato portargliela e fargliela leggere in modo che capisca come mi sento. Per come le ho scritto il mio medico curante mi ha mandato da un andrologo che mi sta facendo alcuni esami per escludere eventuali cause organiche che possano influire su questo disturbo di identità che sento, ma per fare quest'esame devo sospendere l'antidepressivo per 3 giorni. Stamattina sono stata all'ospedale per fare il prelievo di sangue, mi sentivo troppo a disagio. Mentre uscivo e mettevo il giubboto mi si è rotta la cerniera e ho faticato per sistemarla, c'era tanta gente seduta e io mi sono sentita osservata e ho avvertito un forte disagio. Non so più cosa pensare. |