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PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO, DELL'EDUCAZIONE E DEL CICLO DI VITA


APPROFONDIMENTI:


psicologia dello sviluppoLa Psicologia dello Sviluppo è un campo di studio tra i più importanti e interessanti nell’ambito di quello più vasto della “Psicologia”, perciò si è evoluto e continua a evolversi in molte direzioni. Inizialmente l’attenzione degli psicologi era concentrata soprattutto sul bambino, e il principale metodo di studio era “l’osservazione”. Del bambino veniva (e viene tuttora) studiato lo sviluppo psichico nei suoi aspetti cognitivi, emotivi e sociali. Risulta difficile però costringere la “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” sotto un’unica etichetta, considerate la quantità e la varietà di autori e di contributi che, dalla sua nascita, nella seconda metà del 1800, l’hanno caratterizzata. Man mano che la disciplina si evolveva, gli psicologi dello sviluppo hanno prestato sempre maggiore attenzione anche al modo in cui lo sviluppo psichico dei bambini può essere influenzato dalle principali agenzie educative con le quali vengono a contatto: innanzi tutto la famiglia, poi la scuola, quindi il gruppo dei pari. A queste agenzie educative “tradizionali” se ne sono aggiunte successivamente altre, più “moderne”, come la televisione e, più di recente, internet. Ma ben presto gli psicologi si sono resi conto che applicare il concetto di “sviluppo” alla sola età infantile era restrittivo. Lo sviluppo psichico non può infatti rimanere circoscritto ai primi anni di vita. Come esseri umani, continuiamo a cambiare nel corso di tutta la nostra esistenza, e non solo fisicamente, e gli altri periodi della nostra vita meritano altrettanto legittimamente di essere considerati come ulteriori fasi di “sviluppo”. Per questo sono state individuate, dopo l’infanzia, altre “macrofasi” dello sviluppo, riconosciute "nell’adolescenza", "nell’età adulta" e nella "vecchiaia".
La Psicologia dello Sviluppo non aveva però smesso di… svilupparsi! Se c’è infatti un campo della psicologia la cui evoluzione è strettamente legata ai cambiamenti sociali, esso è appunto quello dello Sviluppo. Il modo in cui educhiamo i bambini è infatti strettamente connesso all’organizzazione della società in cui tale educazione viene impartita. Nella società così detta “occidentale”, nel corso degli ultimi secoli, e ancora di più negli ultimi decenni, le condizioni esistenziali sono mutate in modo tale da permettere un allungamento progressivo della durata media del ciclo di vita. Tale cambiamento ha inevitabilmente avuto importanti ripercussioni anche sul nostro sviluppo e sulla nostra educazione, e non solo durante l’infanzia. Se in precedenza era stato possibile individuare abbastanza chiaramente poche e determinate “fasi di sviluppo” (infanzia, adolescenza, età adulta e vecchiaia), e altrettanto chiaramente era stato possibile individuare dei momenti di passaggio da una fase all’altra, quasi come fossero “riti” di iniziazione, simili a quelli che tuttora vigono in alcune culture, oggi non è più così. “L’esame di maturità”, la laurea, l’ingresso nel mondo del lavoro, il matrimonio, il primo figlio, gli avanzamenti di carriera, la creazione di una famiglia propria da parte dei figli, la pensione, la nascita del primo nipote, eccetera. Tutte queste “boe” intorno alle quali eravamo stati abituati a girare perdono gradualmente il loro significato simbolico. Il ciclo di vita tradizionale sta subendo una progressiva “deregolamentazione”, le conseguenze della quale sono davanti agli occhi di tutti. I continui progressi medici, farmaceutici e tecnologici determinano un sempre meno recuperabile sfasamento "dell'orologio sociale" che regolava fino a pochi decenni fa lo svolgersi dei più importanti eventi della nostra vita. Chi non ha sentito parlare di "post adolescenza", o "tarda adolescenza", o "adolescenza allungata"? O ancora, di "long life learning" (“formazione continua”), di "mamme-nonne" e di "sindrome di Peter Pan"? Diventa sempre più facile trovare trentenni o quarantenni che, a prescindere dalle condizioni economiche e lavorative, vivono ancora in seno alla famiglia d’origine, donne che diventano madri per la prima volta in età avanzata, uomini e donne che si iscrivono all’università in età adulta o solo dopo essere andati in pensione, ultrasessantenni che si vestono da “rapper”, si tatuano, si muniscono di “piercing” e vanno in discoteca, giovani a volte nemmeno ventenni già sposati e genitori mentre a loro volta dipendono ancora economicamente e psicologicamente dai loro genitori.
Da questo punto di vista, parlare di “sviluppo” in un’accezione ancora legata al semplice passare del tempo ha sempre meno senso. Oggi si tende a interpretare lo sviluppo non più in termini di “riti di passaggio” e di “fasi”, ma in termini di sfide o compiti evolutivi. L’assunto di base è che la nostra psiche può continuare a svilupparsi lungo tutto l’arco della vita, a prescindere dall’età, nella misura in cui affrontiamo e superiamo le sfide davanti alle quali la vita stessa ci pone, o svilupparsi meno, nella misura in cui la vita ci preserva da tali sfide, o siamo noi a rifiutarle, o, semplicemente, non sappiamo interpretarle nella giusta maniera.

Anna e Sigmund Freud
"La psicologia via internet è un treno già partito, baby. Puoi saltarci su o restarne fuori, ma non puoi più fermarlo!" *
* da una e-mail di Sigmund Freud alla figlia Anna



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