Studio Virtuale di Psicologia di Enzo Artale
Connettiti alla psicologia!

ESEMPI DI CONSULENZE PSICOLOGICHE ON LINE
PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

PsicoNews
 

una scelta difficile

consulenze psicologiche on line
"Se esiste il problema, esiste anche la soluzione." *
* Enzo Artale


data: 24/06/2009
domanda:
Gentile Dottore,
sono una ragazza di xx anni molto spaventata.
Scrivo perchè mi trovo in una situazione da vicolo cieco, paralizzata da diverse paure delle quali vorrei liberarmi facendomi ascoltare e ascoltando un Suo parere.
Non so con esattezza quando è cominciato il declino, ho dimenticato molti di quei momenti che mi fanno male e spesso mi capita di sostituirli con episodi che costruisco da me e che diventano parte della mia vita.
Ho xx anni e non ho amici.
Solo qualche conoscente che sopporta i miei umori. Si, perchè anche se sono sola e ne soffro come un cane, ho un carattere pungente che non riesco a controllare e che non mi aiuta nella creazione di legami.
Ho vissuto al centro del mondo fino a xxx anni e li ricordo come fosse ieri; poi è nato mio fratello e da allora sono cominciati gli abbandoni. Mia madre è una donna eccessivamente soffocante, ma da bimba adoravo essere al centro delle sue attenzioni. Solo che sono durate poco. Dopo la nascita di mio fratello si è ammalata e ci ha lasciati dalle zie per circa un anno. Al suo ritorno si è concentrata sul piccolo e io ho continuato a stare da mia zia, ad essere cresciuta da mia cugina. Dopo un anno, mia cugina parte per l'università e io ritorno a casa, in una casa che non era più la mia. Mia madre ha ricominciato a coprirmi di attenzioni, ho cambiato scuola e nonostante tutto mi sentivo sola. Ma avevo lei. Le cose pian piano hanno preso una strada migliore fino a che, all'età di xx anni mia nonna si ammala e mia madre si trasferisce da lei, mandando me a stare a casa di una sua sorella vedova e mio fratello a rimanere con  lei. Sono ritornata a casa a xx anni e da allora odio mia madre.
Dall'asilo ad oggi non ho mai avuto molti amici: quando cominciavo ad abbandonare timidezza e diffidenza dovevo cambiare scuola. Le sole amiche che avevo erano quelle che come me avevano bisogno di essere attaccate ad una sicurezza. E quando mi rendevo conto che potevo controllarle, diventavo insopportabile e giustamente mi allontanavano. Quando ho perso il controllo sull'ultima amica, ho incontrato un ragazzo. Avevo xx anni.
Mi vergogno ad ammetterlo, ma mi faceva tenerezza e un pò pena. E mi ci sono messa insieme.
La storia è durata 6 anni, durante i quali lui ha accontentato ogni mio capriccio. Dopo 3 anni insieme ho cominciato la lotta contro il mio corpo. Cambiava ogni mese: acne, ingrassavo, dimagrivo, insomma non c'era nulla di controllabile ed ero continuamente infelice. E così ho deciso di imporgli delle regole. Ho perso 8 chili in 3 mesi su un fisico iniziale di 49 chili, ero diventata una larva e quando pensavo di essere arrivata a gestire anche il mio organismo, mi sono trasformata in bulimica. La storia è durata fino a che ho avuto un'emorragia mentre vomitavo. Ho smesso per un pò, ma continuo a farlo quando mi sento molto giù.
L'episodio che mi ha cambiata è stato l'essere partita in Erasmus. Mi sono sentita libera. Finalmente mangiavo, dormivo bene, chiaccheravo con tanta gente e avevo ricominciato a vestirmi da ragazza e non da ibrido come ho sempre fatto e continuo a fare.
E ho conosciuto l'amore. Mi sono innamorata di un ragazzo. Finalmente Amore.
Ma la festa era finita e sono tornata a casa alla vita di sempre. Di nuovo nessun amico, mia madre perennemente con il fiato sul collo, la tesi da preparare.
La notizia positiva fu che anche il ragazzo del quale mi ero innamorata corrispondeva. Italiano del nord, abbiamo cominciato a comunicare per via telematica. Dopo un pò ci siamo rivisti e abbiamo deciso di stare insieme nonostante la distanza. E' stata la prima volta nella mia vita in cui ho sentito la voglia di amare e di essere amata. E ho perso il controllo. E all'inizio è andata anche bene. Ero serena felice, mi bastava stare con lui una volta ogni tre mesi. Ma ora la mia natura predomina e lui comincia ad essere stanco e insofferente, si sente soffocare dalla gelosia e dal fatto che (ed è vero) sento come minaccia tutto ciò che lui fa senza di me: cioè veramente tutto. E sto male perchè sta male. Ma sto male anche perchè dopo due anni di storia a distanza ho bisogno di una carezza e di un abbraccio al momento giusto e non quando capita di avere due giorni liberi magari una volta ogni due mesi.
Da un lato sono stanca e vorrei chiudere, ma sono innamorata. Le paure che ho sono di diversa natura ma sono grevi.
Non voglio perdere la persona che amo, ma ho paura che i motivi che mi spingono a starci insieme siano quelli sbagliati, come il rimanere sola.
Ci siamo presi una pausa e vorrei in questo periodo capire come stanno le cose.
Per questo Le scrivo, perchè so di essere irrazionale in questo tipo di decisioni. Non voglio essere condizionata nella scelta dal fatto che ho difficoltà ad intrattenere rapporti di amicizia. So di essere cambiata stando con lui, ho smussato molti spigoli ma sto male comunque perchè non so cosa decidere.
Mi aiuti non riesco a prendere una decisione lucidamente e ho paura di perdere una persona alla quale voglio molto bene.
La ringrazio se mi vorrà rispondere e mi scuso se lo scritto è poco chiaro. Non riesco a mettere ordine neanche in questo.
Cordialmente.


risposta:
Gentile xxxxxxxxxxxxxx
Cambiare carattere non è facile, ma è sempre possibile migliorarsi. Nel suo caso si tratta di riconoscere i problemi e cercare delle soluzioni, lei ha già cominciato a fare entrambe le cose, e la sua richiesta di aiuto ne è la prova. Credo di aver individuato nella sua mail una duplice istanza: una è relativa al suo stato di malessere che la accompagna da anni, e l'altra concerne la decisione se rimanere o meno col suo attuale ragazzo. Vediamole una per una. Il suo carattere attuale, che tanto poco le piace, è con ogni probabilità conseguenza delle vicende personali che ha vissuto durante delicate fasi del suo sviluppo. Durante i primi anni di vita ha avuto il controllo totale della persona dalla quale dipendeva in tutto e per tutto, sua madre, che le dava tutta l'attenzione di cui aveva bisogno e anche di più. Poi, la base che l'aveva sostenuto fin dalla nascita all'improvviso è venuta meno, lei ha perso il punto di riferimento assoluto che aveva prima, si è sentita abbandonata, tradita. I frequenti cambiamenti che ha vissuto hanno riguardato proprio le persone che rappresentano le figure fondamentali sulle quali impariamo a relazionarci con gli altri: i genitori e i coetenei. Non c'è quindi da meravigliarsi del fatto che abbia difficoltà a costruire delle relazioni di vera e stabile amicizia. Ciò può dipendere sostanzialmente da due aspetti della sua passata esperienza: da un lato lei tende a manipolare le persone come faceva in un certo senso con sua madre prima dell'arrivo di suo fratello, sempre pronta ad accudirla e a riempirla di attenzioni. Tenga a questo proposito in considerazione che non tutti sono disposti a trattarla come se fosse il bene più prezioso che hanno. D'altro canto il suo atteggiamento verso gli altri potrebbe dipendere dal fatto che da piccola ha imparato che è meglio non legarsi troppo a qualcuno, perchè questo qualcuno può sempre venire meno all'improvviso, e quando ciò accade lei sa per esperienza che fa molto male. Involontariamente potrebbe dunque essere lei stessa a porgere agli altri il lato peggiore del suo carattere, per non farsi volere troppo bene e dunque dover poi ricambiare, con il rischio di soffirire. In un certo senso è un'assicurazione contro sofferenze future, ma ricordi che gli altri non sono sua madre. La "lotta" con il suo corpo è una condizione abbastanza frequente nelle adolescenti che abbiano avuto dei problemi relazionali con la madre durante l'infanzia, credo che anche l'origine dei suoi disturbi alimentari abbia a che fare con quella relazione. Quando si è allontanata da tutto questo, ha ritrovato quella gioia di vivere che aveva perso tanto tempo prima. Poi, quando è tornata, tutto è ricominciato da capo. Non ho intenzione di prendere le difese di sua madre, ma vorrei chiederle se ha mai preso in considerazione le sue attenuanti. Non penso che da bambina l'abbia abbandonata volentieri, probabilmente c'è stata costretta. Da bambini si fa fatica a comprendere lo stato di necessità altrui, ora, però, lei non è più una bambina. Ora potrebbe comprendere. Non metto in dubbio che l'amore per il suo ragazzo sia sincero, del resto nessuno può saperlo meglio di lei, ma la invito a una riflessione. C'è infatti anche da tenere in considerazione l'potesi che ami del suo ragazzo soprattutto ciò che rappresenta, un momento della sua vita, cioè, in cui è tornata a stare bene, in cui ha ritrovato la felicità della sua infanzia, paragonato alla vita di sempre che le procura tante sofferenze. La risposta sta in lei. Deve capire se resta attaccata a questo ragazzo perchè sente realmente il bisogno di lui o perchè teme che perdendolo possa perdere con lui l'unica occasione di fuggire da una vita che non le piace. Sentire come minaccia tutto ciò che lui fa senza di lei è l'ennesima conseguenza delle vicende vissute nel rapporto con sua madre, caratterizzato da instabilità e incertezza. Lei stessa, nella sua mail, fornisce già due possibili risposte alternative: da un lato dice che potrebbe restare con lui solo per paura di rimanere sola, dall'altro che gli vuole bene e che lo ama.Non sarò io a prendere la decisione al suo posto. Sarebbe troppo facile, invece bisogna assumersi le proprie responsabilità. Il compito dello psicologo è mostrare ai suoi utenti le possibili vie da percorrere, ma la decisione finale spetta sempre a loro. Lei dice di non essere abbastanza razionale per prendere una decisione del genere, eppure ha saputo fare un'analisi molto lucida della sua personalità. E' una contraddizione. Lei è capacissima di prendere quella decisione, ma ne ha paura, ed è comprensibile, ma d'altro canto non può fuggirla per sempre. E si sbaglia anche quando dice che non riesce a mettere ordine nemmeno in ciò che scrive. Trovo la sua scrittura ben organizzata ed efficace. Sono certo che come ha saputo mettere ordine alle sue idee in questa mail, può farlo anche in ogni altro aspetto della sua vita.
La saluto ponendole una domanda: in tutta questa storia, che ruolo ha avuto suo padre? Se si sente di rispondere, o per qualsiasi altra necessità, non esiti a ricontattarmi. In bocca al lupo.


Ricerca personalizzata
 


ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ
ǀ

Enzo Artale via D'Agata Micale 119 96012 Avola (SR) partita iva 01651520890


per aumentare o diminuire le dimensioni del testo, vai su "visualizza" e poi su "dimensioni testo"
per fruire di alcuni contenuti di questo sito, è necessario disporre dei relativi programmi di lettura gratuiti:
pdf, flash, java, shockwave
eccetto dove diversamente indicato, il materiale presente in questo sito è coperto da licenza creative commons
creative commons
sito creato e curato da Me