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PSICOLOGIA DELL'ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE

PsicoNews
 

L'IMPORTANZA DI SCEGLIERE

Anna e Sigmund Freud
"La psicologia via internet è un treno già partito, baby. Puoi saltarci su o restarne fuori, ma non puoi più fermarlo!" *
* da una e-mail di Sigmund Freud alla figlia Anna


23/04/2009
l'importanza di scegliereForse non ce ne rendiamo conto, ma la nostra intera esistenza è caratterizzata da una infinita serie di scelte. Tutto ciò che facciamo è frutto di una scelta. Anche quando non facciamo niente, in realtà abbiamo scelto di non scegliere, ma abbiamo scelto comunque. Da queste premesse, risulta logico che è impossibile non sbagliare mai. Non esiste infatti persona al mondo che non abbia fatto almeno una scelta sbagliata nella propria vita. Ci sono persone che sanno scegliere meglio e altre peggio, ma è impossibile indovinare tutte le scelte sistematicamente senza sbagliarne nemmeno una, è la Legge dei Grandi Numeri a dirlo. Un’altra conseguenza logica è che non ci si può sottrarre alle scelte. Rimandare, infatti, non serve altro che a posticipare un’azione che sarà comunque necessario intraprendere, sarebbe quindi meglio scegliere prima che il ritardo e le conseguenti pressioni psicologiche possano aumentare le probabilità di fare la scelta sbagliata. Si può però cercare di limitare al massimo le scelte errate. Sia chiaro: non esiste una formula magica, ma la psicologia dell’orientamento ci può aiutare a conoscere meglio noi stessi, a capire cosa realmente vogliamo e cosa siamo capaci di fare e, di conseguenza, a indirizzarci verso quelle aree della vita, dello studio e del lavoro nelle quali potremmo ottenere i migliori risultati. L’obiettivo fondamentale dell’orientamento è quello di intervenire soprattutto in quelle fasi della vita in cui aumentano le probabilità di dover scegliere, e aumenta contemporaneamente il numero di scelte possibili. Un tipico periodo che racchiude queste caratteristiche è quello del passaggio da un ciclo scolastico a un altro. Oggi il mondo del lavoro vive una continua e tumultuosa evoluzione, e la scuola e l’università devono adeguarsi al fine di preparare gli studenti a tutti i possibili settori occupazionali già esistenti, cercando inoltre di prevedere gli ulteriori potenziali cambiamenti futuri. In questo quadro di frammentazione e parcellizzazione, risulta sempre meno chiara una scelta definitiva che ci garantisca la totale certezza che sia quella giusta. È importante inoltre considerare l’orientamento non solo dal punto di vista scolastico o professionale, ma anche da quello sociale, rappresentando infatti le nostre scelte scolastiche e professionali elementi integranti della nostra personalità e determinando esse anche il modo in cui la società ci percepisce e ci giudica. Sul tempio dell’Oracolo di Delfi era scritto: “Conosci te stesso”. Tale esortazione potrebbe riassumere il concetto stesso di orientamento, in quanto è sulla scorta di ciò che sappiamo di noi stessi, guardandoci dentro e conoscendoci meglio possibile, che possiamo effettuare le scelte più utili al fine di ridurre le probabilità di sbagliare. Anche se l’orientamento scolastico come disciplina a sé stante nasce solo nel ventesimo secolo, esso, inteso come “azione dell’orientare o dell’orientarsi”, ha radici ben più lontane nel tempo. Applicato in forme non sistematiche, l’orientamento viene praticato da secoli e negli ambiti più diversi.
L’orientamento scolastico ha gli scopi, complementari tra loro, di cercare di predire in quali materie e discipline una persona potrà riuscire meglio e in quali peggio, in modo da indirizzarla verso le prime e sconsigliarne le seconde. Ma l’orientamento, da questo punto di vista, deve tenere in considerazione due aspetti delle capacità cognitive dell’orientando: le attitudini e gli interessi. In un’ottica che valorizza solo i fini dell’organizzazione per la quale si studia o lavora, ciò che conta di più della persona sono le sue attitudini, cioè la sua maggiore o minore capacità di applicarsi con successo allo studio o al lavoro riguardo a una certa materia o professione. Ma oggi l’orientamento non può non considerare anche gli interessi dell’orientando, deve cioè tenere nel giusto conto anche la naturale tendenza che ogni persona ha nel preferire certe discipline o certe professioni ai fini del proprio studio o del proprio lavoro. Un corretto orientamento lavora nel senso della mediazione tra attitudini e interessi, in modo da rendere soddisfacente l’esperienza di studio e/o lavoro tanto per l’organizzazione quanto per il singolo soggetto che vi si applica. Da quanto detto, risulta ovvio che la soluzione migliore sia quella in cui attitudini e interessi coincidano. L’azione orientativa risulta particolarmente utile nei momenti in cui si devono operare scelte importanti, quando le opzioni sono tante e dalla loro ponderazione dipende non solo il successo in un determinato campo di studio o professionale, ma il corretto collocamento della persona nell’ambiente sociale di cui fa parte.
Riassumendo, l’attività di orientamento si può concepire come una sostanziale attività di conoscenza rivolta a due obiettivi: sé stessi e l’ambiente nel quale ci si intende orientare.
Il moderno processo di orientamento sembra configurarsi sempre più come un insieme di interventi da applicare all’intero corso della vita, sebbene la fase giovanile rimanga quella privilegiata. È altrettanto vero che le continue e repentine conversioni e riconversioni del mondo del lavoro che caratterizzano la nostra epoca costringono a ripensare a volte drasticamente indirizzi di studio e/o di lavoro che davamo precedentemente per scontati. In questa moderna accezione di orientamento, la parte più importante sarà svolta dall’informazione, che dovrà essere continua, completa e precisa.

Enzo Artale



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