data: 18/02/2010
domanda:
Buonasera dottore,
Ho xx anni, mi reputo una persona piuttosto estroversa, abbastanza INdiscreta purtroppo, molto socievole, che gli piace il contatto con la gente. Ho una bella famiglia, studio con piacere, ho delle passioni nella vita e dei sogni che vorrei realizzare. Nella mia vita mi posso considerare un tipo alla moda, richiesto, che piace alla gente, con tante conoscenze e tante donne ma pochi veri amici.
Da quando avevo circa 14 anni, mi succede, spesso, di ripensare a quelle critiche, umiliazioni subite, davanti anche ad altra gente conoscente.
Le faccio un paio di esempi di pensieri negativi che mi "tormentano"( tra virgolette, non vorrei esagerare):
- Un professore o una persona che ti dice chiaro e tondo che non farai strada o che si è preso gioco di te, davanti a tutta la classe o davanti ad altre persone, che ti conoscono.
Una ragazza, tua amica, che non so su quali basi, si prende gioco di te, dicendoti in modo indiretto che "ce l'hai piccolo"(ci siamo capiti cosa intendeva) davanti anche ad altra gente.
Una persona che ha messo in dubbio una tua qualità, alla quale magari ci tieni molto.
?
Per quanto riguarda il professore, penso: cosa penseranno i miei compagni? perderò rispetto nei loro confronti?perderò stima?
In parte (solo in parte) mi da fastidio anche il non riconoscimento di valore verso di me da parte di una persona.
Per quanto riguarda la mia amica, nonostante NON soffro di disturbi per le dimensione del mio organo genitale (sono pienamente nella norma), inizio a farmi un sacco di film mentali: ma perché mi dice questo? che ne sa lei?chi le avrà detto una cosa del genere? pensa ciò davvero o lo ha detto per scherzare?e se pensa ciò lo dirà alle amiche?
Questi sono dei fatti recenti. Se penso a tutto quello che mi è capitato potrei raccontare altri 4-5 fatti simili.
E allora, nella mia quotidianità, appena ho la testa libera da impegni, magari mentre guido, magari mentre sono solo in casa e non sto facendo nulla, magari poco prima di addormentarmi, ecco che iniziano a tormentarmi questi pensieri negativi.
Possono durare qualche mese, per poi scomparire, in quanto penso di aver Assorbito la cosa, ma poi si ripresentano, e magari riesco, questa volta, a ricacciarli via con facilità, altre volte no.
Certo, non che questo non mi permetta di vivere la mia vita, MA non mi fa trovare la serenità che vorrei! Tutti questi cavoli di pensieri! pensieri che magari mi fanno perdere il mio entusiasmo, che mi mettono di male umore.
Sarei davvero grato ad un aiuto di un professionista del campo, perché non sono mai riuscito a risolvere queste "croci".
Sono disponibile per eventuali chiarimenti, ecc.
Ringrazio di cuore di un eventuale risposta.
risposta:
Caro utente
Capita alla maggior parte di noi una o più volte nella vita che qualcuno provi a umiliarci pubblicamente per qualche nostro difetto, vero o presunto, Lei non è stato il primo nè sarà l'ultimo. Il fatto poi che il ricordo di questi episodi si ripresenti alla nostra memoria disturbandoci dipende da diverse cause. La invito a tenere in considerazione la sua "sofferenza" da diversi punti di vista. Innanzi tutto, quando si chiede il perchè certe persone la trattano in questo modo, provi a pensare che probabilmente il problema non riguarda Lei, ma la persona che tenta di umiliarla. Lei è solo un obiettivo momentaneo, quello che si presenta più disponibile in quel momento per sfogare le loro insicurezze. Di norma, persone di questo tipo rivolgono la loro rabbia anche verso altri obiettivi, perciò non si senta discriminato. L'altro punto di vista è il Suo. Lei sa com'è, si conosce, quindi non ha bisogno che siano gli altri a farle notare i Suoi eventuali difetti. Nel caso per esempio del riferimento della Sua amica alle dimensioni del Suo pene, Lei sapeva perfettamente che quanto stava dicendo era falso. Il fatto che il ricordo di questo o altri episodi simili la turba non dipende da una realtà oggettiva, bensì da come Lei percepisce le situazioni. Con ogni probabilità, come nel caso del pene, anche le altre situazioni in cui è stato umiliato non avevano fondamenti oggettivi, quindi, ripeto, il problema non è Suo, ma di chi ha provocato queste situazioni. La sofferenza dipende probabilmente da altro, e cioè da una insufficiente autostima, che comunque preesisteva alle situazioni da Lei descrittemi. I momenti in cui il ricordo di questi episodi la "tormenta" corrispondono probabilmente a periodi della Sua vita in cui le circostanze esterne la fanno sentire meno sicuro di sè, lasciando la porta aperta all'insinuarsi di tali ricordi. Quando invece le cose Le vanno abbastanza bene tende a ripensare meno a quegli episodi. L'insufficienza di autostima si combatte in modo molto semplice, e cioè senza lasciarsi scoraggiare dalle critiche, ma utilizzandole per migliorarsi e quindi riprovare. So che è molto più facile a dirsi che a farsi, ma questo è davvero l'unico modo. Sono certo che le persone e gli episodi in cui Lei è stato apprezzato superano di gran lunga gli episodi negativi. Perchè, dunque, non ripensare anche agli episodi positivi contrapponendoli a quelli negativi quando si ripresentano alla Sua memoria? Provi a esercitarsi in questa "contrapposizione". Mi contatti nuovamente se volesse ulteriori chiarimenti in merito alla mia risposta.
Saluti.
data: 19/02/2010
domanda:
Buonasera dottore, innanzitutto grazie per la risposta immediata!
Colgo l'occasione per chiarimenti e qualche domanda.
Per quanto riguarda il fatto che ALTRE PERSONE hanno subito umiliazioni, critiche ecc. ne sono pienamente consapevole. Eppure (purtroppo), ciò non mi da alcun conforto, o almeno, solo un conforto parziale.
Lei ha anche parlato di punti di vista tra il MIO e QUELLO di colui che umilia, e concordo pienamente quando dice che a volte le persone insicure sentono il bisogno di svalutare l'altro, tramite critiche gratuite e banali gossip.
Sta di fatto che sono una persona piuttosto "popolare" e di conseguenza oltre alla mia vita, ne ho un'altra: quella che si inventano gli altri. Ne subisco di critiche: positive e negative.
MA CIO' NON MI TURBA, do un peso minimo a queste persone ( di poco valore).
Il peso lo do invece a "umiliazioni" di persone che hanno la mia considerazione: persone intelligenti, capaci, semplicemente, con delle qualità ecc., persone che poi magari hanno la "lingua velenosa".
E' da queste persone (che siano allenatori, professori, amici ecc.) che una volta deprezzato, la mia MEMORIA concede una buona fetta di cervello per registrarle, con annessa copia di BACKUP, giusto per ricordarlo a vita. Ma più che altro SENTO di deprezzarmi agli occhi degli altri che assistono al momento. Temo di PERDERE VALORE agli occhi di amici, conoscenti e altri per la critica.
Solita cosa per la storia del pene: anche lei, da maschio, potrà confermarmi che noi uomini SIAMO SENSIBILI a queste cose. Ebbene ci rimasi male perché deprezzato! E forse quello che più mi tormenta è il fatto che le donne parlano, e io possa essere deprezzato anche da altre donne (lei che lo dice alle amiche), visto con occhio diverso, ma anche quel "mistero" che c'è intorno a questa sua confutazione ("com'è che se ne uscita con questa cosa?" mi chiedo io!)
Sono una persona che risponde, anche con ironia, ma che puoi controbattere a persone che sono tue "superiori"? ad esempio il tuo capo o prof.? Forse, il risentimento che ho, deriva anche dal fatto che non ho avuto modo di CONTROBATTERE, ad esempio, a queste 2 persone.
A volte credo che il segreto della vita consista proprio nell'autoironia, nel prendersi poco sul serio, cosa che io cercò di fare, a volte con successo altre volte meno. MA in certi casi che autoironia si puo fare (i 2 casi che le ho esposto)?!
Da ultimo, dottore, lei ha parlato di CONTRAPPOSIZIONE: beh, ci avevo già provato :) ma non ha funzionato.
Attualmente sono fidanzato da un anno: sono innamorato e sto bene. Eppure, con prepotenza, certi giorni, arrivano questi pensieri non appena ho la mente sgombra, come se fossero li per dirmi: ALLORA, HAI PENSATO A COME RIMEDIARE?DEVI RIMEDIARE! E' come se avessi la sensazione che riuscirò a scacciarli solo quando avrò dimostrato a quelle persone che si sbagliavano sulla critica formulata ecc.
?E poi dottore, posso essere considerato realmente una persona insicura?!
Si, ammetto di aver bisogno di una certa stima altrui per ESSERE SERENO CON ME STESSO, forse sono anche un po' narcisistico (?). Ma intorno a me vedo molte persone in condizioni peggiori e in fin dei conti, dopo averci riflettuto IO mi considero una persona sicura.
Sono aperto ad ogni critica dottore, spero in un suo aiuto.
cordiali saluti e un ringraziamento di cuore.
risposta:
Caro utente
Ritengo che il Suo timore di perdere valore agli occhi degli altri sia giustificato ma infondato. Se gli altri cui Lei fa riferimento la conoscono veramente e Le vogliono bene, non ha nulla da temere. Per quanto riguarda la svalutazione dei Suoi attributi sessuali vale il discorso che ho fatto nella mail precedente, e cioè che se Lei è sicuro non vedo perchè dovrebbe preoccuparsi del giudizio di una o più Sue amiche. Altre donne saranno pronte a smentirle. Lei stesso si considera una persona sicura, quindi c'è una contraddizone in termini. La sicurezza si esprime con i fatti, come ogni altro nostro pensiero o sentimento, non con le parole. Dimostri ai Suoi critici di non dare peso ai loro giudizi, se è vero che non gliene dà. Per quanto riguarda la situazione di impotenza da Lei descritta, in merito alla impossibilità di ribattere alle critiche subite da persone che Lei descrive come "superiori", possiamo riflettere. Se Lei ha ricevuto critiche negative in pubblico da persone che stima e alle quali non ha potuto ribattere, è assolutamente naturale che tali critiche abbiano prodotto in Lei delle ferite narcisistiche. Innanzi tutto non sono d'accordo con Lei quando dice che non può ribattere. Se le persone in questione sono intelligenti accetteranno una replica, e se non la accettano vuol dire che alla fin fine non sono poi tanto intelligenti, quindi magari sarebbe il caso che Lei rivedesse i giudizi precedentemente espressi nei loro confronti. Ma nel caso in cui sia veramente impossibilitato a replicare, bisogna riflettere sul perchè tali critiche La colpiscono così duramente, al punto da ripresentarsi alla sua memoria ogni volta che ne hanno l'opprtunità. Ci sono due possibilità: una è quella di cui abbiamo già parlato, e cioè una insufficiente autostima, il che non significa necessariamente sentirsi uno sfigato, anzi, anche persone apparentemente forti e di successo sono spesso caratterizzate da bassa autostima. E' qualcosa che non si percepisce consciamente. La seconda possibilità è che le critiche negative che La colpiscono abbiano un fondo di verità, e cioè che tocchino dei nervi scoperti, che vadano cioè a segno evidenziando difetti che a livello conscio Lei non pensa di avere ma che inconsciamente vengono avvertiti come presenti e potenzialmente minacciosi. Ha mai provato a fare autocritica, a chiedersi cioè se le critiche che La fanno soffrire siano anche solo parzialmente fondate? Quelli appena riportati, così come quelli presenti nella mail precedente, sono solo spunti di riflessione. Una consulenza a distanza via e-mail non può fare più di tanto. A questo punto, mi sento di darLe un ulteriore consiglio. Se i pensieri che mi ha descritto dovessero continuare, e se si configurassero come disturbanti, cioè tali da impedirLe una vita personale, sociale o professionale tranquilla, sarebbe probabilmente il caso di rivolgersi a uno psicologo in presenza. Credo che con pochi interventi mirati il problema dovrebbe potersi risolvere. Mi faccia sapere se decide di intraprendere questa via. Saluti.
domanda:
Dottore, certamente sono consapevole che una consulenza via e-mail può avere i suoi limiti, ma la ringrazio di questa "chiacchierata" e prenderò in considerazione l'idea di qualche seduta, nel caso non riuscissi a trovare la "retta via" :)
Con questa ultima mail, mi ha fatto riflettere, e forse ha ragione.
Lei ha parlato di ferite narcisistiche, e credo che abbia azzeccato in pieno il termine: già, SONO delle ferite narcisistiche! E tali sono rimaste, perché al momento non riuscii a ribattere! Semplicemente, perché paralizzato, colto alla sprovvista.
Probabilmente, nel profondo del mio inconscio, sono solo una persona che vuole dimostrare qualcosa agli altri, come una volta.
Sarà che ho vissuto gran parte delle elementari e medie trascurato (non dalla famiglia!) dai miei coetanei. Diciamo che ero uno sfigato, in termini franchi: timido, introverso, imbarazzato, insicuro.
Poi al liceo il gran cambiamento: graduale, ma continuo. Diventai quello che volevo tanto essere. Ma forse ho saputo solo sviluppare delle ottime abilità interpersonali e vendere un'immagine.
Oggi, all'età di xx anni, mi guardo indietro, a quegli anni, quando ero il festaiolo pieno di donne, con grandi prospettive di futuro, e mi rendo conto della superficialità con il quale ho vissuto: le mie arroganze, il mio egoismo, il mio narcisismo.
Cordiali saluti dottore. |