data: 06/08/2009
domanda:
Spett.le Redazione
sono un xxxxxx di xx anni con un grave problema relativo a mia moglie.In questi giorni dopo unanno di disperazione dovuta al mio tentativo di separazione da lei ha tentato il suicidio ingerendo un flacone di ansiolitici. Da 4 mesi la sua richiesta di aiuto consisteva nel chiedermi " sonniferi" per farla finita, asserendo che io sono la sola ragione della sua vita, pertanto la sua è l'unica soluzione possibile al problema,rifiutando categoricamente consulti da psicologi e tanto meno psichiatrici.Ora sitrova ricoverata In un reparto psichiatrico ad oltranza sinchè mostrerà segni di recupero e voglia di vivere ( dice il Primario). Io le sto quotidianamente vicino,compatibilmente col mio lavoro. Ma la mia domanda è : devo esserleaccanto alla dimissione anche se nostra relazione è finita ? alimentando questa illusione di " non distacco", o devo ritirarmi in buon ordine affidandola alle amiche ,sorelle e un buon psicologo ? le voglio sempre un gran bene e sono preoccupato per la sua salute,nè vorrei saperla tutt la vita sotto psicofarmaci. GRAZIE SONO DISPERATO!
risposta:
Egregio utente
Per rispondere con certezza alle Sue domande dovrei conoscere la personalità di Sua moglie in modo molto approfondito, in altre parole, come la conosce Lei. Non so, per esempio, se la signora avesse problemi di depressione anche prima della decisione sulla separazione, in ogni caso, mi pare probabile che all'origine del suo gesto vi fosse una forma distorta di attaccamento nei Suoi confronti. Il suo tentativo di suicidio è un modo per opporsi a una realtà che rifiuta, la cosa migliore sarebbe riuscire a farle accettare l'aiuto di un professionista, ma in casi come questo è difficile, dato che i soggetti non pensano di essere loro a sbagliare. Veniamo alle risposte alle Sue domande. Lei dice di volere ancora bene a Sua moglie. "Volere bene", non "amare". Benissimo. Si comporti allora con lei come si comporterebbe con un amico: le stia vicino, ma rimanga allo stesso tempo fermo nelle Sue intenzioni, in modo da non alimentare nessuna sua illusione e contemporaneamente rendere meno traumatica la separazione. E' ovvio che se la decisione di separarsi da Sua moglie è irrevocabile, anche lei si dovrà razionalmente rendere conto, a un certo punto, di non poter pensare di farle cambiare idea tenendola sotto il ricatto morale del suicidio. Le stia accanto per quanto Le è possibile, se ne distacchi gradualmente, le dimostri che separarsi non significa necessariamente tagliare in maniera definitiva tutti i ponti. Cerchi di coinvolgere in questo processo anche altre persone che vogliono bene a Sua moglie, fatele sentire che la sua impressione che il mondo le crolli addosso è infondata, ma senza per questo patologizzarla, la qual cosa potrebbe essere controproducente. Se se la sentirà di seguire questi consigli, al momento della dimissione le verrà spontaneo sapere come comportarsi. Tenga presente che l'intervento di uno psicologo o uno psicoterapeuta in presenza potrebbe essere risolutivo. In base alla conoscenza che ha di Sua moglie e delle sue reazioni, potrebbe provare a proporle una sorta di patto, secondo il quale Lei le garantirà una relativa costanza al suo fianco finchè non starà meglio, ma solo se accetta di consultare uno psicologo o uno psicoterapeuta, glielo proponga però delicatamente, come ipotesi, sempre per il suo bene, perchè ci tiene. Resto a Sua disposizione nel caso in cui volesse aggiornarmi sugli sviluppi della vicenda. Cordiali saluti.
data: 08/08/2009
domanda:
Ringrazio la Redazione ed il Dott.Artale per la sollecita risposta, grazie per i consigli e per aver centrato il problema anche senza un anamnesi caratteriale mia e di mia moglie, che dalle sue parole sembra conoscere" molto bene ", grazie ancora per la squisita disponibilità ad avere notizie sulla sua evoluzione. con sincera stima xxxxxxxx xxxxxxxx (xxxxxxxx)
data: 26/02/2010
domanda:
Egregio Dott.Artale
è con ritardo che provvedo ad aggiornarla sulla situazione che ho posto alla sua attenzione il 06.08.2009 e che lei gentilmente ha preso in considerazione ( " Spett.le Redazione sono un xxxxxx di xx anni con un grave problema relativo a mia moglie.In questi giorni dopo un anno di disperazione dovuta al mio tentativo di separazione da lei ha tentato il suicidio ingerendo un flacone di ansiolitici. Da 4 mesi la sua richiesta di aiuto consisteva nel chiedermi " sonniferi" per farla finita, asserendo che io sono la sola ragione della sua vita, pertanto la sua è l'unica soluzione possibile al problema,rifiutando categoricamente consulti da psicologi e tanto meno psichiatrici.Ora sitrova ricoverata In un reparto psichiatrico ad oltranza sinchè mostrerà segni di recupero e voglia di vivere ( dice il Primario). Io le sto quotidianamente vicino,compatibilmente col mio lavoro. Ma la mia domanda è : devo esserleaccanto alla dimissione anche se nostra relazione è finita ? alimentando questa illusione di " non distacco", o devo ritirarmi in buon ordine affidandola alle amiche ,sorelle e un buon psicologo ? le voglio sempre un gran bene e sono preoccupato per la sua salute,nè vorrei saperla tutt la vita sotto psicofarmaci. GRAZIE SONO DISPERATO! " ). Dopo 17 giorni di degenza mia moglie è stata dimessa con diagnosi di " sindrome affettiva bipolare in episodio depressivo " ed in terapia con : depakin chrono 300 1x2 +anafranil 75 1cp die +rivotril2 mg 1 cp la notte . Attualmente in controllo C.S.M.con frequenza quindicinale e con terapia ridotta a :depakin 1cp+ anafranil 1 cp+ rivotril 1 cp. Gli iniziali propositi di suicidio sembrano accantonati, ha ripreso una pressochè normale vita di relazione occupandosi anche di volontariato presso un ospedale pediatrico cittadino. Al momento rifiuta un colloquio con uno psicologo e pur affermando il mio diritto di vivere felice la mia vita continua ad affermare il suo diritto ad amarmi per sempre. All' atto della dimissione sono tornato a vivere con lei per circa tre mesi per poi riprendere a vivere con la mia compagna attuale.Da allora ho continuato a frequentarla con incontri quasi settimanali,attento al suo stato di salute e coinvolgendola anche in alcuni spostamenti a casa dei miei genitori (i quali non conoscono il problema nei dettagli ) e con contatti telefonici saltuari. Questo mi fornisce una sorta di tranquillità ma mi procura gravi disagi nel rapporto con la mia compagna tant'è che spesso la tengo all'oscuro di questi contatti sia per evitarle dispiacere ,sia per evitare conflitti nel nostro rapporto di cui in questo momento farei a meno. A questo proposito le invio due righe di suo pugno sulle perplessità riguardo il nostro rapporto.
Gent.mo Dott.Artale
" Da subito sono stata contraria alla loro convivenza dopo la dimissione,ma essendo anch'io direttamente coinvolta in questa vicenda, ho cercato di stare alle condizione che secondo il mio compagno erano necessarie ad aiutarla in questo percorso,a patto che gradatamente le sue attenzioni verso la moglie diminuissero. Grazie all'amore che ci tiene insieme, lui è tornato a vivere con me,ma spesso mi accorgo che le sue preoccupazione verso di lei sono ancora molte e a queste seguono delle attenzioni secondo me eccessive e ripetitive in tempi molto brevi; per essere " meno doloroso" i loro incontri avvengono a mia insaputa e si arriva persino a negare l'evidenza (ad esempio una foto della moglie in un breve viaggio in cui lui si dichiarava essere da solo).
Lui continua a ripetermi che lo fa a fin di bene,ma a me questa situazione mi crea ansia e preoccupazione. Consideri anche che in previsione di una prossima separazione legale consensuale, lui sostiene che il suo atteggiamento potrebbe rimanere tale; io credo invece che se così sarà,il mio atteggiamento sarà diverso....pur amandolo tanto e' come se mi sentissi tradita.
Grazie se vorrà esprimere un suo parere ed un consiglio xxxxxxx
risposta:
Egr. Utente e Gentile xxxxxxx
Rispondo a entrambi nella stessa mail. Credo che xxxxxxx abbia il diritto di reclamare una normale vita di coppia con il Suo compagno. D'altro canto, non si può certo biasimare l'uomo che cerca di rendere la separazione da una moglie vulnerabile meno traumatica possibile, ci sono però, a questo proposito, degli aspetti da tenere in considerazione. Già nella prima consulenza dicevo che sarebbe sbagliato cedere al ricatto morale che, ancorchè in buona fede, la moglie sembra stare cercando di mettere in atto nei confronti dell'Utente. La separazione dalla persona amata equivale in tutto e per tutto a un lutto. Nelle persone psichicamente equilibrate il lutto ha un suo decorso, che può essere più o meno doloroso e più o meno lungo, ma alla fine viene elaborato e integrato, cioè, in altre parole, se ne esce. Nelle persone con disagio psichico il lutto può subire un percorso più tortuoso, che in alcuni casi potrebbe portare anche a una non soluzione dello stesso. Da quanto mi dite mi pare che la moglie abbia accettato l'idea che l'Utente intende portare avanti il progetto di separazione, anche se non lo condivide, ma del resto non possiamo impedire a qualcuno di amarci, anche nostro malgrado. Se l'intenzione dell'Utente è davvero quella di separarsi dalla moglie e cominciare una nuova vita di coppia con Xxxxxxx, mi pare che abbia fatto abbastanza, in termini di "attenzione" a non urtare i sentimenti della moglie. La diagnosi delle condizioni psichiche che hanno portato la moglie al tentativo di suicidio mi pare molto chiara. Con ogni probabilità, una forma latente di depressione preesisteva all'episodio diagnosticato. Questo vuol dire che continuare ad assecondarla prolungando il distacco definitivo a tempo indeterminato le fa probabilmente percepire questo atteggiamento come premiante, il che la induce a perpetuarlo. Credo che sia venuto il momento per Lei, utente, di prendere una posizione precisa e decisa. Il distacco potrebbe continuare in maniera graduale, ma costante, cercando a ogni occasione possibile di convincere la moglie a rivolgersi a uno psicoterapeuta in presenza. Come Lei ben sa, la farmacoterapia può ridurre i sintomi, ma se esiste, come io sospetto, una psicopatologia più o meno latente, una volta terminata la terapia con farmaci i sintomi si ripresenteranno. Contattatemi nuovamente in caso di perplessità o ulteriori richieste.
data: 13/04/2010
domanda:
Egr. Dott. Artale
la ringrazio per la sua risposta e le chiedo ancora una volta un suo consiglio-si tratta ancora del mio compagno e di sua moglie,la quale circa un mese fa ha reso noto un suo ripensamento alla separazione consensuale.Lui come risposta ha scelto il silenzio e nessuna presa di posizione...dice che tutto sara' piu' difficile e che questo non e' ancora il momento.Capisco le difficolta' ma credo che lui possa comunque andare avanti per via legale, invece ad oggi non ha preso contatti ne' con un avvocato ne' con uno psicologo che lo possa aiutare in questo percorso....pur dimostrandomi il suo amore.CREDO che sia giunto il momento di chiudere un cerchio che per troppo tempo e' rimasto aperto,ci avevo creduto...speravo che un giorno potesse parlare di una ex moglie e di una nuova compagna invece mi sbagliavo.anch io lo amo tanto ma non posso piu' condividere nulla ..non so piu'quale sia il mio ruolo verso di lui ne' il suo verso di me.In questa confusione non mi resta che chiedergli di rifarsi le valigie e di lasciare casa mia,..........quasi sicuramente tornera' dalla moglie (Che tristezza ,dopo tanto lottare.)
Chiedo scusa per la poca chiarezza di questa lettera ,ma confidando nella sua esperienza professionale. sono certa che mi capira'
GRAZIE DI CUORE xxxxxxx
risposta:
Gentile xxxxxxx
Mi spiace apprendere le notizie di cui mi mette al corrente. Posso immaginare la Sua delusione di questo momento. Anch'io credo che il Suo compagno la ami sinceramente, traspariva chiaramente dalle comunicazioni precedenti, così come traspariva la preoccupazione per le condizioni di salute di una donna alla quale è comunque stato profondamente legato. Il gioco psicologico al quale la moglie del Suo compagno lo sta costringendo (con ogni probabilità in modo inconsapevole e involontario) è uno di quelli che lascia poche scelte, ed evidentemente il Suo compagno ha deciso di non infierire su una persona già sofferente. Ovviamente, ci sarebbero i presupposti per una separazione giudiziaria, se il Suo compagno lo volesse veramente, così come ci sono tutti i presupposti perchè la signora ricorra all'aiuto di uno psichiatra e/o psicoterapeuta in presenza. Per quanto concerne la Sua decisione di mettere il Suo compagno alla porta, io non posso darLe consigli, poichè non è questo il ruolo dello psicologo. Le decisioni finali spettano sempre e comunque all'utente. Il mio ruolo è solo quello di proporre la mia lettura di una situazione per come mi viene prospettata, ed è quello che ho fatto finora. Tuttavia mi sento di metterla a parte di una considerazione: tenga presente che il Suo compagno si trova già in una situazione-capestro, quella cioè in cui lo ha messo la moglie. Se anche Lei gli impone un ultimatum del tipo "o me o lei", non farà altro che aumentare la sua confusione, con effetti che non è possibile prevedere. Se sarà il Suo compagno a decidere spontamente di tornare dalla moglie, allora Lei sarà finalmente sicura che era quello che davvero voleva, ma se glielo impone Lei sotto forma di ultimatum, rimarrà col dubbio che poteva riacciuffare la vostra storia per i capelli e magari sarà stata proprio Lei a spingerlo di nuovo tra le braccia della moglie. Magari, se riesce, potrebbe essere il caso di avere ancora un pò di pazienza. Cordiali saluti.
data: 03/05/2010
domanda:
Gentle Dott. Artale
mi rivolgo a Lei come se fosse un amico..lei e pochi altri conoscono il mio problema. Ho bisogno di far sentire la mia voce,forse anche a me stessa,mi sento in colpa per non aver saputo pazientare almeno sino a leggere il suo consiglio e cosi' ho invitato il mio compagno ad andarsene:non era quello che volevo ma in quel momento non vedevo altre soluzioni.
Ora sono disperata,lui e' rientrato a casa dalla moglie ed io non faccio che pensare ai nostri sogni mancati e al nostro futuro interroto bruscamente da una decisione"affrettata"??? LUI ha condiviso la mia scelta tra dispiaceri,scuse e lacrime per non essere stato capace di fare la sua scelta sino in fondo,rassegnato a ripredere la solita vita di prima: noiosa ma facilmente percorribile. Dopo una settimana di silenzio dall'accaduto ci siamo risentiti (a seguito di mio sms), ci siamo rivisti con piacere perdendoci nei nostri atteggiamenti affettuosi e dichiarandoci ancora il nostro amore. Lui mi sembra triste ma determinato...tranne eventi che non partano piu' da lui. Sono molto amreggiata e confusa, non so' sia meglio sparire dalla scena,se' frequentarlo e in che modo,..se continuare ad amarlo anche solo con il pensiero.
E' tutto molto triste ...avevo creduto che l'amore vincesse sempre e su tutto ma non e' andata cosi'. Spero che le sue parole mi diano un po di serenita' e la forza di andare avanti.
GRAZIE DI CUORE xxxxxxx
risposta:
Gentile xxxxxxx
Non ci vuole uno psicologo per spiegarLe che la fretta è sempre una cattiva consigliera. Mi rendo d'altronde conto che la Sua situazione era tipicamente una di quelle in cui è facile che l'impulsività abbia il sopravvento. La precaria salute psichica della moglie del Suo compagno ha sicuramente influito sulle decisioni che avete preso finora, e credo che il Suo compagno ne sia consapevole. MI spiace deluderLa, ma non posso dirLe niente che Le dia serenità e forza di andare avanti, ma ho buone ragioni per credere che possa trovare dentro di sè queste risorse. A questo punto non mi resta altro che invitare Lei e il Suo compagno a chiedere la consulenza in presenza di uno specialista in problemi di coppia, se siete ancora entrambi convinti di portare avanti questa relazione. Cordiali saluti e auguri