data: 04/05/2009
domanda:
Sono una ragazza di xx anni che da diversi anni soffre di una strana "malattia". Quando qualcuno mi sfiora o soprattutto si siede sulle mie gambe facendo peso sulla mia vagina o viceversa, nel senso che sono io a sedermi, mi partono delle imbarazzanti pulsazioni vaginali come se fossi eccitata e stessi raggiungendo un orgasmo.
Ps.non provo piacere ne quant'altro...solo imbarazzo perchè al sol pensiero di "avere questo handicap" iniziano a partire queste stupide pulsazioni che mi creano disagi con il mondo esterno. La prima volta che ho avuto queste pulsazioni, le ho avute per una giusta causa. Mi spiego meglio: ero in intimità col mio ex ragazzo ( non eravamo nudi e non ho mai avuti rapporti) quando, riuscendo a farmi provare piacere, lui mi fece notare che qualcosa giù bussava: IMBARAZZO ALLA GRANDE, QUASI MORTIFICATA . Poi, dopo qualche mese, mio cugino, sedendosi sulle mie gambe ha sentito queste stupide pulsazioni , dicendomi con tono ironico e cinico che mi ero eccitata ma io non ho PROVATO NULLA DI NULLA! come faccio a ritornare la ragazza normale di prima? Voglio sedermi sulle gambe dei amici normalmente, voglio avere i contatti che avevo prima senza crearmi imbarazzi inutili. Sto provando a curarmi, o meglio ad aiutarmi , con l'autoipnosi ma non so come realmente applicarla. Aiutatemi per farvore! Qualche farmaco, terapia autodidatta, qualcosa che mi faccia tornare al passato, senza paure...
P.s. i fiori di bach possono funzionare? Aspetto con ansia una sua risposta Un abbraccio
risposta:
Cara XXX
Chiariamo intanto che la sua non è una malattia nè tanto meno un handicap. Non conosco la pratica dell'autoipnosi e non so chi gliel'abbia consigliata ma, in generale, se non si conosce bene, è meglio evitare di autosomministrarsi qualunque forma di terapia, poichè senza le opportune conoscenze ed esperienza potrebbe fare più danni di quanti problemi possa risolvere. Non conosco i fiori di Bach e non posso consigliarle dei farmaci poichè questo non rientra tra le competenze degli psicologi.
Per quanto concerne il suo problema, con ogni probabilità è legato all'esperienza avuta con il suo ragazzo. E' difficile tentare un'interpretazione delle premesse e delle conseguenze di tale esperienza, bisognerebbe avere molte più informazioni, ma da quelle che mi dà nella sua mail direi che l'episodio ha prodotto in lei una reazione ansiosa che si traduce nella ripetizione coatta dell'episodio originario. Mi corregga se sbaglio, ma sapere di poter provare di nuovo quella sensazione la induce a temere il gesto di sedersi sulle gambe di qualcuno o di tenere qualcuno in grembo, per paura che accada di nuovo, e contemporaneamente a ricercare situazioni simili, per vedere se succede ancora o è finalmente "guarita". Credo che la chiave per cominciare a risolvere il problema sia proprio nell'evitare tanto il timore quanto la ricerca della stessa situazione. Probabilmente, quando intravede la possibilità che la situazione si possa ripetere, comincia a fare pensieri del tipo "oddio, ora qualcuno si siederà sulle mie gambe e io rischierò di nuovo di fare una figuraccia". Provi a respingere questi pensieri, non cerchi la situazione, non si lasci imprigionare dall'idea che si possa ripetere e che lei possa sentirsi nuovamente imbarazzata. Avere paura di tale situazione non fa altro che aumentare le probabilità che si ripeta. Più ne ha paura, più si ripeterà, e più ci pensa e più ne avrà paura. So che non è un circolo vizioso facile da interrompere, ma è possibile. Semplicemente, quando sente tali pensieri arrivare, si distragga, provi a pensare a qualche altra cosa. Se la situazione si deve ripetere, che sia spontanea, non se la vada a cercare, ma non la eviti nemmeno.
Ora vorrei farle io una domanda: ha provato a parlarne col suo medico di base? Se non lo avesse ancora fatto, io le consiglio di farlo. Un'altra possibilità che le suggerisco è di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta specializzato nei disturbi del comportamento sessuale, on line o in presenza. Non esiti a contattarmi di nuovo in caso si senta di rispondere alle domande che le ho posto in questa mail. Saluti.
data: 04/05/2009
domanda:
Lei ha capito tutto alla perfezione ma purtroppo per me non è cosi semplice distrarmi da questi strani pensieri.
Per quanto riguarda il mio medico di base, non gliene ho mai parlato...un pò perchè il mio medico è un pò strano e secondo poi, mi imbarazza molto dato che è un amico di famiglia.
Per quanto riguarda un consulto psicologico, vorrei farlo ma...un pò per problemi econonici, un pò per la mancanza di fiducia in loro,non l'ho mai fatto!
Cmq in una parola, il mio che tipo di problema è? Ansia, trauma o chè?
Non so come ringraziarla, è stato gentilmente eloquente.
Un abbraccio
risposta:
Il nostro medico di base, chiunque sia, è tenuto al segreto professionale, quindi non può raccontare a nessuno quello che noi gli diciamo in studio. Se c'è invece un problema di imbarazzo, ci sono due soluzioni, e così rispondo anche alla questione economica. Ha provato a chiedere un consulto con uno psicologo o uno psichiatra dell'ASL? Se non lo ha fatto, ci pensi. Dovrebbe essere gratis, e così risolverebbe anche il problema dell'imbarazzo, avendo a che fare con uno sconosciuto. Inoltre, mi permetto una considerazione: il medico di base è la persona alla quale raccontiamo i nostri fatti più delicati, quelli legati alla salute. Se per qualche motivo non possiamo essere completamente aperti con lui, potremmo anche pensare di cambiarlo, basta andare alla ASL e fare la richiesta di riassegnazione. Per quanto riguarda la fiducia nei professionisti che le ho indicato, mi sorge spontanea una domanda: è meglio avere fiducia in loro, come l'ha avuta in me scrivendomi, o è meglio autosomministrarsi terapie fatte in casa che non si conoscono bene? In ultimo rispondo alla domanda più importante. Credo che bisogna scindere il suo problema in due parti. La prima è quella che riguarda l'episodio originario. Come le ho già scritto, bisognerebbe avere molte più informazioni per tentare una interpretazione delle dinamiche messesi in moto, cosa che comunque richiederebbe degli interventi di uno psicologo o uno psicoterapeuta in presenza. In ogni caso, credo che il nucleo si possa far risalire alla profonda sensazione di imbarazzo che ha provato nel momento in cui il suo ragazzo ha sottolineato ciò che stava accadendo. La seconda parte riguarda invece il timore di continuare a provare queste sensazioni e la paura di trovarsi in situazioni che possano rievocarle, e qui entra in gioco l'ansia. Tenga sempre in considerazione l'potesi di rivolgersi a uno specialista dell'ASL. |