LO SVILUPPO COGNITIVO NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI |
"La psicologia via internet è un treno già partito, baby. Puoi saltarci su o restarne fuori, ma non puoi più fermarlo!" *
* da una e-mail di Sigmund Freud alla figlia Anna |
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24/04/2008 |
Alcuni degli eventi più importanti nella vita di ognuno di noi avvengono durante la prima infanzia. Dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale, ciò che ci accade durante i primi anni di esistenza è fondamentale per il futuro sviluppo della nostra personalità e delle nostre capacità mentali. Per ciò è importante sapere come “funzioniamo” in questo periodo da tutti e tre i punti di vista, soprattutto se consideriamo che essi sono strettamente interagenti e si influenzano reciprocamente.
Anche se hanno da tempo perso il loro valore scientifico iniziale, concetti come quello di “stadio”, “livello”, “fase” o “periodo” sono ancora importanti nel campo della psicologia dello sviluppo. Alcuni eventi della prima infanzia, infatti, per esempio l’ingresso a scuola, segnano l’inizio di una nuova serie di comportamenti prima mai provati, o almeno non in quella forma, che determineranno relativi cambiamenti nello sviluppo della persona nel suo complesso. A causa della sua funzione di sviluppo “trasversale” a quello emotivo e sociale, e, in generale, per ciò che si sarà capaci di fare nella vita, lo sviluppo cognitivo rappresenta probabilmente l’aspetto più importante dello sviluppo psichico complessivo, soprattutto durante la prima e la seconda infanzia, poiché dal modo in cui impariamo (in generale) dipenderà il modo in cui impariamo (nello specifico) anche ad amare e a stare con gli altri. Con il termine “sviluppo cognitivo” si può intendere sia lo sviluppo della conoscenza individuale che lo sviluppo dei diversi modi di acquisirla. Lo sviluppo cognitivo è composto a sua volta da diversi processi mentali, tra cui: ragionamento, soluzione di problemi, pensiero e formazione di concetti, percezione, memoria, attenzione, apprendimento, formazione di sequenze complesse e coordinate di movimenti. In generale, sono da considerarsi cognitive tutte le azioni attraverso le quali un organismo acquisisce informazioni dall’ambiente, le conserva, le riorganizza e ne fa uso nel corso delle proprie azioni. Tutti i comportamenti umani, quindi anche quelli emotivi e sociali, implicano in una certa misura l’uso di capacità cognitive.
In base alla classificazione fatta da Jean Piaget, lo sviluppo cognitivo durante il periodo che va dalla nascita all’adolescenza può essere suddiviso in vari stadi, il primo dei quali, che si estende dalla nascita ai diciotto mesi di vita del bambino, è quello denominato “sensomotorio”, poiché caratterizzato prevalentemente da attività di percezione e movimento, ciò vuol dire che la relazione con l’ambiente da parte del bambino in questo periodo si fonda soprattutto sulla percezione e sulle azioni. Il periodo che va dai diciotto mesi ai due anni è invece quello in cui il bambino acquisisce la capacità “rappresentativa”, comincia cioè a rappresentarsi mentalmente oggetti e azioni anche in loro assenza e anche senza compierle concretamente, quindi comincia anche a prevedere l’esito delle sue azioni prima di compierle, mentre nel periodo precedente se ne rendeva conto solo dopo averle compiute. Noi esseri umani diventiamo capaci di concettualizzare nel momento in cui acquisiamo la nozione di “concetto”, cioè un insieme di caratteristiche che accomunano vari oggetti o eventi, tenute ben distinte dai singoli oggetti o eventi che le possiedono. Il pensiero dei bambini di età compresa tra i due e i quattro anni non è ancora dotato della capacità di concettualizzare, perciò può essere definito “preconcettuale”. Esso è caratterizzato da costrutti che oscillano tra l’individuale e il generale, quindi non ancora veri e propri concetti, ma sulla buona strada per diventare tali. Durante questo periodo il bambino comincia a costruire un’immagine interiore di sé e del mondo esterno cui si può accedere parlandogli, osservando i suoi giochi, i suoi disegni, e tramite la somministrazione di specifici test psicologici.
Il secondo grande periodo dello sviluppo cognitivo si verifica tra i due anni di età e la preadolescenza. Questa fase, durante la quale fa la sua comparsa “l’intelligenza rappresentativa”, è divisa in due sottoperiodi, il primo dei quali va dai 2 ai 7-8 anni ed è chiamato “preoperatorio”, mentre il secondo giunge fino al termine dell’infanzia ed è chiamato “operatorio concreto”. Il sotto-periodo preoperatorio è caratterizzato da una forma di pensiero egocentrico, irreversibile e ancora privo delle nozioni di conservazione che svolgono un ruolo fondamentale nella concezione del mondo tipica dei bambini più grandi e degli adulti. Il sotto-periodo operatorio concreto è invece caratterizzato da azioni mentali ora meno collegate alle immagini, con un carattere quindi più astratto, e coordinate in sistemi organizzati che funzionano come un tutto.
Il periodo successivo è quello definito “operatorio formale”, e ha inizio a partire dagli 11/12 anni circa, o comunque coincide più o meno con l’inizio della pubertà. Durante questo periodo si ha un ulteriore salto qualitativo nell’uso delle capacità cognitive, infatti i ragazzi superano tutti i limiti dei periodi precedenti e cominciano a operare mentalmente anche su idee e conoscenze astratte, non raffigurabili cioè attraverso immagini mentali.
Per quanto acuta e interessante possa essere stata la teoria di Piaget sullo sviluppo cognitivo, essa ha suscitato anche delle critiche. Molti studiosi fecero notare che gli esperimenti da lui realizzati erano spesso caratterizzati da vizi metodologici, ma, ancora più importante, che il concetto di “stadio” dello sviluppo cognitivo, come detto all’inizio, era scientificamente debole, poiché si era osservato che non necessariamente ogni stadio cominciava e terminava alle età indicate da Piaget, che gli stadi spesso si sovrapponevano parzialmente tra loro, e che alcune capacità che Piaget attribuiva a uno stadio o sotto-stadio particolare potevano essere presenti già negli stadi precedenti, o assenti in quelli successivi.
A partire dagli anni cinquanta dello scorso secolo un altro paradigma di ricerca ha fatto la sua comparsa nel campo della psicologia dello sviluppo cognitivo. L’HIP (Human Information Processing) paragonava la comprensione dello sviluppo cognitivo degli esseri umani al funzionamento dei programmi per i computer, evidenziando le similitudini tra questi due sistemi di elaborazione delle informazioni. Si trattava di una sorta di fusione tra psicologia, logica e cibernetica. Questo tipo di approccio allo studio della costruzione della conoscenza, aveva in un certo senso precorso i tempi attuali, in quanto anticipava di alcuni decenni la diffusione di massa dei personal computer come indispensabili strumenti di studio e di lavoro, e della forma di comunicazione e apprendimento circolare (o reticolare) per definizione: internet. Paragonando il cervello a un computer, si potrebbe riconoscere nella sua maturazione dal punto di vista fisiologico l’hardware, mentre nello sviluppo delle capacità cognitive il software. Secondo questa visione, con l’esperienza e l’apprendimento il software dovrebbe produrre dei risultati sempre migliori nel tempo, risultato certamente auspicabile, ma che non sempre corrisponde a quanto accade nella realtà. Un altro importante elemento di cui questa teoria non teneva conto è il ruolo dell’influenza che le altre due grandi aree dello sviluppo, quello emotivo e quello sociale, hanno a loro volta sullo sviluppo cognitivo.
Enzo Artale |
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