data: 24/06/2009
domanda:
Buongiorno, le scrivo per chiederle un consiglio in merito alla mia situazione. Sono una ragazza di xx anni, sposata da un anno e mezzo. Cerco di sintetizzarle la mia storia per farle capire la mia situazione. Sono stata prima una bambina e poi un’adolescente molto timida e soprattutto sempre bisognosa dell’approvazione di chi mi circonda. A xx anni ho cambiato scuola e ho cambiato radicalmente il mio carattere (esterno): sono passata da essere la figura sempre silenziosa e “in ombra” a quella piu “casinista” e trascinatrice di folle.. All’interno però sono sempre rimasta bisognosa dell’approvazione di tutti, amici, genitori, anche persone “estranee”. Sono sempre stata molto insicura e ho sempre fatto le mie scelte in funzione di quello che avrebbero pensato gli altri piuttosto che di quello che volevo io. Finita la scuola ho accettato un lavoro presso un xxxxxxxxxxxxxx che sono stata costretta a lasciare per un problema di salute, un’emicrania che mi costringeva a letto per il dolore. Il mio medico di base si era convinto che questo dipendesse da una forma depressiva, dovuta, secondo lui, a problemi famigliari. Preciso che sono figlia unica di due genitori che mi hanno sempre voluto molto bene e che hanno sempre cercato il meglio per me (anche, se come tutti, commettendo degli errori lungo il percorso). Sono stata quindi indirizzata da uno psicologo che mi ha prescritto una cura di psicofarmaci, che mi ha portato a stare veramente molto male. Successivamente, grazie alla ribellione dei miei genitori a questa situazione, si è riusciti a scoprire che i miei mal di testa erano causati da una forma acuta di infiammazione cervicale, e infatti tutto si è risolto con qualche massaggio e una cura di antidolorifici.Questa brutta esperienza dallo psicologo mi ha provocato però in primis un’avversione verso l’idea dello psicofarmaco e anche un’avversione verso tutte le situazioni che fanno perdere il controllo, anche solo ad esempio un bicchiere di vino che può far sentire “allegri”.. tant’è che questa paura si è ingigantita fino a darmi dei problemi anche nella mia vita sessuale. Successivamente a questa esperienza ho trovato un altro lavoro che però ha peggiorato la mia situazione di insicurezza: infatti il mio datore di lavoro, come ho scoperto in seguito, mi ha assunto proprio per la mia insicurezza e perché aveva intravisto in me la mia grande voglia di compiacere gli altri.. dopo 6 mesi di lavoro il mio capo è (omissis). Da li è iniziata una trafila di indagini giudiziarie che mi ha portato, pur non essendo direttamente coinvolta nei fatti, ad una difficoltà estrema nel cercare un altro impiego. Alla fine, dopo mesi di ricerche, sono stata assunta nello studio dove lavoro tuttora. Qui ho instaurato un bellissimo rapporto con il mio capo, che però un po’ se ne approfitta.. il rapporto invece con l’unica collega è pessimo, visto che lei si fa i comodi suoi e soprattutto lavora il minimo indispensabile. Al di là del rapporto con il mio capo, senza ombra di dubbio potrei cercare qualcosa con maggiori gratificazioni e meno incombenze (ora lavoro dalle 6 del mattino alle 7 di sera) ma come al solito sono frenata dalla paura, un pò per la brutta esperienza precedente e un po’ perché so che per il mio capo sarei una delusione se io andassi via. Sintetizzando, in vari aspetti della mia vita ho sempre sviluppato questa “dipendenza” da chi mi circonda, sono completamente incapace di dire di no e di far valere i miei diritti e sono disponibile 24 ore su 24 ai comodi degli altri. Questa consapevolezza mi è arrivata recentemente, quando, dopo aver effettuato delle analisi per dei disturbi fisici che mi assillano (tra cui obesità che non riesco assolutamente a curare, pur non mangiando in modo esagerato e disturbi allo stomaco e all’intestino), non essendo emersa alcuna causa fisica, il mio medico di base mi ha consigliato una visita da uno psicologo per eventualmente diagnosticare un “disturbo di ansia generalizzata”. Vista la mia resistenza alle terapie di psicofarmaci, ho iniziato a fare un’introspezione per capire se veramente potevo soffrire di questo disturbo e ho iniziato a cercare informazioni su internet. Questa ricerca mi ha fatto approdare sul suo sito, e ho voluto provare a raccontarmi per chiederle un parere, soprattutto su chi è meglio consultare, o sulle possibilità di terapia eventualmente alternative ai farmaci.
La ringrazio della risposta.
risposta:
Gentile xxxxxxxxxxxxx
Comincerò col darle delle informazioni che potrebbero esserle utili per spiegare cosa le è successo in passato e come potrebbe doversi comportare in futuro: uno psicologo non può assolutamente prescrivere farmaci. L'unico caso in cui può farlo è quello in cui, oltre a essere psicologo, sia anche medico. Se lo psicologo che le ha prescritto la farmacoterapia che l'ha "traumatizzata" non era anche medico, allora ha commesso un abuso, di cui dovrebbero essere informati sia l'ordine degli psicologi della sua regione che le autorità giudiziarie. Posso solo azzardare che, invece di uno psicologo, fosse uno psichiatra, e lei abbia detto "psicologo" perchè si è confusa o non ricordava bene. In tal caso poteva certamente prescriverle degli psicofarmaci, ma purtroppo ogni tanto anche i medici veri sbagliano diagnosi o terapia, come sembra sia accaduto nel suo caso. Non mi stupisco che lei abbia conservato una profonda "paura" nei confronti della farmacoterapia dopo la sua esperienza, ma vorrei che tenesse a mente che se il professionista in questione non era medico o psichiatra, non c'è nulla da meravigliarsi del fatto che abbia sbagliato completamente la terapia prescrittale. Se invece fosse stato un medico o uno psichiatra, il fatto che un professionista abbia sbagliato una volta con lei non significa che tutti gli altri professionisti ai quali potrebbe rivolgersi commetteranno lo stesso errore.
Veniamo alla situazione attuale. Da quello che mi ha scritto mi pare di capire che lei ha un livello di autostima un pò basso. Questo, di solito, ha come conseguenza un'ansia che può assumere diverse forme in base alla personalità e alle esperienze dei soggetti interessati. L'intuizione del suo medico di base potrebbe dunque essere verosimile, anche se prima di ipotizzare una qualunque diagnosi bisognerebbe aspettare l'esito del percorso psicodiagnostico che farà con lo psicologo. Dal modo in cui mi ha descritto il suo caso, penso proprio che il suo problema sia tranquillamente abbordabile da una psicoterapia senza uso di farmaci.
I miei consigli sono dunque i seguenti: innanzi tutto prenda in considerazione l'ipotesi di rivolgersi a uno psicologo-psicoterapeuta del servizio pubblico. Il suo medico di base dovrebbe saperle dare tutte le informazioni in merito, altrimenti può chiedere alla ASL di sua pertinenza di indicarle le modalità di accesso al servizio psicologico pubblico e chiedere un appuntamento. Se invece intende rivolgersi a un professionistra privato, dovrebbe cercare uno psicoterapeuta. Se sceglie questa opzione, tenga in considerazione che esistono molte scuole di specializzazione di diverso indirizzo. Nel suo caso, mi sento di consigliargliene due: se vuole una soluzione sufficientemente rapida al suo problema, potrebbe cercare uno psicoterapeuta della scuola cognitivo-comportamentale. Questo indirizzo tratta abbastanza bene i problemi relativi all'ansia, ma non scava molto a fondo sulle sue cause. Se invece vuole risalire all'origine dei suoi problemi e contemporaneamente curarli, potrebbe rivolgersi a uno psicoanalista o a uno psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico. In questo caso la terapia sarebbe però un pò più lunga, i risultati potrebbero non arrivare immediatamente e, essendo richiesto più tempo, sarebbe anche un pò più costosa. Per sapere che tipo di psicoterapeuti ci sono nella sua città o nelle città limitrofe, chieda informazioni all'ordine degli psicologi della sua regione, dovrebbero dirglielo, oppure cerchi nelle pagine gialle o su internet in uno dei diversi siti di psicologia che contengono elenchi di psicoterapeuti, con l'indicazione della scuola di specializzazione, il curriculum e la città di interesse. In alternativa, non esiti a telefonare direttamente agli studi degli psicoterapeuti della sua città e chiedere quale indirizzo di specializzazione hanno seguito. Se lo ritenesse necessario, può ricontattarmi in qualsiasi momento. In bocca al lupo.
data: 24/06/2009
domanda:
La ringrazio della sua gentile e rapidissima risposta. E' stato veramente molto chiaro e utile. Per quanto riguarda la terapia "sbagliata" sicuramente sono io che ho sbagliato terminologia, il medico in questione mi era stato consigliato direttamente dal medico di base e quindi penso proprio che avesse le qualifiche per prescrivere farmaci. Senz'altro però ha formulato una diagnosi sbagliata cosa che, come giustamente mi scrive lei, non pregiudica il lavoro di altri specialisti.
Seguirò senz'altro il suo consiglio e interpellerò l'ASL per avere maggiori informazioni circa le persone da contattare.
Mi permetterò di scriverle ancora per saperle dire com'è andata.
Grazie ancora della sua gentillezza.
Buon lavoro
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